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Le Filippine sfidano Thailandia e Cina sulle auto elettriche

Un maxi piano da circa 852 milioni di euro vuole trasformare il Paese in un nuovo polo produttivo EV nel Sud-est asiatico

Le Filippine sfidano Thailandia e Cina sulle auto elettriche
Foto di: Motor1 Italia visual (AI-assisted)

Un pacchetto di 60 miliardi di pesos, pari a circa 852 milioni di euro, per trasformare le Filippine da importatore di auto elettriche a polo produttivo regionale. È la dote messa sul tavolo dall’Executive Order n. 121 firmato dal presidente Ferdinand Marcos Jr., che istituisce l’Electric Vehicle Incentive Strategy (EVIS) come nuovo schema di incentivi industriali dedicato ai veicoli elettrici e ibridi.

Il programma EVIS è già in vigore e punta a convincere fino a quattro costruttori a installare linee di assemblaggio e produzione componenti nel Paese, con aiuti fiscali legati a investimenti, capacità produttiva e volumi. Il tema chiave è come questo mix di crediti d’imposta e supporto agli investimenti possa ridurre il divario di costo tra EV e termiche, ridefinendo gli equilibri industriali nel Sud-est asiatico.

EVIS, come è costruito il maxi piano filippino

L’EVIS Program nasce come schema di incentivi “performance-based”: il tetto complessivo è fissato a 60 miliardi di pesos, con un limite di 15 miliardi per ciascun modello di veicolo elettrico o linea di componenti registrata. Il governo prevede di ammettere fino a quattro produttori, ognuno autorizzato a registrare al massimo due modelli o progetti, sempre all’interno del plafond complessivo.

Per entrare nel programma, ogni costruttore deve impegnare almeno 5 miliardi di pesos di nuovi capitali in impianti e attrezzature e sviluppare una capacità minima di produzione di 10.000 veicoli l’anno per tutta la durata dello schema. I veicoli o componenti registrati devono arrivare sul mercato domestico o estero entro tre anni dalla registrazione; chi non rispetta le tempistiche rischia di perdere l’accesso agli incentivi.

Executive Order n. 121 firmato dal presidente Ferdinand Marcos Jr.
Foto di: Gov.ph

Il pacchetto è articolato in due pilastri: il Fixed Investment Support (FIS), che interviene sui costi di capitale, e il Production Volume Incentive (PVI), collegato ai volumi effettivamente prodotti. Le agevolazioni non sono sussidi cash ma Tax Payment Certificates non trasferibili, utilizzabili per compensare imposte sul reddito, IVA, tasse sulle vendite e dazi doganali, con supervisione affidata al Board of Investments filippino tramite un comitato interagenzia.

FIS e PVI, quanto valgono per gli investitori EV

Nel dettaglio, il Fixed Investment Support può coprire fino al 40% delle spese di capitale ammissibili per veicoli elettrici a batteria e fino al 30% per ibridi, ibridi plug-in e veicoli elettrici a celle a combustibile. Il supporto riguarda strutture, macchinari e linee per l’assemblaggio di auto e batterie, con una durata massima di dieci anni per ciascun progetto approvato.

Il Production Volume Incentive è calcolato come percentuale del prezzo ex fabbrica del veicolo: può arrivare fino al 12%, ma con un tetto di 200.000 pesos per unità. Questo significa che, se i costruttori raggiungono i volumi previsti, una quota rilevante del margine industriale sul singolo veicolo può essere “coperta” dall’incentivo, aiutando a colmare il gap di costo rispetto alle auto con motore termico vendute nella regione.

Per chi sviluppa piattaforme globali, lo schema riduce il rischio di aprire una fabbrica dedicata al Sud-est asiatico. Se, ad esempio, una casa che ha già investito in produzione di veicoli elettrici in Filippine con BYD decidesse di entrare nell’EVIS, potrebbe combinare risparmi su imposte e dazi con costi di manodopera competitivi, avvicinando il punto di pareggio dei progetti locali.

Che cosa cambia per la geografia della produzione EV

L’EVIS Program si inserisce nel quadro definito dalla Republic Act n. 11697, Electric Vehicle Industry Development Act, che ha fissato la politica nazionale su produzione, uso e infrastrutture per i veicoli elettrici. Obiettivo dichiarato è trasformare l’attuale industria, ancora centrata sui motori termici, in una base manifatturiera per EV e ibridi destinati a tutto il Sud-est asiatico, facendo concorrenza diretta a hub come la Tailandia e, per alcuni segmenti, la Malesia.

Se i quattro posti disponibili venissero occupati da grandi gruppi globali, la capacità minima di 10.000 unità l’anno per produttore porterebbe rapidamente a una nuova massa critica di veicoli elettrici assemblati localmente.

Il piano filippino si affianca a iniziative come la crescita della produzione di auto elettriche in Malesia, contribuendo a spostare il baricentro della manifattura EV verso l’ASEAN. Un effetto potenziale è l’aumento dell’offerta di modelli elettrici di fascia medio-bassa destinati all’export, con ricadute anche sui mercati dove la pressione regolatoria sulle emissioni, come l’Europa che guarda al phase-out delle auto con motore termico dal 2035, spinge a cercare fornitori più competitivi.