Elon Musk lo aveva promesso poco più di un anno fa, con un annuncio arrivato come al solito su Twitter: Tesla non accetterà più pagamenti in Bitcoin fino a quando il mining non si dimostrerà sostenibile dal punto di vista ambientale.

Al tempo una vera e propria retromarcia per la Casa, che solo due mesi prima aveva dato la possibilità ai clienti di utilizzare la criptovaluta come metodo di pagamento per le sue auto elettriche. Non siamo ancora tornati a quel punto, ma ora il costruttore si sta impegnando per accelerare la transizione dei Bitcoin. La parola magica di questa operazione è Megapack.

Solo energia green

Sono i grandi sistemi di accumulo made by Tesla, presentati nel 2019 e formati da container all’interno dei quali sono integrati i moduli delle batterie, gli inverter e il sistema di raffreddamento. Ogni Megapack ha una capacità di 3 MWh.

E in questi giorni la Casa ha consegnato quattro accumulatori a un impianto per il mining di Bitcoin in Texas, che sta nascendo dalla collaborazione tra il costruttore stesso con Blockstream e Jack Dorsey’s Blocks (ex Square). La struttura punta a essere completamente green, perché alimentata da un parco solare di 3,8 MW, supportato appunto dai Megapack.

 

Fino a 12 MWh

Potendo contare su quattro sistemi di accumulo, il complesso godrà complessivamente di 12 MWh. A dare il benvenuto agli accumulatori è stata Blockstream, con un tweet piuttosto evocativo:

“I Megapack sono atterrati. Ripetiamo, i Megapack sono atterrati! L’impianto 100% rinnovabile e a emissioni zero per il #BitcoinMining di Blockstream, Blocks e Tesla sta per partire”.

Quando verrà completato, lo stabilimento sarà il primo dedicato alle criptovalute con il coinvolgimento della Casa. Elon Musk e soci stanno preparando il terreno per il ritorno dei Bitcoin dopo il repentino stop forzato dell’anno scorso?