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Dalla petrolchimica alle batterie: la metamorfosi Koch Industries

Il colosso statunitense ha stanziato 750 milioni di dollari in un anno a sostegno della ricerca nel campo della transizione ecologica

Un sistema di stoccaggio di energia della Freyr, azienda finanziata da Koch Industries

Colosso statunitense che opera nel settore della produzione di asfalti, prodotti chimici, carta, fertilizzanti, plastica, petrolio e altri beni che più o meno direttamente hanno a che fare con l’industria tradizionale, la Koch Industries, dopo quasi un secolo a difesa di combustibili fossili e idrocarburi, si lancia ora nel mondo delle batterie.

L’azienda, solo nell’ultimo anno, ha stanziato almeno 750 milioni di dollari (degli 1,7 miliardi spesi in ricerca) per sostenere iniziative nel campo degli accumulatori e delle auto elettriche, diventando uno dei maggiori investitori nella transizione ecologica al di fuori delle Case automobilistiche.

Coscienza green o opportunità di business?

Secondo un rapporto del Wall Street Journal, grazie proprio al sostegno della Koch, società come la Freyr Battery o la Aspen Aerogels sono riuscite ad espandersi e a portare avanti la propria attività di ricerca e sviluppo, rispettivamente nel campo delle batterie e nelle infrastrutture per il trasporto e l’immagazzinamento di energia.

È altrettanto vero che Charles Koch, l’unico dei due fratelli fondatori dell’omonima azienda ancora in vita (e ancora al posto di comando), stando a quanto riportato dall’associazione Americans for Prosperity, ha finanziato il partito repubblicano statunitense con quasi 47 milioni di dollari e quello repubblicano con soli 100.000 dollari (quasi tutti finiti nelle tasche di tal Henry Cuellar, membro del Congresso del Texas e uno dei pochi a essere favorevole ai combustibili fossili).

 

Un supporto necessario

Eppure, ciò non toglie che la somma stanziata nella transizione ecologica fa bene al comparto. “La velocità con cui metteremo in atto il cambiamento è strettamente correlata alla partecipazione di aziende come la Koch”, ha detto Tom Jensen, ceo di Freyr.

In fondo, se alcune attività legate ai combustibili fossili potrebbero affrontare un momento difficile in questa fase di espansione dell’auto elettrica, rispondere “presente” e contribuire alla definizione di nuovi equilibri può portare enormi vantaggi in altri campi.