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Le batterie si spostano verso robot, AI e sistemi d'accumulo

In Corea del Sud i principali produttori guardano a settori considerati più interessanti dell'auto elettrica

Celle a sacchetto di LG Energy Solution

Parlando di batterie, si è sempre pensato che il  settore si sarebbe sviluppato andando di pari passo con l’auto elettrica. Al crescere della seconda sarebbe evoluto il primo, offrendo più autonomia, ricariche più rapide e costi in calo.

In effetti è stato così e, in un certo senso, è ancora così: tutto ruota intorno alle quattro-ruote. Però qualcosa sta cambiando. Il messaggio arriva forte e chiaro dall’InterBattery 2026, manifestazione a tema "ioni di litio" che si è tenuta a Seul nei giorni scorsi.

I principali produttori coreani (LG Energy Solution, Samsung SDI e SK On) hanno esposto nei rispettivi stand le loro tecnologie più avanzate. Ma l’impressione, piuttosto netta, è che l’auto elettrica non sia più al centro dei loro pensieri. O almeno, non lo sia più come prima.

Nuove opportunità di crescita

Il motivo è duplice. Da un lato il mercato delle elettriche sta vivendo una fase di rallentamento per cui le vendite sono in crescita, ma la crescita è più lenta del previsto.

Batterie allo stato solido per EV di SK On

Batterie allo stato solido di SK On

Foto di: SK On

Dall’altro stanno emergendo settori in cui le batterie sono ancora più strategiche e, soprattutto, più redditizie. Data center, sistemi di accumulo, robotica avanzata, aerospazio. Ambiti in cui la domanda cresce rapidamente e dove sono richieste tecnologie specifiche per rispondere al meglio alle singole esigenze.

Quindi, almeno in Corea, le batterie non sono più pensate soltanto per spingere un qualcosa dotato di ruote, ma per alimentare infrastrutture, sistemi intelligenti e nuove forme di mobilità. Poi, chiaramente, vive in un certo senso di rendita, potendo beneficiare di molte soluzioni tecniche che vengono messe a punto per altro. Il cambio di prospettiva, però, è evidente.

Come cambiano i sistemi di accumulo

Ma cosa emerge da InterBattery 2026? Grande attenzione è stata posta sulle batterie per gli impianti stazionari. In questo senso, le novità principali hanno riguardato due ambiti. Il primo, quello inerente la chimica delle celle, con alcuni prodotti che sono stati dotati di soluzioni al litio- ferro-fosfato, più economiche di quelle agli ioni di litio tradizionali (NMC).

Samsung SDI batterie stato solido

Le batterie allo stato solido di Samsung SDI

Il secondo ha riguardato l’architettura interna dei sistemi stazionari stessi. La ricerca in questo campo ha permesso di realizzare prodotti con un altissimo grado di integrazione che consentirà l’installazione e la messa in funzione in tempi brevi anche in aree isolate.

Stato solido per tutto

Poi ci sono le batterie allo stato solido. LG Energy Solution, in questo senso, ha mostrato una prima generazione di celle completamente basate su elettroliti solfuri: arriveranno su larga scala probabilmente verso la fine del decennio e saranno utilizzate anche al di fuori dell’automotive: nella robotica, per esempio, dove si pensa che la richiesta aumenterà velocemente nel giro di poco tempo.

Apollo, il robot umanoide di Mercedes

Apollo, il robot umanoide di Mercedes

Foto di: Mercedes-Benz

Restando sullo stato solido, Samsung SDI ha portato un prototipo di celle a sacchetto e ha parlato apertamente di “Physical AI”, cioè di tutte quelle applicazioni – robot, dispositivi avanzati, sistemi aeronautici – in cui le batterie diventano un elemento chiave per supportare sistemi basati sulla’intelligenza artificiale.

SK On ha seguito una linea simile, spostando però l’attenzione più sul sistema che sulla singola cella. Le soluzioni presentate puntano a integrare batterie e gestione termica in modo più efficiente, con tecnologie come il raffreddamento a immersione che trovano applicazione non solo nelle auto, ma anche nei data center e in altri contesti ad alta intensità energetica.

Insomma, in un mondo - quello delle batterie - dove la Cina domina, ognuno cerca a modo suo di colmare il gap e trovare nicchie di mercato ancora poco presidiate. La Corea ha fatto la sua mossa. E l’Europa? Da noi una direzione altrettanto chiara sembra non essere ancora stata presa.