Le fonti di energia rinnovabile hanno coperto nel 2022 il 12% del fabbisogno energetico globale, raggiungendo un nuovo record. Si tratta di un traguardo molto importante, che però va continuamente superato, soprattutto in tutti quei Paesi che di strada da fare ne hanno ancora.

Tra questi c'è anche l'Italia, che negli ultimi anni ha messo in campo risorse economiche e ingegneristiche notevoli per avviare un grande progetto di decarbonizzazione energetica.

Chiaramente in un territorio ricco di sole e circondato dal mare non si può non pensare al fotovoltaico e all'eolico offshore (cioè in mare). Oggi parliamo di quest'ultimo, per capire quali sono i prossimi passi da compiere e perché è davvero importante per la mobilità.

Dove e come saranno costruiti nuovi parchi eolici

Pensando all'Italia non può che venire in mente il mare, quella grande massa d'acqua che circonda la Penisola su tre lati e che da sempre è una fonte "vitale" per l'economia del Paese, sia dal punto di vista turistico che commerciale.

Proprio al largo delle nostre coste, infatti, si trovano immensi spazi che potrebbero essere utilizzati per ricavare energia dal vento, con l'installazione di vasti parchi eolici - per i quali l'Europa ha già molto da insegnarci.

L'installazione di pale eoliche in acqua, infatti, è ormai quasi una "tradizione" nel nord del Continente, in Paesi leader da oltre vent'anni in questa tecnologia con molti produttori sparsi sul territorio - per esempio il danese Vestas che pochi giorni fa ha annunciato la fine dei test per la turbina più potente del mondo.

Chiaramente, per "loro" un ruolo fondamentale in questa partita lo gioca  da sempre il Mare del Nord, uno specchio d'acqua costantemente "flagellato" da potenti venti, che spesso causano delle vere e proprie tempeste. Pensando al Mar Mediterraneo, invece, non può che venire in mente un ambiente meno ostile, caratterizzato dal sole e dai tanti traghetti che quotidianamente lo attraversano.

La Vestas V236 da 15 MW, attualmente la turbina eolica più potente al mondo

La Vestas V236 da 15 MW, attualmente la turbina eolica più potente al mondo

Ma anche nel "nostro" tranquillo bacino ci sono zone ottimali per l'installazione di parchi eolici, tra cui due presenti all'interno delle acque territoriali italiane e caratterizzate da fondali non eccessivamente profondi.

Si tratta della costa occidentale della Sicilia e della costa orientale della Sardegna, rispettivamente al largo di Trapani e di Olbia. Guardando infatti la cartina dei venti italiana, appare subito chiaro come queste due zone siano, dal punto di vista geografico, ottimali per l'installazione di parchi eolici, in quanto caratterizzate da costanti correnti provenienti da Nord.

La mappa dei venti italiani in una giornata primaverile - fonte Windy.com

La mappa dei venti italiani in una giornata primaverile - fonte Windy.com

C'è anche un altro aspetto fondamentale che rende queste due parti d'Italia particolarmente adatte a questo tipo di installazione: la (relativa) lontananza dalle rotte marittime commerciali più importanti. Sia la zona immediatamente a sud di Olbia, sia la zona a ovest di Palermo, infatti, sono due tratti di costa non particolarmente attraversati da importanti rotte navali (al contrario delle zone immediatamente opposte).

Si tratta di un dettaglio molto importante per l'economia commerciale marittima italiana. Infatti, qualora un luogo adatto all'installazione di un parco si trovasse in mezzo a una di queste tratte, per perseguire l'obiettivo di installazione prefissato quest'ultima andrebbe ricalcolata, aggirando di diverse miglia nautiche (precauzionali) la zona del parco eolico stesso.

Questo provocherebbe alcuni danni economici alle compagnie di navigazione, a causa di un - seppur lieve - aumento dei tempi di percorrenza delle imbarcazioni, con un conseguente aumento di carburante necessario per compiere lo stesso viaggio.

Le rotte navali più utilizzate nel Mar Mediterraneo - fonte MarineTraffic.com

Le rotte navali più utilizzate nel Mar Mediterraneo - fonte MarineTraffic.com

Perché servono nuovi parchi eolici

Al di là dei discorsi logistici e ingegneristici che si possono fare inerenti il posizionamento dei parchi eolici offshore in Italia - lasciamo il compito a chi di dovere - è importante analizzare la situazione dal punto di vista economico e della mobilità.

Come anticipato qualche settimana fa in un approfondimento dedicato, il Sud Italia sta vivendo un enorme processo di cambiamento energetico. Un ruolo fondamentale in questa partita sarà giocato, una volta terminato e attivato, dal Tyrrhenian Link, un enorme collegamento sottomarino che Terna sta costruendo per unire le due Isole Maggiori con la Campania.

Un grande progetto che ha molteplici obiettivi. Il primo è certamente quello di ottenere una stabilizzazione dell'energia elettrica del Sud per permettere - anche - la stesa di una nuova grande infrastruttura di ricarica per veicoli elettrici, sia auto che camion.

Grazie alla presenza del mare, infatti, l'Italia è oggi il luogo scelto da moltissime aziende del mondo come hub europeo, vale a dire un punto di aggregazione delle merci provenienti da Oriente, che a loro volta vengono smistate e trasportate verso altre nazioni attraverso i corridoi TEN-T, sia in entrata che in uscita.

