Ricarica auto elettriche: il confronto con 5 anni fa sorprende
Da 26.000 a oltre 84.500 colonnine: i numeri raccontano una trasformazione che pochi immaginano
Cinque anni possono bastare per cambiare completamente il modo di ricaricare un'auto elettrica in Italia. Dal 2021 a oggi la rete pubblica è passata da 26.024 a 84.564 punti di ricarica, più che triplicando le proprie dimensioni.
A certificarlo sono gli ultimi dati diffusi da Motus-E, l'associazione italiana che riunisce gli operatori della mobilità elettrica, che raccontano non solo una crescita quantitativa, ma anche un'evoluzione della rete, oggi sempre più orientata verso le colonnine veloci e ultraveloci. Li abbiamo confrontati con i dati degli ultimi anni ed ecco cosa è emerso.
Incrementi costanti
La progressione è stata quasi continua: i punti di ricarica sono saliti a 36.772 nel 2022, hanno superato quota 50.000 nel 2023 e sono arrivati a 64.391 alla fine del 2024. Nel 2025 il totale ha raggiunto 73.047 unità, mentre nei primi sei mesi del 2026 sono stati aggiunti altri 11.517 punti. Tra aprile e giugno ne sono entrati in funzione ben 6.311: si tratta del più alto incremento trimestrale mai registrato nel Paese.
Il dato assoluto, però, non è sufficiente per descrivere l’evoluzione della rete. Negli ultimi anni non è aumentato soltanto il numero delle prese: sono cambiate anche la potenza, la collocazione e la funzione delle infrastrutture. Ecco cosa sta succedendo.
Sempre più fast e ultrafast
Nel 2021 il 94% dei punti disponibili funzionava in corrente alternata. Le colonnine in corrente continua rappresentavano appena il 6% del totale: il 4% arrivava fino a 50 kW, mentre soltanto il 2% superava questa soglia. Le infrastrutture ultrafast da oltre 150 kW pesavano quindi circa l’1% dell'intera rete di ricarica.
Già alla fine del 2022, però, la quota dei punti in corrente continua era raddoppiata, raggiungendo il 12%, mentre quella delle installazioni ultraveloci era triplicata. Nel 2023 le infrastrutture in DC e HPC erano arrivate intorno al 15% del totale.
L’accelerazione è diventata più evidente negli ultimi due anni. Nel 2023 solo il 22% dei nuovi punti installati era veloce o ultraveloce; nel 2024 questa quota è salita al 47%, per superare il 50% nel periodo successivo. Tra giugno 2025 e giugno 2026 il 53% delle nuove installazioni ha riguardato punti fast o ultrafast.
La stazione di ricarica Ionity a Trezzano sul Naviglio
L'autostrada non fa più paura
Il cambiamento si nota soprattutto lungo le autostrade. Nel 2021 erano presenti appena 118 punti di ricarica, diventati 496 nel 2022, 932 nel 2023 e 1.087 alla fine del 2024. A giugno 2026 sono saliti a 1.516: l’86% funziona in corrente continua e il 59% supera i 150 kW. La rete autostradale rimane incompleta, ma oggi è molto diversa da quella composta prevalentemente da colonnine urbane da 11 o 22 kW che caratterizzava la prima fase di sviluppo.
Le due tipologie non sono comunque alternative. La ricarica in corrente alternata continua a essere utile nei luoghi in cui l’auto resta ferma per diverse ore, come parcheggi, alberghi e centri commerciali. Fast e ultrafast servono invece sulle grandi direttrici o a chi non dispone di un posto auto privato e deve recuperare autonomia rapidamente.
Le auto elettriche crescono più in fretta
Anche il rapporto tra auto elettriche circolanti e punti pubblici aiuta a leggere la situazione. Alla fine del 2021 in Italia erano presenti 125.789 vetture a zero emissioni e 26.024 punti: circa 4,8 auto per ogni presa. Nel 2022 il rapporto è leggermente migliorato, scendendo a 4,7, con 171.196 vetture e 36.772 punti.
Nel 2023 si è passati a 220.188 BEV e 50.678 punti, pari a 4,3 auto per presa. Il rapporto è rimasto sostanzialmente invariato nel 2024, con 277.365 elettriche e 64.391 punti. Alla fine del 2025, invece, le BEV sono salite a 365.091 e le prese a 73.047, portando il valore a cinque auto per punto. A giugno 2026, con 435.237 BEV e 84.564 punti, il rapporto è arrivato a circa 5,1.
Il confronto con l'Europa
La rete è dunque cresciuta quasi allo stesso ritmo del parco elettrico. Dal 2021 a giugno 2026 i punti pubblici sono aumentati del 225%, mentre le auto elettriche circolanti sono cresciute del 246%.
L’Italia continua ad avere molte prese rispetto alle auto presenti. In Francia il rapporto è di 8,3 auto per ogni presa; in Germania sale a 10,7 e nel Regno Unito arriva addirittura a 16,6. La media Europea si aggira intorno al 7,5-7,8%.
- Italia: 5,1
- Francia: 8,3
- Germania: 10,7
- Regno Unito: 16,6
- Media UE: 7,5-7,8
Colonnina di ricarica da lampione ubitricity a-Berlino
Ma questo nostro primato dipende principalmente dalla limitata diffusione delle elettriche. Insomma, non dimostra, da solo, che l’infrastruttura sia sempre disponibile nel luogo e nel momento in cui serve. Anzi, ci sono alcuni problemi che non sembrano di facile soluzione.
In cosa dobbiamo migliorare
Il primo riguarda la distribuzione territoriale. La maggior parte dei punti continua a concentrarsi nelle regioni settentrionali e nelle grandi aree urbane, mentre zone interne, piccoli centri e alcune direttrici del Sud presentano una copertura meno uniforme.
C’è poi una differenza tra punti installati e punti realmente utilizzabili. A giugno 2026 il 12,3% delle prese posate dagli operatori risultava ancora in attesa della connessione alla rete elettrica. La quota è scesa rispetto al 14,9% medio del 2025, ma autorizzazioni e tempi di allacciamento continuano a rallentare gli investimenti.
Restano inoltre l’affidabilità delle stazioni, la manutenzione, gli stalli occupati abusivamente e la potenza effettivamente erogata, che può essere inferiore a quella nominale quando più auto condividono la stessa infrastruttura. Sul fronte economico, la frammentazione tra operatori, applicazioni, abbonamenti e tariffe rende ancora difficile conoscere in anticipo il costo della sessione.
La rete italiana, quindi, non deve soltanto aggiungere nuove prese. La prossima fase sarà misurata sulla capacità di offrire punti funzionanti, ben distribuiti, facilmente accessibili e con prezzi comprensibili. Perché 84.564 punti rappresentano una base ormai consistente, ma la qualità della ricarica dipende da ciò che accade dopo aver collegato il cavo.
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