I costruttori Ue insieme a T&E chiedono all'Europa un intervento radicale: "Servono 1 milione di punti di ricarica entro il 2024"

"Per far crescere il mercato dell’auto elettrica si deve rinforzare l’infrastruttura di ricarica pubblica": è ormai un mantra. Per questo motivo si chiede all’Europa di fissare obiettivi certi, che diano agli automobilisti la prova di una forte volontà nel sostegno alla transizione energetica.

A questo proposito l’ACEA (l'associazione europea dei costruttori auto) ha scritto una lettera congiunta che conta tra gli altri firmatari anche la ong ambientalista Transport & Enviroment (T&E) e l’organizzazione europea dei consumatori (BEUC), con cui chiede ai commissari Ue per il Clima, i Trasporti, l’Industria e l’Energia di rivedere la normativa sull’infrastruttura dei carburanti alternativi e di porre come obiettivo il milione di punti di ricarica pubblici entro il 2024.

3 milioni nel 2029

ACEA, T&E e BEUC si sono spinti oltre, arrivando a dire che il milione di punti di ricarica entro il 2024 è solo l'inizio e che sarebbe bene che l'Europa arrivasse a 3 milioni entro il 2019.

Quanta energia si disperde in ricarica?

Così facendo si darebbe anche un segnale forte all'industria automobilistica, ai gestori delle reti elettriche, agli operatori delle infrastrutture di ricarica e alle società di trasporto, che avrebbero la certezza di poter contare su un supporto deciso da parte delle istituzioni.

Una distribuzione più omogenea

Inoltre, se la Commissione europea accettasse le proposte dalle associazioni, potrebbe arrivare a creare un milione di posti di lavoro, sostenendo l'Ue al raggiungimento dei propri obiettivi in termini di lotta ai cambiamenti climatici.

William Todts, direttore esecutivo di T&E, al riguardo ha dichiarato: “Se prendiamo sul serio il riscaldamento globale, dobbiamo passare all'elettricità veloce. Per accelerare la transizione abbiamo bisogno di una ricarica facile e capillare non solo in Norvegia e nei Paesi Bassi, ma in tutta Europa".

Non solo ricarica pubblica

Dello stesso avviso Oliver Zipse, presidente di ACEA e CEO di BMW: “Le Case automobilistiche europee stanno guidando la transizione alla mobilità elettrica e si stanno letteralmente superando a vicenda nel lancio di nuovi veicoli elettrici. Ma il successo di questo enorme sforzo è seriamente minacciato dal ritardo nell'installazione dell'infrastruttura di ricarica”.

BMW iX

La Commissione europea, secondo Zipse, deve agire rapidamente e fissare vincoli per il potenziamento delle infrastrutture di ricarica negli Stati membri. Altrimenti rischia di non raggiungere gli obiettivi prefissati nella lotta al cambiamento climatico. Oltre alla ricarica pubblica, infine, si deve lavorare per agevolare quella privata e quella sul posto di lavoro.

Una crescita armonizzata

Monique Goyens, direttore generale del BEUC, ha dichiarato: “Ricaricare un'auto elettrica dovrebbe essere facile come fare un pieno di una a benzina. Avere un'infrastruttura di ricarica sufficiente e conveniente è l'autostrada verso la fiducia dei consumatori e l'adozione delle auto elettriche”.

Per la crescita armonizzata dell’infrastruttura di ricarica, si legge inoltre nella lettera, si chiede che l’Ue tenga conto della diffusione delle auto elettriche nei singoli Paesi e che si muova proporzionalmente al numero di vetture in circolazione per definire i piani di sviluppo della rete di colonnine pubbliche.

Infine, si chiedono anche una maggior standardizzazione dei metodi di ricarica, più trasparenza a livello di tariffe e un piano per il mantenimento e la manutenzione.