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L'auto elettrica tedesca alla riscossa (e in aiuto dell'Italia)

Il ministro Habeck incontra l'industria per rivitalizzare il mercato e appoggia la proposta di rivedere lo stop al 2035 (con un "ma")

Bundeswirtschaftsminister Robert Habeck
Foto di: Bundesministerium für Wirtschaft und Klimaschutz

Il più grande mercato di veicoli in Europa si muove con un obiettivo: far sì che già oggi valga la pena comprare un'auto elettrica. Parliamo della Germania, dove il ministro federale dell'Economia, il verde Robert Habeck, ha incontrato l'industria locale delle quattro ruote per capire come risollevare un mercato che, orfano degli incentivi (cancellati a dicembre), ad agosto ha perso quasi il 70%.

Serve nuova linfa vitale, per dare un bel segnale anche a tutta l'Europa. Non sappiamo se i bonus torneranno, ma il ministro ha sottolineato che qualsiasi misura dovrà essere retroattiva e, soprattutto, di lungo termine, invece di tradursi in un fuoco di paglia che stimola la domanda per soli pochi giorni.

Volkswagen ID.3 77 kW 2024

Il motore da 77 kW della Volkswagen ID.3

Anche dazi e 2035

Al centro del tavolo ci sono stati però altri grandi temi:

  • prima di tutto i dazi sulle importazioni dalla Cina, che Habeck giustifica, pur continuando a preferire una soluzione politica alla querelle
  • infrastrutture di ricarica, visto che c'è sempre spazio per migliorare, anche se la Germania sta facendo bene: ecco perché è stata presentata al Bundestag una legge che prevede l'installazione degli hub di ricarica nelle stazioni di benzina, mentre altra normativa prevede wallbox obbligatorie negli edifici;
  • stop alle auto a benzina e diesel in Europa nel 2035: l'Italia e l'industria tedesca chiedono di anticipare la clausola di revisione dal 2026 al 2025; Habeck è d'accordo e porterà l'istanza nell'Unione europea, senza però promettere nulla e specificando che i target non devono tornare in dubbio, perché si parlerà solo di dare spazio a possibili alternative a zero emissioni come gli e-fuel.

I risultati del faccia a faccia saranno ora discussi da Governo e gruppi parlamentare, prima di tornare a parlarne con l'industria dell'auto.