Dal Pnire alle autostrade, Marcozzi (Motus-E) fa una panoramica di “cose da fare” anche al di là della Manovra e del Recovery Fund

Con la Legge di Bilancio verso il rush di fine anno e il Recovery Fund pronto a dispiegarsi in primavera - con promettenti novità - è sicuramente un momento caldissimo per la mobilità elettrica. Al di là di questi passaggi dirimenti e più in vista, però, ci sono altri dossier impantanati tra i corridoi dei ministeri su cui tenere alta l’attenzione.

Ne abbiamo parlato con Dino Marcozzi, segretario generale di Motus-E, l’associazione italiana della eMobility che ha già messo a punto le sue proposte sia per la Manovra che per un utilizzo dei fondi Next Generation Eu coerente con il Green Deal europeo. Ma vediamo quali sono gli altri temi da tenere “sotto controllo”.

Il Piano nazionale

Partiamo dal Pnire, il Piano nazionale infrastrutturale per la ricarica dei veicoli elettrici, oggetto già di diverse polemiche. “Sul documento abbiamo trovato una grossa difficoltà ad interagire come stakeholder”, spiega Marcozzi, “il ministero dei Trasporti ha dato l’impressione di volerlo revisionare basandosi solo sui dati storici in loro possesso e questo non è esattamente corretto”.

Dino Marcozzi

Ma è proprio l’approccio di fondo del Pnire a non convincere l’associazione. “Continuare a dire che bisogna dare i soldi alle Regioni, e che le Regioni devono darli ai Comuni per installare le colonnine è totalmente sbagliato - osserva il segretario generale di Motus-E - perché gestire un’infrastruttura è un business, non è un’attività nelle corde di un Comune. È proprio un altro mestiere”.

Per questo motivo, insiste Marcozzi, la soluzione più efficiente sarebbe “assegnare i fondi all’industria per moltiplicare le installazioni. È per questo che vorremmo poter interagire con il ministero, per portare il nostro contributo visto che raccogliamo ormai la quasi totalità delle Case e dei charging point operator”.

Un Paese spaccato

Un altro tema è quello della frattura tra Nord e Sud che si sta creando anche sulle infrastrutture di ricarica. E pure qui una soluzione politica, volendo, ci sarebbe.

colonnina di ricarica

“Il Mezzogiorno ha una minore penetrazione di auto elettriche, per questo ci sono inevitabilmente anche meno punti di ricarica”, rileva Marcozzi, “per ovviare a questo, oltre alle solite azioni di incentivo e di advocacy, serve un ulteriore sforzo: bisogna stimolare l’industria a entrare nelle aree in cui il mercato è debole o ancora non esiste”. La soluzione? “Replicare quello che sta succedendo con la fibra o quello che si sta facendo in Germania, dove c’è stata una deroga agli aiuti di Stato proprio per far arrivare le colonnine nelle zone a fallimento di mercato”.

Il nodo per eccellenza

Dulcis in fundo, l’annosa questione delle colonnine in autostrada, per la quale si sta provando a intervenire anche in Legge di Bilancio. “Il problema c’è ed è grandissimo”, evidenzia Marcozzi, “per dare una svolta bisogna una volta per tutte pianificare bene e centralizzare le azioni, agendo in modo equilibrato e non concentrarsi solo su uno o su pochi concessionari”.

Autostrada A14

Anche qui, come ben sappiamo, i cassetti da aprire sono quelli del Mit, dove prendono polvere i piani di penetrazione delle colonnine messi a punto dai concessionari in osservanza della direttiva Dafi. “Piani che dovrebbero essere pubblici”, nota Marcozzi, “se riuscissimo a visionarli potremmo aiutare lo stesso ministero a redigere un piano organico. Lo chiediamo da mesi e aspettiamo che anche loro comprendano l’importanza di questa cosa”.

Segnali positivi

Ma tra i nodi da sciogliere non ci si può dimenticare delle tante premesse per un 2021 in grande spolvero per la mobilità elettrica. I segnali del mercato, certo, così come la straordinaria mole di modelli in arrivo. Ma anche qualche sommovimento meno evidente, come l’apertura di Assopetroli sulle colonnine nelle stazioni di servizio.

Pompa benzina e diesel

“Hanno mostrato una grande lungimiranza quando hanno deciso di partecipare ai nostri tavoli un anno fa”, evidenzia Marcozzi, “non è una cosa semplice, bisognerà ragionare su un business model che funzioni, ma è sicuramente un segnale importante. In questo voglio citare Mao: non importa il colore del gatto, l’importante è che prenda il topo”.

E poi c’è Milano, che ha già dato una deadline ai benzinai per elettrificarsi. “Anche questo è senz’altro un segnale molto forte”, conclude il segretario generale Motus-E, “allo stesso tempo, crediamo che un'operazione con un tale impatto necessiti di un piano strutturato di ammodernamento e razionalizzazione dei siti, a partire dalla tipologia di ricarica, ovviamente di tipo fast (per la maggior parte) per accorciare i tempi di permanenza e offrire servizi annessi per gli utenti mentre ricaricano”.