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Auto elettrica e batterie: il precondizionamento non è sempre utile

Il precondizionamento porta la batteria alla giusta temperatura prima di una ricarica, ma consuma anche energia: il test in video

Vantaggi e svantaggi del precondizionamento delle batterie

Quando si parla di auto elettriche e ricarica rapida, il precondizionamento della batteria è spesso descritto come un passaggio fondamentale per ottimizzare i tempi di rifornimento.

Ma è davvero sempre utile? Dipende dai casi. A tal proposito, un recente test svolto dal canale YouTube AirElectric ha dimostrato che, in molte situazioni, potrebbe essere più uno spreco di energia che un reale vantaggio.

Come funziona il precondizionamento?

Il precondizionamento consiste nel portare la batteria a una temperatura ottimale prima della ricarica, in modo da poter sfruttare la massima potenza disponibile al caricatore rapido.

Molti modelli di ultima generazione attivano automaticamente questa funzione quando s'imposta un punto di ricarica sul navigatore, mentre altre auto consentono di avviarla manualmente. L’obiettivo è evitare che temperature troppo basse (o troppo alte) riducano la velocità di ricarica.

Tuttavia, questa operazione consuma energia, riducendo l'autonomia prima ancora di arrivare alla stazione di ricarica.

Il test

Georgi, esperto del settore e collaboratore dell’app AirElectric, ha condotto un esperimento su una Tesla a trazione integrale. Con temperature esterne intorno ai 2 °C, ha percorso circa 100 km prima di raggiungere una stazione Supercharger.

Senza precondizionamento, la batteria ha consumato tra 18 e 20 kWh ogni 100 km e l'auto è arrivata alla colonnina con circa il 20-22% di carica residua. Con il precondizionamento attivo, invece, il sistema ha immediatamente ridotto l’autonomia prevista, segnalando un arrivo con solo l’11% di carica residua. Questo perché il riscaldamento della batteria ha consumato circa 10% della capacità disponibile, equivalente a 7-8 kWh, che hanno poi dovuto essere ricaricati.

Ora, il precondizionamento dovrebbe ridurre il tempo di ricarica. Ma nel test di Georgi, anche con la batteria riscaldata, la potenza di ricarica è stata di circa 190 kW invece dei 250 kW teoricamente raggiungibili. Senza precondizionamento, la batteria avrebbe accettato comunque tra 120 e 150 kW, con una differenza di pochi minuti nel tempo totale di ricarica.

Considerando che il precondizionamento ha richiesto energia extra, che poi è stata ricaricata alla colonnina con un costo aggiuntivo di circa 3 euro, il vantaggio in termini di tempo è stato quasi nullo.

Insomma, il test suggerisce che il precondizionamento della batteria potrebbe essere utile solo in condizioni particolarmente rigide, quando la temperatura delle celle è molto bassa e potrebbe compromettere seriamente la velocità di ricarica. Tuttavia, nella maggior parte delle situazioni, specialmente dopo un lungo tragitto in autostrada che già porta la batteria a una temperatura accettabile, potrebbe non essere necessario. 

Fotogallery: Tesla Supercharger