Il clima teso che si respira in Tesla da qualche settimana a questa parte si fa, se possibile, ancora più... teso. Oltre ai tanti licenziamenti in atto, la Casa americana (come alcuni sapranno) ha perso il capo del reparto batterie Drew Baglino, che ha lasciato la Casa a metà aprile dopo 18 anni di onorato servizio.

I motivi per cui Baglino ha lasciato non sono stati resi noti, ma ora si inizia a intuire cosa potrebbe aver spinto uno degli storici vicepresidenti ad allontanarsi. Elon Musk, infatti, avrebbe detto che se gli ingegneri che lavorano sulle batterie 4680 non saranno in grado di tagliare i costi di produzione, allora sarà preferibile acquistare da fornitori esterni anziché produrre.

Tagliare i costi a tutti i costi

Al posto di Baglino, a quanto pare, è stato nominato Bonne Eggleston. L’annuncio ufficiale manca, ma da più parti emergono indizi che confermano questa scelta. Eggleston, al momento, sarebbe riuscito a ridurre i licenziamenti al team delle batterie 4680, che già ha avuto tagli del 20% (passato da 1.000 a 800 persone). Però ora deve portare miglioramenti significativi ai metodi di produzione.

Deve farlo entro la fine dell’anno, altrimenti tutto il programma sulle batterie potrebbe addirittura saltare. Per quanto le celle cilindriche 4680 siano uno degli elementi chiave della strategia Tesla dei prossimi anni, Elon Musk potrebbe decidere di acquistarle da Panasonic o da LG Energy Solution, entrambi in procinto di metterle in commercio, se queste fossero meno costose. Obiettivo primario della Casa americana, infatti, è quello di raggiungere una maggiore efficienza in ogni attività svolta per restare competitiva nei prossimi 5 anni.

Tesla Model Y: celle cilindriche tipo 4680 e batteria strutturale (fonte: Paul Kelly)

Le celle cilindriche tipo 4680 e la batteria strutturale di una Tesla

Dalle batterie ai Supercharger

Proprio in questa attenzione verso l’efficienza, Tesla ha decimato il team che lavora alla rete di ricarica Supercharger. In questo caso la riduzione di personale è stata davvero consistente e la divisione è stata smantellata o quasi a seguito di un profondo cambio di programma: non più espansione con nuove stazioni, ma consolidamento di quelle esistenti.

A prescindere dalle conseguenze interne, la decisione sta avendo ripercussioni in tutti gli Stati Uniti. Il fatto che Elon Musk non voglia più costruire nuovi Supercharger, infatti, potrebbe rallentare i piani dell’amministrazione Biden sull’elettrificazione delle autostrade americane. Piani finanziati con 5 miliardi di dollari in 5 anni che dovrebbero portare alla costruzione di 500.000 nuovi punti di ricarica. Se Tesla si tirerà fuori, sarà davvero difficile che le altre aziende che lavorano in questo settore riescano a raggiungere gli obiettivi fissati dal Governo locale.

Tesla in ricarica presso i Supercharger

Tesla in ricarica presso i Supercharger

L’obiettivo resta crescere

I tagli al personale e i cambi di programma non devono trarre in inganno. Tesla vuole continuare a crescere, fino a toccare 20 milioni di auto vendute entro il 2030. Solo che lo farà dandosi nuove priorità: il Robotaxi, per esempio, o la Model 2.

Per aumentare i volumi, Elon Musk vuole ingrandire gli stabilimenti esistenti e costruirne di nuovi. Ma anche qui le cose sono più facili a dirsi che a farsi. La Gigafactory di Austin, in Texas, ha infatti interrotto i lavori di ampliamento per dare più risorse alla messa a punto del Full Self-Driving, mentre la Gigafactory di Berlino sta affrontando una serie di proteste che proprio sui problemi ambientali legati all’espansione pongono l’accento. Insomma, i problemi da risolvere non mancano di certo.

Fotogallery: Le batterie 4680 di Tesla