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L'inventore delle batterie agli ioni di litio è morto. Ecco chi era

John B Goodenough, Premio Nobel per la Chimica nel 2019, aveva 100 anni. Lavorava alla superbatteria con autonomia infinita

John B Goodenough premio nobel batterie ioni litio

Il suo nome è balzato agli onori della cronaca nel 2019 quando, alla veneranda età di 97 anni, ha ricevuto il Premio Nobel per la Chimica. Ma come scienziato ha fatto la differenza da molto prima. Da quando, a partire dagli anni Ottanta, ha iniziato a lavorare su un tipo di batteria che ha rivoluzionato il concetto di mobilità: quella agli ioni di litio.

John B. Goodenough è morto il 26 giugno del 2023 ad Austin, in Texas. Aveva 100 anni. A dare notizia della sua perdita è stata la stessa Università del Texas, con la quale Goodenough ancora collaborava.

Una vita per la ricerca

Goodenough, come detto, ha contribuito in modo determinante a creare la batteria agli ioni di litio come la conosciamo oggi. Il suo lavoro è stato cruciale per arrivare a progettare un prodotto che fosse sufficientemente leggero e compatto da poter essere utilizzato per mille scopi. Sull’auto elettrica, che sta prendendo piede negli ultimi anni, ma anche su laptop, telefoni cellulari e altri dispositivi elettronici il cui funzionamento è strettamente legato proprio alle batterie che li alimentano.

Goodenough è stato un apprezzato scienziato e ricercatore non solo per le sue doti in ambito scientifico. Non ha mai brevettato le sue invenzioni e non ha mai incassato royalties. Anzi, ha condiviso i progressi ottenuti nel campo delle batterie con i colleghi al fine di accelerare la messa a punto delle tecnologie e ha anche utilizzato i premi in denaro ricevuti durante la sua attività per finanziare progetti di ricerca ed elargire borse di studio.

 

Lo ha fatto anche nel 2019, quando ha annunciato che avrebbe condiviso il premio di 900.000 dollari del Nobel con altri 2 scienziati che hanno contribuito in modo determinante allo sviluppo delle batterie agli ioni di litio: M. Stanley Whittingham e Akira Yoshino.

Dai computer alle batterie

Dislessico, ha lavorato sodo per superare i suoi limiti nella lettura e nell’apprendimento. Entrato in collegio a 12 anni, si è sempre concentrato negli studi, fino al raggiungimento di un dottorato all’Università di Chicago, dove ha lavorato anche con Enrico Fermi. Tra gli Anni ’50 e ’60 è stato membro del team che, al MIT, ha gettato le basi per la RAM nei computer e ha sviluppato il primo sistema di difesa aerea degli Stati Uniti. Nel 1976 si trasferisce a Oxford, dove insegna chimica e dirige un laboratorio che inizia le ricerche nel campo delle batterie.

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Una moderna batteria agli ioni di litio

Lì, migliora l’architettura e la chimica delle batterie agli ioni di litio, appena inventate dal chimico britannico Stanley Whittingham, che però realizza dei prototipi con scarse prestazioni e molto instabili. Ne migliora il design, cambiando materiali e introducendo gli ioni di litio per stabilizzarne il funzionamento, incrementarne la densità energetica e allungarne la vita. Le sue scoperte sono utilizzate ancora oggi. 

Negli ultimi anni di vita ha continuato a lavorare su progetti innovativi. Tra questi, una superbatteria che, secondo la sua teoria, un giorno sarà in grado di immagazzinare e trasportare energia eolica, solare e nucleare trasformando la rete elettrica e rivoluzionando il mondo dei trasporti, potendo garantire autonomia illimitata. Se un giorno questa superbatteria diventerà realtà, lo dovremo anche alle sue intuizioni in materia.