La nostra mappa sulle stazioni di rifornimento di idrogeno attualmente in costruzione in Italia

La nostra mappa sulle stazioni di rifornimento di idrogeno attualmente in costruzione in Italia

Quest'ultimi, secondo il piano Fit-for-55 europeo, sono proprio quelli che nei prossimi anni dovranno essere dotati di un'infrastruttura di rifornimento per veicoli a zero emissioni, sia a idrogeno che 100% elettrici. L'Italia, da questo punto di vista, si sta già portando avanti per posizionare nuove colonnine di ricarica HPC nelle stazioni di servizio, ma anche per costruire una rete di distributori di rifornimento di idrogeno su tutto il territorio. E parlando proprio di quest'ultimo, appare chiaro quanto l'eolico in Italia svolgerà un ruolo fondamentale nei prossimi anni.

Volando rapidamente in Sardegna, infatti, proprio sull'Isola si sta mettendo in piedi un vasto progetto di riutilizzo delle zone industriali dismesse per il posizionamento di una rete di elettrolizzatori. E sappiamo benissimo quanto l'energia rinnovabile sia fondamentale per produrre idrogeno verde.

Il powertrain a idrogeno della BMW iX5 Hydrogen

Il powertrain a idrogeno della BMW iX5 Hydrogen

I progetti

Gli impianti eolici offshore italiani attualmente attivi sono diversi. I più importanti sono quelli già installati e funzionanti al largo dell'est della Sardegna, ma nei prossimi anni ne sorgeranno di nuovi. Due dei progetti più ambiziosi sono stati presentati pochi mesi fa da Plenitude, la società del Gruppo Eni attiva nelle rinnovabili.

Attraverso GreenIT, la joint venture con CDP Equit creata nel 2021, l'azienda ha in programma di realizzare tre nuovi parchi eolici offshore nelle acque della Sardegna e del Lazio, per generare, una volta messi a regime, circa 2 GW di capacità.

In entrambi i casi, la realizzazione dei parchi sarà seguita da Copenhagen Infrastructure Partners (CIP), azienda danese leader nel settore delle turbine eoliche, che ha già in programma di utilizzare elementi semi-galleggianti (quindi non direttamente collegate al fondale marino).

Secondo quanto comunicato dalle società parte dell'accordo, il progetto prevede la realizzazione di un primo impianto offshore al largo di Civitavecchia (a circa 30 km dalla costa), con una capacità complessiva di 540 MW, seguito da altri due progetti simili posizionati a sud di Olbia, con capacità di 500 MW e 1.000 MW. Tutti e tre dovrebbero diventare operativi a partire dalla fine del decennio.

Non si tratta della prima in assoluto per la nuova joint venture. Le aziende l'anno scorso, infatti, avevano finalizzato un altro accordo riguardo lo sviluppo e la gestione di altri due parchi eolici offshore a largo della Sicilia, vicino Marsala, e, di nuovo, della Sardegna.

Il Tyrrhenian Link di Terna

Il Tyrrhenian Link di Terna

Allo stesso tempo, negli ultimi mesi e a seguito della comunicazione di Terna della realizzazione effettiva e della messa in opera del Tyrrhenian Link, anche altre aziende più piccole hanno presentato diversi progetti per parchi eolici di minori dimensioni ma pur sempre efficienti. Resterà da capire quanti di questi saranno costruiti effettivamente e se potranno essere finanziati, almeno in parte, dai fondi residui del PNRR (sempre destinato per il 40% al Sud Italia).

Come comunicato dalla stessa Terna, al 31 ottobre 2022, l'ultimo giorno valido, le richieste di connessione al nuovo cavo sottomarino relativa all’eolico offshore hanno raggiunto una potenza di circa 95 Gigawatt, di queste l’80% è stato localizzato nelle regioni del Sud Italia e nelle isole maggiori.

I problemi

L'eolico offshore da alcuni mesi è al centro delle discussioni politiche italiane. Lontani dal dare giudizi, il problema è molto semplice: la popolazione delle due Isole non vede di buon occhio la presenza di gigantesche pale eoliche al largo delle coste, che a detta di chi vive in quelle zone andrebbero a rovinare un paesaggio (anche sottomarino) rimasto inalterato per secoli.

E' bene ricordare tuttavia che, nella maggior parte dei casi, non si tratta di installazioni permanenti nel senso stretto del termine. Le turbine, infatti, posso essere anche di natura semi-galleggiante, quindi con derive in profondità per mantenerle stabili anche nelle condizioni climatiche più avverse, ma ancorate al fondale per mezzo di pesi e ancore facilmente rimovibili in futuro.

Un aspetto che ancora deve essere chiarito, tuttavia, è quello della fauna marina. Non sono ancora stati condotti studi sufficienti riguardo le conseguenze dell'installazione di queste gigantesche strutture in un ambiente marino protetto come il Mar Mediterraneo. Vale infatti la pena ricordare che il bacino che circonda l'Italia è una delle zone più ricche di specie animali, di qualsiasi dimensione, e il cui 30% complessivo potrebbe diventare "protetto" entro il 2030, secondo l'obiettivo 30×30 fissato nel dicembre scorso durante la Cop15 di Montreal.

La mappa europea dei parchi eolici attivi e in costruzione