Il famoso conduttore americano Jay Leno mostra il risultato del restauro di una delle prime auto ibride della storia

In molti sanno che le auto elettriche siano state inventate molto tempo fa. Basti ricordare che elettrica fu anche la Jamais Contente, prima auto della storia a superare i 100 km/h di velocità massima, nel 1899.

L’ibrido, invece, almeno nell’immaginario collettivo, è decisamente più recente. Jay Leno, star televisiva e petrolhead di fama mondiale, proprietario di una delle collezioni più preziose al mondo, però, smentisce tutti mostrando la Owen Magnetic. Si tratta di una vettura del 1916 che per muoversi non adottava nessuna connessione meccanica tra il motore termico e le ruote.

Un powertrain all’avanguardia

Fa quasi impressione pensare che 105 anni fa un’auto montasse un motore a benzina sotto il cofano anteriore ma che lo utilizzasse per caricare una batteria che alimentava un motore elettrico che (finalmente) faceva girare le ruote.

Si tratta di uno schema analogo a quello adottato su alcune ibride dei giorni nostri come la Chevrolet Bolt o la Honda Jazz.

Questione di comfort

La scelta di dotare la Owen Magnetic di uno schema ibrido così all’avanguardia per quei tempi non era dettata dalla necessità di contenere le emissioni. L’industria automobilistica era ancora lontana anni luce dal porsi certi problemi (non fosse altro che per i numeri ancora molto esigui di vetture in circolazione). La scelta fu dettata dalla volontà di facilitare la guida e realizzare un’auto più confortevole.

L’adozione di uno schema ibrido permise infatti di rinunciare alla frizione e al cambio, potendo contare così su un’erogazione continua e più fluida. Ed in effetti è così, come mostra appunto Jay Leno in una puntata del suo Jay Leno's Garage in cui racconta la storia del restauro dell'auto.

Leno afferma di guidarla regolarmente e di non aver mai riscontrato un problema, per quanto ammetta che, pur mantenendone intatto lo spirito e il funzionamento, ha apportato alcune modifiche, adottando ad esempio batterie più moderne, per migliorare affidabilità e prestazioni di quella che è a tutti gli effetti un'ibrida ante litteram.