Ancora guai in vista per Elon Musk. Tutta colpa del tweet/sondaggio che il ceo di Tesla ha pubblicato a inizio novembre per chiedere ai fan se dovesse vendere il 10% delle sue azioni della Casa. E poi, detto fatto: il supermanager sudafricano ha davvero ceduto le partecipazioni promesse, salvo ricomprarle successivamente a prezzi più bassi, visto che, nel frattempo, il valore della società si era ridotto.

Un’operazione che ha fatto insospettire la Security and Exchange Commission (Sec) degli Stati Uniti, perché Kimbal Musk, fratello di Elon, ha venduto un po’ delle proprie quote proprio il giorno prima dello strano cinguettio, ricavando 108 milioni di dollari.

Insider trading?

Il sospetto dell’Authority americana, secondo il Wall Street Journal, è che i due abbiano “violato le regole contro l’insider trading”. Significa, secondo l'accusa, che Elon avrebbe potuto potenzialmente Kimbal delle sue intenzioni e che il fratello, prevedendo le conseguenze negative che ci sarebbero state sul mercato azionario, si sarebbe liberato dei titoli in suo possesso prima che perdessero valore.

 

Ma il quotidiano statunitense aggiunge di aver ricevuto un’email in cui il ceo nega le accuse: stando alle sue parole, Kimbal non sapeva del sondaggio social. Gli avvocati di Elon, invece, erano a conoscenza dell’imminente post su Twitter.

I precedenti

Questo perché ci sono dei precedenti fra i tweet di mr. Tesla e la Sec. Era il 2018 quando il ceo aveva ipotizzato e scritto di trasformare la Casa in una private company, ricomprando essenzialmente le azioni a 420 dollari ciascuna. Successe il finimondo e l’Authority impose a Musk di far supervisionare le pubblicazioni “price sensitive” ai suoi legali.

Quello di ora, perciò, è solo l’ultimo capitolo della querelle. A giugno, per esempio, c’erano state altre indagini, nate da altri post. Nei giorni scorsi, il ceo è arrivato a sfogarsi in una lettera indirizzata alla Sec, accusandola di perseguitare sia Tesla, con “risorse devolute a indagini infondate e senza fine”, che lui stesso, da mettere a tacere per essere un “esplicito critico del Governo”.