Prima le grandi promesse per la costruzione di un distretto delle batterie nel Regno Unito, poi l’annuncio di clienti illustri come Aston Martin e Lotus, infine le difficoltà finanziarie e, ora, la bancarotta. Britishvolt ha mandato a casa tutti i dipendenti e, dopo tre anni di attività, si appresta a chiudere i battenti.

Andy Palmer, ceo di Aston Martin, non ha usato giri di parole per commentare l’accaduto. In un’intervista alla BBC ha dichiarato: “Lo definirei un disastro assoluto per l’industria automobilistica del Regno Unito. Alla fine, il settore automotive inglese si sposterà dove ci sono le gigafactory, e cioè nell’Europa centrale”.

Nessuno ha tirato fuori un penny

Solo una settimana fa, Britishvolt aveva tentato una mossa disperata, cercando fondi da parte di un gruppo di investitori che si era detto pronto a rimpinzare le casse della società. Sembrava una boccata d’ossigeno, ma qualcosa è andato storto. La situazione finanziaria di Britishvolt era già troppo compromessa e la mossa non ne avrebbe risollevato le sorti. Si è risolto tutto con il più classico dei nulla di fatto.

Neanche il governo è intervenuto in aiuto di Britishvolt. Eppure Boris Johnson, quando era primo ministro, aveva speso tante parole a favore del progetto, promettendo tanti soldi e il sostegno nella costruzione di una gigafactory che avrebbe dato lavoro a 3.000 persone. Cambiato il primo ministro è cambiato il vento, e di fronte al fatto che l’azienda non è riuscita a dare garanzie su una serie di commesse, la politica si è tirata indietro.

Jaguar I-Pace 2021

La Jaguar I-Pace, prima vettura elettrica della Casa di Coventry

“Il governo avrebbe sostenuto il progetto Britishvolt se fossero arrivati anche investimenti privati – ha dichiarato il premier Rishi Sunak – ma questo non è accaduto. L’unica cosa che possiamo fare è dare un aiuto alle persone rimaste senza lavoro”.

Regno Unito al bivio

Ora, a prescindere dalla vicenda in sé, già abbastanza triste, la Gran Bretagna si trova ad affrontare una situazione complicatissima. Per rifornire di batterie la locale industria automobilistica, infatti, si stima che il Paese avrebbe bisogno di 4 o addirittura 6 gigafactory. Con l’uscita di scena di Britishvolt non solo non ne ha più neanche una, ma non ha neanche vantare progetti concreti all’orizzonte. E a poco serve l’iniziativa di un piccolo comitato che alla Camera di Comuni ha chiesto di avviare uno studio di fattibilità per la produzione di batterie nel Regno Unito: la verità è che l’Inghilterra è in estremo ritardo.

Solo Nissan ha un piccolo stabilimento di batterie da 1,9 GWh a Sunderland, nel nord-est dell’Inghilterra, ma è troppo poco. La Casa sta ampliando la fabbrica, ma l’operazione richiede tempo e sembra un’iniziativa isolata. Tanti sono i costruttori che scappano. BMW, ad esempio, ha smesso di produrre MINI elettriche a Oxford, spostando la produzione in Cina.

MINI Recharge

A Oxford si continua con il retrofit elettrico delle vecchie MINI

Jaguar Land Rover, dal canto proprio, ha avvertito già nel 2021 che senza un profondo ripensamento della catena di approvvigionamento potrebbe concentrare la propria produzione all’estero per affrontare al meglio la transizione ecologica. Stiamo parlando del principale gruppo automobilistico inglese, che è vero che sta costruendo un polo elettrico ad Halewood, ma ha anche dichiarato che lo stabilimento di Castle Bromwich, che dà lavoro a 2.000 persone, potrebbe rimanere senza modelli da realizzare. Ora JLR punta a costruire con Tata una gigafactory in Europa. Sarà realizzata in Inghilterra? È presto per dirlo.

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