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Perché Tesla non vuole mettersi alla prova e correre in Formula E
Per Elon Musk e soci gettare Tesla nel motorsport è ancora un rischio troppo grande: meglio restare leader nel marketing virale?

Francesco Barontini 
Di: Francesco Barontini
21 set 2021 alle 10:16
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Se si parla di auto elettriche che vanno veloce è difficile che non si faccia il nome di Tesla. Le auto di Elon Musk, Model S Plaid in testa, hanno sempre avuto prestazioni pazzesche. Eppure la Casa di Palo Alto è una delle pochissime, anzi forse l'unica, che non si è mai cimentata in una competizione motoristica.
Il motorsport è visto da tutti i costruttori come una bella occasione: alcuni lo usano per fare ricerca e sviluppare nuove tecnologie e nuove competenze, quasi tutti lo sfruttano per marketing. Tesla no. Tesla ha una strategia diversa.
Per ora non si corre
La Casa di Palo Alto si è fatta notare recentemente per l’uscita della Model S Plaid al Nürburgring, dove ha stabilito il record di categoria sul giro. Ma questo pare più un episodio isolato e non ha nulla a che vedere con le corse automobilistiche: non c’è stata una vera e propria gara con sportellate, pit stop e strategie. Tutta un'altra cosa rispetto alle “classiche” Ferrari, Porsche, Mercedes o Audi che si affermano come grandi marchi sportivi. Tesla non pare intenzionata a fare la stessa cosa. Perché?
Come sottolinea il collega di Bloomberg, Austin Carr, se Tesla dovesse iniziare a correre in qualche campionato, lo farebbe di certo in Formula E, vista la vicinanza tecnologica e la condivisione di una visione a zero emissioni. Ma Musk non ne vuole sapere. A chi gli chiede lumi risponde che per ora l’azienda si sta concentrando sullo sviluppo di nuove soluzioni ingegneristiche e sull’aumento dei volumi produttivi. E infatti, anche guardando alla partecipazione di una Model S alla Pikes Peak, si scopre che l'iniziativa è stata presa da Unplugged Performance - ormai considerato alla stregua di un preparatore ufficiale - non dalla Casa.

Più rischi che benefici
Probabilmente a Palo Alto non ritengono che gettarsi senza esperienza alle spalle nel motorsport porterebbe grossi vantaggi tecnici alle vetture stradali. E i possibili rischi supererebbero i vantaggi di pubblicizzarsi in una vetrina prestigiosa come quella delle corse.
E poi, non è detto che correre porti necessariamente una pubblicità positiva. A differenza di quella programmata da uffici stampa, grafici, designer e "scienziati" dei palinsesti televisivi, la pubblicità da motorsport può essere anche un’arma a doppio taglio. L'insuccesso, se non si hanno le spalle large e una lunga esperienza in questo campo, può essere infatti dietro l'angolo, così come gli inconvenienti tecnici. E per Elon Musk evidentemente non vale la pena di rischiare.
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Il marketing informale
Meglio affidarsi, dicono alcuni, al “marketing informale” delle drag race, delle "sparate" sul quarto di miglio in cui due o più vetture guidate da piloti più o meno amatoriali vengono paragonate nell’accelerazione da 0 a 100. Su YouTube ce ne sono a bizzeffe, e per la Casa sono a costo zero. In questo settore, poi, Tesla non ha rivali: in accelerazione vince quasi sempre.
Insomma, il marketing sui generis di Tesla, peraltro a costo zero, sembra andare a gonfie vele (programma refferal a parte). L’ingresso nel motorsport potrebbe migliorarlo? Magari sì, ma per Musk e soci sembra che allo stato i rischi siano ancora superiori ai possibili guadagni.
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