Motus-E si allea con l'Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche per coltivare le opportunità di un settore da 100 mld €

Motus-E, l'associazione italiana della eMobility, ha stretto un accordo con l’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche (Inapp) finalizzato ad accelerare ulteriormente nella direzione della transizione energetica.

L'obiettivo della convenzione con Inapp, nello specifico, è quello di analizzare i cambiamenti della struttura produttiva e le dinamiche dei processi e dei mercati inerenti il settore della mobilità elettrica. Lo scopo finale? Monitorare le opportunità che il segmento offre e offrirà per lo sviluppo di prodotti e servizi e soprattutto di nuove figure professionali.

Un settore strategico

Considerando l’impegno dell’Europa nel perseguire politiche industriali sempre meno impattanti sull’ambiente, quello della mobilità elettrica, anche in Italia, è un comparto offrirà importantissime opportunità di crescita. Come dimostrano anche l’Alleanza per le batterie italiana o la recente intesa con la Francia.

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Guardando ai numeri, le stime parlano di oltre 10.000 imprese italiane coinvolte nella e-Mobility e di un volume di fatturato complessivo di quasi 100 miliardi di euro da qui al 2030.

Anticipare il futuro

"L’Italia vanta una grande tradizione nell’automotive e nella componentistica, ma anche in prodotti e servizi innovativi e cross-industry – ha detto il presidente dell’Inapp Sebastiano Fadda – la pandemia ci impone un ripensamento dei modelli di business e la specializzazione su alcune produzioni ad alto valore aggiunto destinate proprio alla mobilità elettrica. Ci saranno settori e filiere che si ridimensioneranno e altri che si espanderanno, come quello della mobilità elettrica”.

Dino Marcozzi

“La convenzione con Inapp sarà importante – conclude Dino Marcozzi, segretario Generale di Motus-E – per fotografare e comprendere più approfonditamente l'attuale composizione delle catene del valore della mobilità elettrica, sia in termini di occupati sia in termini di competenze. Queste analisi ci consentiranno di definire scenari di crescita futuri e prevedere opportunità o rischi per le nostre imprese, a seconda del modo in cui sapremo evolvere come sistema Paese”.