Ho partecipato al corso sull’elettrificazione per dipendenti di Toyota
La maggior parte degli impiegati delle Case auto sa poco di elettrico, ma l'entusiasmo non manca
Qualche settimana fa ho partecipato al programma “Electrification 101” di Toyota Motor North America e ho ricevuto una brusca lezione di realtà.
Il dipendente medio di una Casa automobilistica tradizionale sa poco di elettrificazione e del perché gli EV possano essere migliori.
Il programma
Toyota sa bene che l’impiegato medio degli uffici di Plano, in Texas, non è un esperto di elettrificazione. Appassionati come me possono pensare che chiunque porti un badge dell Casa sia un cultore dell’auto fino al midollo, lì solo per amore di tutto ciò che ha quattro ruote, ma non è così. Molti accettano il lavoro per i buoni benefit, la stabilità, la cultura aziendale rispettosa e il prestigio, sul curriculum, di un incarico corporate presso il più grande costruttore automobilistico al mondo. Non c’è alcun motivo per cui un contabile o uno sviluppatore di app debba essere per forza un appassionato duro e puro.
Così Toyota ha creato il programma Electrification 101 per aggiornare i dipendenti più curiosi. È la seconda volta che la Casa organizza un corso di questo tipo. All’inizio dell’anno aveva proposto ai dipendenti un’introduzione generale al mondo dell’automobile.
La maggior parte del corso di quattro ore si è svolta in aula
Non sorprende che il programma si chiami Electrification 101 e non EV 101. L’azienda è infatti sostenitrice di un approccio “multi-percorso”, vale a dire una chiara attenzione alle ibride oggi, con uno sguardo verso le elettriche e l’idrogeno domani. Nell’ultimo trimestre il 56,8% delle vendite Toyota è stato elettrificato, includendo ibride, elettriche, ibride plug-in (PHEV) e veicoli a celle a combustibile a idrogeno (FCEV). Ma le elettriche pure hanno rappresentato solo l’1,7% di quelle immatricolazioni.
Il programma ha affrontato le basi di tutte queste tipologie di powertrain, inclusa la distinzione tra ibride e PHEV. Nonostante l’attuale focus di Toyota, però, molta energia è stata dedicata a sfatare i miti sulle auto elettriche.
Si è partiti da un rapido sguardo all’industria dell’auto a benzina all’inizio del XX secolo, sottolineando come allora mancassero infrastrutture, formazione, assistenza e regole della strada chiare. Possedere un cavallo era più semplice e più facile da capire. Ma alla fine vinsero le automobili.
Il programma è poi entrato nei numerosi vantaggi dell’elettrificazione, in particolare efficienza e riduzione delle emissioni locali. Ha insistito sui benefici dell’approccio multi-percorso non solo perché offre scelta ai clienti, ma perché l’azienda sostiene che sia il modo più vantaggioso per utilizzare risorse di batterie limitate.
La sezione sui vantaggi relativi di ciascun tipo di powertrain è stata l’unica che ho trovato carente. Si concentrava più sui limiti delle elettriche che su quelli degli altri sistemi di propulsione, senza sottolineare le maggiori esigenze di manutenzione o i livelli di rumorosità, vibrazioni e ruvidità delle auto a benzina, e mostrava il consueto ottimismo sull’idrogeno.
Un’auto giocattolo semplificata (ma funzionante) alimentata a idrogeno
L’H2 “può ridurre l’ansia da autonomia man mano che cresce il numero di stazioni”, recitava una slide, ricordando che la Mirai offre fino a 647 km con un pieno. Numeri del genere erano impressionanti quando le elettriche erano agli inizi. Ma oggi, 8 auto elettriche sul mercato statunitense offrono già un’autonomia superiore e molte altre sono in arrivo.
Il resto dei contenuti in aula era equilibrato, con un forte focus sui fondamenti delle chimiche delle batterie, sui diversi tipi di ricarica, su concetti chiave come kilowatt e kilowattora, e su una panoramica degli sforzi per il riciclo delle batterie.
