L’industria automobilistica ha trascinato l’economia globale per tutto il secolo scorso. Ha fatto in un certo senso la fortuna di Europa, Giappone e Stati Uniti, dando lavoro a milioni di persone in tutto il mondo. Ora che l’elettrificazione sta rivoluzionando il settore, rendendo "più semplice" partire da un foglio bianco, i Paesi che non facevano dell’automobile un loro punto di forza vedono aprirsi nuove opportunità di mercato.

Dall’altro lato della barricata, i grandi produttori non vogliono però perdere la loro leadership nel e stanno cambiando le strategie per mantenere il controllo della vendite globali senza, al tempo stesso, rischiare emorragie di posti di lavoro in patria. Una partita su scala globale molto delicata.

Priorità: salvare il lavoro

Per fare un esempio, solo in Europa l’industria automotive conta 13,8 milioni di lavoratori, impegnati tra Case auto, componentistica e fornitori di altro tipo. Un numero che supera il 6% di tutti gli occupati Ue. La stima è che la trasformazione del settore darà lavoro a 3-4 milioni di persone entro il 2025, a scapito però di altre assunte attualmente. Politiche di aggiornamento e formazione sono quindi sul tavolo di diversi Governi, tra cui quello francese, che come abbiamo visto investirà 50 milioni di euro per salvare gli impiegati delle quattroruote.

Manual worker in a workshop

Simile la soluzione degli Stati Uniti, dove Joe Biden ha annunciato un pacchetto da 174 miliardi di dollari per l’industria automobilistica, che prevede anche il ricollocamento del personale. Il presidente Usa ha lanciato il guanto di sfida alla Cina, che finora è stata la nazione ad aver giocato d'anticipo sulla eMobility, con investimenti da miliardi di yuan. Il Dragone domina soprattutto nel mercato delle batterie, che sono gli elementi decisivi nella corsa all’elettrificazione.

Attirare investitori

Ma l’Europa non vuole rimanere a guardare e si è già mossa su più tavoli per incrinare lo strapotere asiatico nelle batterie. “Gli Stati stanno combattendo per attirare i produttori di questa tecnologia, cruciale per garantire che le industrie mantengano la loro importanza nel mondo dei veicoli elettrici e che i posti di lavoro nella catena automobilistica non scompaiano”, ha spiegato James Frith, analista di BloombergNEF.

Volkswagen: il progetto pilota per il riciclo delle batterie

I potenziali produttori di accumulatori stanno trovando casa finora soprattutto nei paesi nordici, come Francia, Regno Unito e Germania. Proprio Merkel ha lanciato un allarme in questo senso, ma la speranza dell’Ue è che questi investimenti facciano da apripista e portino altre aziende a puntare sulla progettazione di batterie. Una prima mossa concreta è stata già fatta a gennaio, con fondi da 2,9 miliardi di euro nell'ambito della Battery Alliance per 42 società.

Il tutto, mentre Volkswagen già si prepara a mettere su sei Gigafactory. Occhio però anche a Paesi emergenti nell’industria auto. Come l’Arabia Saudita, che sta valutando la nascita di un costruttore nazionale di veicoli elettrici e si propone per produrre la Lucid. Dopo il petrolio, le vere locomotive dell’economia mondiale potrebbero quindi avere quattro ruote. E non farsi trovare pronti può essere molto pericoloso, perché in gioco di sono anche gli equilibri geopolitici del futuro. Un esempio? Il neo colonialismo cinese per le materie prime critiche destinate alle batterie.