Dopo il caos del 2018 e le accuse di turbativa di mercato, secondo il WSJ la Consob Usa avrebbe riacceso un faro su Tesla e i social

La passione di Elon Musk verso Twitter è cosa nota, ma ora potrebbe costare cara a Tesla. Di nuovo. Secondo il Wall Street Journal, il Ceo avrebbe violato più volte l’accordo stipulato nel 2018 con la SEC (la Securities and Exchange Commission, assimilabile alla italiana Consob), in base al quale la Casa avrebbe dovuto far controllare i tweet “price sensitive” di Musk a un team di avvocati per autorizzare la pubblicazione.

La questione era nata il 7 agosto di tre anni fa, quando Musk aveva ipotizzato, e scritto, di trasformare Tesla in una private company, dal costo di 420 dollari ad azione. Inutile ricordare che al tempo scattò il finimondo. Oltre alla supervisione dei legali, il patto con la SEC impose anche delle multe di 20 milioni di dollari per il Ceo e per la Casa.

Galeotti furono i tweet

Ora, a finire nel mirino dell’agenzia sono in particolare altri due tweet. Il primo, datato 30 luglio 2019, aggiornava i follower di mr. Tesla sulla produzione di pannelli fotovoltaici: “Speriamo di realizzare 1.000 tetti solari a settimana entro la fine dell’anno”, fu la risposta rassicurante di Elon Musk, che giustificò il post perché, secondo lui, non parlava di politiche aziendali, ma di semplici obiettivi e speranze.

 

Il secondo post risale invece al 1° maggio 2020. In quell’occasione il Ceo scrisse che “il prezzo delle azioni Tesla è troppo alto” e la SEC espresse preoccupazione per i “ripetuti rifiuti di Musk di inviare le sue comunicazioni scritte a Tesla per la pre-approvazione”, nonché per le “ripetute affermazioni di Tesla, secondo cui non ci sarebbero state violazioni”.

 

Wall Street non perdona

La risposta dell’avvocato, Alex Spiro, non si fece attendere: “La natura seriale di queste indagini ci lascia preoccupati seriamente che la SEC stia prendendo di mira il signor Musk per uno scopo improprio”. Non sarebbe il primo "nemico" per il ricco visionario sudafricano, basti pensare di recente alla contestatrice al Salone di Shanghai, o all'affaire telecamere con il Governo cinese.

Sta di fatto che l’agenzia esortò anche in quella occasione la società a “riconsiderare le sue posizioni in questa materia, agendo per implementare e applicare controlli e procedure di divulgazione”, in modo da “prevenire ulteriori danni agli azionisti”.

Come ricostruisce il quotidiano newyorkese, la situazione quindi non è affatto rientrata. E i primi effetti della notizia si sono subito fatti sentire, con riflessi negativi sulle performance del titolo Tesla in Borsa.