La parte migliore, però, è stata quella interattiva. Qui Toyota ha fatto costruire ai dipendenti un motore elettrico usando soltanto una vite, un magnete, una pila AA e un pezzo di filo. I partecipanti hanno realizzato anche una rudimentale pila a patata e hanno visto in azione le diverse potenze di ricarica. Inoltre, tutti hanno assistito a una dimostrazione della coppia istantanea di un motore elettrico, con un piccolo Land Cruiser radiocomandato impegnato a trascinare una testata cilindri da oltre 13,6 kg.
Una dipendente Toyota durante il corso
La lezione
Il messaggio era piuttosto chiaro: i motori elettrici sono una tecnologia straordinaria. Un relatore ci ha mostrato una versione spogliata di un V6 Toyota, con tutti i suoi accessori complessi e le sue componenti intricate. Poi ha mostrato un motore elettrico equivalente, capace di erogare più potenza in un ingombro inferiore, con un progetto assai più semplice. Anche integrare un motore elettrico in un powertrain a benzina — usando il sistema ibrido dell’azienda — riduce la complessità, perché permette di eliminare una trasmissione delicata.
Il punto era che aggiungere la propulsione elettrica a qualunque gruppo motopropulsore può renderlo più efficiente con sacrifici limitati. Più si procede lungo questa strada, più tutto diventa semplice. Quando si arriva a un vero veicolo elettrico a batteria, ci sono molte meno cose che possono guastarsi.
Questo non significa che la questione sia risolta una volta per tutte. I rappresentanti Toyota sono stati piuttosto chiari: l’azienda vuole vedere miglioramenti significativi nella chimica delle batterie e nelle infrastrutture prima di considerare le elettriche una soluzione adatta a tutti. Ma dal mio punto di vista era evidente che la società stava cercando di entusiasmare i propri dipendenti per un futuro completamente elettrico.
Come si ricarica un'auto elettrica
L’opportunità
È un aspetto importante, perché è l’unico modo in cui le persone prendono decisioni di lungo periodo. Se, dal tuo ruolo negli acquisti aziendali, non sei consapevole dei benefici di lungo termine dell’elettrificazione, potresti vedere soltanto il costo aggiuntivo di nuovi componenti o il problema di integrare nuovi fornitori. Finirai per opporre resistenza al cambiamento. Di solito le persone lo fanno.
Ma se riesci a entusiasmarle, le stesse perone saranno disposte a sopportare quella complessità di breve periodo per un obiettivo di lungo termine, e a spingere anche altri nella stessa direzione. Basta chiedere a Brigette Armato, una dipendente Toyota che ha partecipato al corso. Ammette di non sapere “nulla” di elettriche e ibride prima di entrare in aula. Ora, però, è diventata una sostenitrice.
“Lavoro con il nostro team dedicato all’esperienza di leasing, quindi sono davvero a contatto con i clienti e con i veicoli. È stato estremamente utile perché ora posso avere con loro una conversazione informata e magari convincerli a scegliere un’auto elettrica, mentre prima non avevo questa capacità”, mi ha detto mentre gli studenti uscivano dall’aula.
E non sono solo i clienti Toyota quelli che vorrebbe avvicinare alle elettriche. Ora sta valutando seriamente di sceglierne una anche per sé, anche se è molto legata alla sua attuale Toyota 4Runner. Se ci fosse un’alternativa elettrica, però, le piacerebbe fare il salto.
“Vorrei che ci orientassimo di più verso i veicoli elettrici in tutta la gamma”, mi ha detto. Lo vorremmo entrambi, Brigette. La buona notizia è che, con centinaia di persone che partecipano a questi corsi e una lunga lista d’attesa per la prossima edizione, nel quartier generale nordamericano di Toyota ci sarà un numero crescente di sostenitori dell’elettrico. Non è che prima facessero attivamente resistenza; semplicemente — come la maggior parte degli acquirenti di auto — molti non ne sapevano abbastanza.
Fotogallery: Electrification 101: il corso sull'elettrificazione per dipendenti di Toyota
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