I dettagli dello scontro sulla riapertura post-lockdown dello stabilimento Tesla di Fremont. Intanto lascia il boss europeo della Casa

Tensione alle stelle tra Elon Musk e le autorità californiane sulla riapertura post-lockdown dello stabilimento di Fremont. Una vicenda che con la citazione in giudizio da parte della Casa si appresta ora a finire in Tribunale, dopo essersi trascinata per settimane: prima con il tentativo di mantenere aperta la fabbrica e poi con quello di riaprire prima del semaforo verde della Contea di Alameda. Il tutto con il vulcanico patron dell’azienda a minacciare addirittura di essere pronto a fare armi e bagagli per portare la produzione in Texas o Nevada.

Più una boutade che una concreta prospettiva, visto che secondo gli analisti un trasloco simile richiederebbe tra i 12 e i 18 mesi. Poi certo, quando c’è di mezzo Musk mai dire mai, come sanno bene i suoi dipendenti, spaccati come abbiamo visto nei giorni scorsi tra chi lo ritiene un pericolo per la società e chi non ha dubbi a definirlo “un genio”.

Piano ignorato?

Secondo quanto trapela da Oltreoceano, Musk sarebbe andato su tutte le furie perché le autorità della Contea non avrebbero preso in considerazione il dettagliato piano di ripartenza delle attività di Fremont. Una strategia comprensiva di videocorsi per il personale, rigida partizione delle aree, abbigliamento protettivo e screenening della temperatura, a cui stando a quanto riferito dalla Casa gli uffici competenti non avrebbero dato nessun riscontro nonostante i solleciti.

E di fronte a tutto questo il numero uno di Tesla avrebbe perso le staffe, accompagnando stavolta le invettive su Twitter e l’ipotesi di forzare il blocco con una citazione in giudizio all’indirizzo delle autorità locali, che continuano a considerare il suo un business “non essenziale”. Al fianco di Musk si è schierata anche la sindaca di Fremont, Lily Mei.

Nuova grana in Europa

Intanto, mentre la partita di Fremont si fa sempre più delicata, una nuova grana per il boss di Tesla arriva dall’Europa, dove sarebbe in procinto di fare le valigie e andarsene addirittura Sascha Zahnd, il numero uno della Casa nel Vecchio Continente.

Un uomo chiave per le strategie europee di Tesla, come ricorda il giornale tedesco Manager Magazin che ha dato per primo la notizia, trattandosi del responsabile delle vendite della Model 3 (con risultati migliori della concorrenza anche in questo momento), della realizzazione della Gigafactory tedesca e dell’espansione dell’infrastruttura di Supercharger.

Non solo, perché pur essendo arrivato solo da pochi mesi, Zahnd faceva parte anche del “cerchio magico” che circondava Elon Musk. E proprio il deteriorarsi dei rapporti tra i due sarebbe stato alla base dell’addio: destino identico al suo predecessore Jan Oehmicke. Verosimilmente, uno che nel sondaggio su Musk avrebbe avuto qualche perplessità a definirlo solo “un genio”.

Fotogallery: Tesla Model 3