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I marchi di auto elettriche cinesi scomparsi nell'ultimo anno

Con circa 100 brand presenti, il mercato in Cina non è più sostenibile: ecco chi non ce l'ha fatta

Ji Yue In Heaven 2
Foto di: Ralph Hermens

Ho avuto la fortuna di visitare la Cina più di una volta - racconta Patrick George, direttore di InsideEVs US -, ma sarebbe sbagliato stupirsi solo dei progressi del Paese nell'auto elettrica senza voltarsi e chiedersi: “Tutto questo è davvero sostenibile?”

Non parlo ovviamente della sostenibilità tecnica, visto che i veicoli elettrici sono i migliori per il pianeta. Parlo invece della sostenibilità del business. In Cina c'è un numero incredibile di startup e marchi di vetture a batteria. E solo nell’anno in cui ho viaggiato se ne sono persi tanti, alcuni dei quali relativamente importanti.

All’edizione 2025 del Salone di Shanghai – che si alterna ogni anno con quello di Pechino – abbiamo visto modelli presentati da quasi tutti i 100 marchi locali. Per quanto impressionanti siano le loro creature, è ingenuo pensare che tutti i brand sopravvivranno. Molti, infatti, non ce la stanno facendo.

2025 Shanghai International Auto Show

Il Salone dell'auto di Shanghai 2025

Foto di: Patrick George

Ecco tre marchi che avevo visto e con cui avevo interagito al Salone di Pechino dell’anno scorso e che non arriveranno (o non sono arrivati) a quello successivo.

Ji Yue

Era nata come una promettente joint venture tra Baidu - l’equivalente cinese di Google - e Geely. Sì, Geely aveva lanciato l’ennesimo marchio tech, ma a differenza di PolestarZeekVolvo & Co, qui forniva solo la base dell’auto, mentre tutto il resto era gestito da Baidu.

In base alla mia esperienza, posso dire che l'assistenza alla guida dell’auto era impressionante. La Ji Yue 01 prometteva una guida autonoma quasi di livello 3, migliore di quella di Tesla, a un prezzo accessibile. Utilizzava la piattaforma SEA, la stessa di quasi tutte le nuove Geely, Zeekr, Volvo e Lynk & Co, anche se non rifinita come le versioni più lussuose.

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Ji Yue 07

Ma i progressi tecnici non sono bastati. La hatchback Ji Yue 01 ha faticato a superare qualche migliaio di unità vendute al mese. Il marchio ha lanciato una berlina elegante, la 07, senza riuscire a rilanciare le vendite.

A dicembre la situazione è precipitata: i dipendenti hanno iniziato a protestare per gli stipendi non pagati e, secondo quanto riportato da CarNewsChina, un ingegnere capo ha consigliato ai colleghi di “scappare” e cercare un nuovo lavoro il prima possibile.

Ji Yue non è stata dichiarata ufficialmente fallita, ma i suoi negozi sono chiusi e la guida autonoma avanzata potrebbero non funzionare più senza il supporto del produttore.

Neta

Al Salone di Pechino dell’anno scorso, questo marchio aveva uno stand piuttosto grande. La novità principale era la Neta L, una compatta EREV (Extended-Range EV) a circa 14.000 dollari. Era l’ultima di una gamma che includeva anche la station wagon sportiva Neta S Hunting. Per un po’ le vendite sono sembrate promettenti: il marchio era riuscito a esportare e produrre anche nel Sud-est asiatico e nell’area MENA (Medio Oriente e Nord Africa), vendendo oltre 60.000 auto nel 2024.

Neta S Hunting Edition

Neta S Hunting Edition

Foto di: Neta

Ma il 2025 non è andato bene. Neta ha annunciato licenziamenti pesanti e si vocifera che l’intero dipartimento R&D (ricerca e sviluppo) sia stato smantellato. Il marchio è presente sui social, però i post riguardano quasi esclusivamente il Brasile, l'Indonesia e la Thailandia. Il Governo thailandese ha concesso a Neta un prestito di 215 milioni di dollari a marzo, ma non è chiaro se basterà a tenere il marchio in vita, anche fuori dalla Cina. Il brand sta ora puntando tutto sull’export, ma il futuro sembra molto incerto.

 


Yuanhang

Probabilmente non avete mai sentito parlare di questo marchio, spin-off premium di Dayun (altro nome poco noto). Era presente al Salone di Pechino dell’anno scorso e, a dire il vero, le sue auto sembravano acerbe anche allora, con design generici e interni non proprio di qualità, seppur appariscenti.

Come Neta, anche Yuanhang ha licenziato personale a raffica e faticato a vendere più di qualche centinaio di esemplari al mese. Il marchio non ha ancora chiuso ufficialmente i battenti, ma se non ci sarà un’inversione di rotta, è destinato a sparire.

Yuanhang Y6

Yuanhang Y6

Foto di: Yuanhang

Notate bene: questi sono solo tre marchi che, so per certo, erano presenti al Salone di Pechino. Altri, come HiPhi, Aiways o Evergrande Auto, sono già scomparsi l’anno scorso, ben prima della kermesse.

La Cina ha ottimi veicoli elettrici e marchi innovativi, ma è impossibile che riesca a sostenerne così tanti, tutti con proposte simili. Anche coi sussidi governativi e oltre 1 miliardo di potenziali clienti, certi numeri non sono sostenibili.

Col passare del tempo, il mercato continuerà a consolidarsi. Non mi stupirei se persino alcuni grandi produttori decideranno di fondersi tra loro, soprattutto se i mercati all'estero saranno ancora diffidenti verso l’import del made in China.

Certo, tutto ciò rappresenta anche una quantità enorme di proprietà intellettuale che rischia di finire nel dimenticatoio. Forse qualche startup intraprendente in Europa o negli Stati Uniti potrebbe rilevarla e costruire i propri veicoli elettrici in casa. Un po’ come fare dropshipping su Amazon… ma con le auto.

E per quello che abbiamo visto e guidato laggiù, non sarebbe nemmeno un’idea folle.