Ford produce batterie LFP per creare auto elettriche economiche
L'impianto della Casa in Michigan pronto a diventare operativo nel 2026. Qui saranno prodotte le economiche batterie LFP
A circa un’ora e mezza da Detroit, in un’area industriale di Marshall, nel Michigan, sta nascendo uno degli impianti più importanti della nuova era dell’auto americana.
Si chiama BlueOval Battery Park Michigan e sarà il primo stabilimento di proprietà diretta di una Casa automobilistica statunitense a produrre celle per batterie LFP (litio-ferro-fosfato), una tecnologia chiave per costruire auto elettriche più economiche o comunque accessibili.
E, secondo Ford, rappresenta anche qualcosa di più: un vero ritorno a casa per una tecnologia nata in America, ma dominata da anni dalla Cina.
La chiave di volta per le elettriche accessibili
Ford crede fermamente che le batterie LFP siano essenziali per rendere l’auto elettrica finalmente mainstream. Meno costose e più durevoli rispetto alle NMC (nichel-cobalto-manganese), le LFP sono ideali per veicoli d’ingresso e a uso commerciale. Attualmente, però, gran parte della produzione mondiale è in mano a gruppi cinesi come CATL, che fornisce anche Ford per alcuni modelli di Mustang Mach-E.
Foto di Ford Mustang Mach-e GT, la prova
Con il nuovo impianto in Michigan di oltre 185.000 m², Ford si prepara a cambiare le regole del gioco. Una volta operativo, l’impianto dovrebbe generare circa 1.700 nuovi posti di lavoro e produrre fino a 20 GWh all’anno di energia, sufficienti per alimentare approssimativamente 250.000 veicoli con batterie di media capacità.
Una tecnologia americana, brevettata in Cina
Ironia della sorte, le batterie LFP furono sviluppate negli anni ’90 proprio negli Stati Uniti, presso l’Università del Texas. Ma la loro industrializzazione è stata portata avanti da aziende cinesi, che ne hanno acquisito e sviluppato i brevetti. Per produrle oggi, persino sul suolo americano, Ford ha dovuto ottenere la licenza della tecnologia da CATL.
Lisa Drake, vicepresidente dei programmi EV di Ford, ha difeso la scelta, definendola in un'intervista ai colleghi di InsideEVs US “l’unica via legale per riportare questa tecnologia negli Stati Uniti”. Le conoscenze, ha spiegato, saranno trasmesse dai tecnici CATL ai lavoratori americani, ma il progetto rimane completamente di proprietà e sotto la gestione Ford.
Politica, incentivi e concorrenza
Il progetto si inserisce in un contesto politico delicato. Col cambiamento delle priorità federali e la possibile eliminazione dei crediti d’imposta previsti dall’Inflation Reduction Act, Ford potrebbe perdere importanti incentivi per la produzione di batterie locali.
Bill Ford - presidente esecutivo di Ford - e l'ex presidente USA Joe Biden di fronte al Ford F-150 Lightning, uno dei primi pick-up elettrici della storia
Allo stesso tempo, la corsa per svincolarsi dalla dipendenza cinese si fa serrata, con Ford e GM che stanno anche lavorando su batterie al litio-manganese ad alta densità, previste per la fine del decennio. Nel frattempo, Ford prevede di utilizzare tre diverse chimiche per le batterie a seconda del tipo di veicolo: le LFP per modelli economici e commerciali e le NMC per pickup e modelli di alta gamma di nuova generazione.
Nello specifico, le batterie prodotte a Marshall andranno a equipaggiare la futura gamma di EV economici sviluppati dal team “skunkworks” di Ford in California. Tra questi, un crossover compatto e un pick-up di taglia media, pensati per contrastare Tesla e le aggressive case automobilistiche cinesi. Il loro prezzo? Ancora top secret, ma la promessa è chiara: un’auto elettrica finalmente accessibile alla maggior parte degli americani.
Le vedremo in Europa? Al momento non ci sono certezze, anche se il mercato del Vecchio Continente è stato finora un po' più fertile per i modelli elettrici rispetto a quello americano.
Fotogallery: L'impianto per la produzione di batterie di Ford in Michigan
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