Come abbiamo osservato più volte, escluso il periodo pionieristico di inizio '900, per svariati decenni l'impegno sulle auto elettriche è stato limitato a numerosi ma sporadici esperimenti rimasti quasi sempre allo stadio di prototipi e soltanto negli Anni '90 abbiamo assistito ai primi tentativi di produzione in serie. 

Negli Usa in particolare è stata General Motors a rendersi protagonista dell'iniziativa: dal 1996 al 1999 infatti il colosso di Detroit ha fatto debuttare la EV1, una 2 posti 100% elettrica diventata presto un’icona. Non soltanto, infatti, è stata la prima auto che GM ha marchiato con il suo logo e non con quello di uno dei suoi numerosi brand, ma è stata anche la prima distribuita soltanto con formula di noleggio a lungo termine.  

Un progetto (poco) sostenibile

A fine Anni ‘90 lo stato della California era uno dei più attivi dal punto di vista ambientale e aveva approvato una legge chiamata “ZEV mandate” secondo cui almeno il 2% delle auto destinate a quel mercato doveva essere a zero emissioni. Questo ha spinto GM ad avviare la ricerca e lo sviluppo di una vettura 100% elettrica che potesse impossessarsi di quella quota, destinata senz'altro a crescere.

GM EV1, la prima elettrica della Casa di Detroit

Sfruttando le sovvenzioni messe a disposizione durante la presidenza Clinton, la Casa di Detroit ha investito oltre un miliardo di dollari per progettare e commercializzare la EV1, che tuttavia era costosa da produrre e malgrado l'interesse suscitato non poteva ancora assicurare una produzione in volumi sufficienti a farla diventare un affare redditizio.

Il costo di ogni esemplare ammontava infatti a circa 80.000 euro (inclusi i costi di ricerca e sviluppo) e fronte di un valore di mercato che superava di poco i 40.000 e che determinava una tariffa di noleggio di circa 290 dollari al mese per i primi 800 esemplari costruiti. 

Tanta tecnologia

Una delle novità più interessanti stava nel fatto che la EV1 nasceva da un progetto sviluppato da zero senza nessun adattamento di un’auto già esistente ad alimentazione tradizionale. L'auto portava con sé numerose soluzioni tecniche all’avanguardia che puntavano a ottimizzare l’efficienza e la sicurezza come il telaio in alluminio, i pannelli laterali anti-urto, i freni con ABS, l’aria condizionata con pompa di calore e la frenata rigenerativa.  

GM EV1, la prima elettrica della Casa di Detroit

Per quanto riguarda il powertrain, nel corso della sua breve carriera ne sono stati offerti due: la prima EV1, commercializzata dal 1996 al 1997, era equipaggiata con un motore elettrico trifase alimentato da un pacco batteria, composto da 26 moduli al piombo-acido, che prometteva un’autonomia di 90-120 km. 

GM EV1, la prima elettrica della Casa di Detroit

La seconda serie, del 1998-1999, disponeva invece di un pacco batterie da 26 moduli al nichel-idruro di metallo che faceva salire l’autonomia teorica a 120-160 km. La ricarica a 220 V richiedeva circa 8 ore per portare la batteria al massimo della carica.   

Le versioni alternative

La poca convenienza economica unita ad alcuni difetti come la scarsa efficienza complessiva, la bassa autonomia (il solo utilizzo dei fari e dell'aria condizionata la riduceva in modo considerevole) e problemi di surriscaldamento del pacco batterie, hanno spinto GM ad abbandonare il progetto. Questo però non prima di aver intentato, come anche Ford e Chrysler, cause legali contro il governo californiano per indurlo a rivedere i termini della "ZEV mandate" e cancellare l'obbligo di produrre auto elettriche.

Poco prima, nel 1998, GM ha tentato di allungare la vita del modello presentandone alcune versioni a telaio allungato dotate di alimentazioni alternative, una ibrida con motore diesel, una a celle a combustibile alimentata a metanolo, una a gas naturale e una elettrica ma con range extender a benzina.

Oramai, però, il suo destino era segnato: il suo posto come vettura-simbolo della coscienza ecologista è stato preso poco dopo dalla più pratica Toyota Prius.

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