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Ricarica e colonnine

12 mesi per una colonnina? Le proposte Electrip per ridurre i tempi

Il nuovo operatore per la ricarica di auto elettriche si presenta con dati e proposte per semplificare la burocrazia nei Comuni italiani

Electrip

Riccardo Ciriaco Riccardo Ciriaco

Di: Riccardo Ciriaco

27 ott 2023 alle 17:30

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C’è un nuovo operatore per la ricarica in Italia: si chiama Electrip e il suo biglietto da visita è un report sullo stato delle colonnine per auto elettriche nel Paese. Realizzato insieme a Motus-E, lo studio scatta una fotografia in chiaroscuro, che evidenzia crescita e, al tempo stesso, lentezza e disomogeneità delle installazioni.

Teatro della presentazione è l’assemblea nazionale dell’Anci 2023, dove il player ha incontrato i sindaci italiani per un faccia a faccia su problemi e soluzioni contro le annose lungaggini tricolori.

Vediamo quindi la situazione nel nostro Paese.

La solita burocrazia

Stando agli ultimissimi dati, al 30 settembre sono 47.228 i punti di ricarica nella Penisola, di cui l’87% in corrente alternata e il 13% in corrente continua, concentrati per il 56% nel Nord, il 21% nel Centro e il 23% nel Sud e nelle Isole. Da sottolineare però che circa l’11% delle infrastrutture non è ancora utilizzabile per mancato allaccio alla rete o altre questioni burocratiche.

L'assemblea annuale Anci

L’assemblea annuale dell’Anci

L'assemblea annuale Anci

La presentazione dello studio

E qui si arriva al vero nodo della questione: quanto ci vuole per attivare una colonnina in Italia? Per le stazioni private aperte al pubblico, si parla di 4-5 mesi, che scattano al primo contatto col privato e finiscono con la messa in funzione dei punti di ricarica; per gli hub su suolo pubblico, tocca invece aspettare almeno 1 anno dalla pubblicazione dei bandi.

Tanto, troppo tempo, se si guarda al secondo caso. Ma perché? Lo spiegano sempre Electrip e Motus-E nella loro analisi: le lungaggini dipendono soprattutto dall’approvazione dei progetti, che passano spesso per processi molto articolati, diversi fra loro e che – secondo operatore e associazione – potrebbero essere standardizzati.

Ci sono poi tempi eccessivi nelle comunicazioni tramite mail e telefono o nel formalizzare le strette di mano. Il tutto, nonostante queste operazioni non comportino spese per Comuni e cittadini. Verrebbe da chiedersi che senso abbia tutta questa burocrazia in un Paese dove l’elettrificazione ha bisogno di crescere.

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La ricetta

Come risolvere? Electrip e Motus-E fanno le loro proposte: un Piano per la mobilità che fissi un target minimo di 1 colonnina ogni 1.000 abitanti; verifica preliminare delle connessioni disponibili con l’azienda di distribuzione; procedere per accordi diretti o gare pubbliche e definire precisamente le tempistiche per pubblicare i risultati delle gare e firmare i contratti.

Chi è Electrip?

Appena sbarcato in Italia con un investimento da 40 milioni di euro fino al 2024 – come parte di un piano complessivo da 500 milioni in Europa entro il 2027 –, Electrip è un player della ricarica nato come joint venture tra il fondo inglese Wren House Infrastructure e il gruppo industriale turco Zorlu Enerji per creare una rete di ricarica alimentata da energia rinnovabile. In Italia conta al momento 150 colonnine, ma punta a quota 600 entro fine anno.

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