Produrre idrogeno verde dagli scarti alimentari? Così (forse) si può
Sviluppato dalla Purdue University Northwest, il sistema si prepara ai test di scalabilità e alla successiva commercializzazione
Supera il miliardo di tonnellate la quantità di cibo che viene sprecata ogni anno nel mondo. Percentuali da record negativo le fanno gli Stati Uniti, dove a finire nella spazzatura è circa il 30% degli alimenti, per un controvalore pari a 48 miliardi di dollari. Pensate a cosa potrebbe succedere se questi rifiuti venissero trasformati in una risorsa. In fondo, l’economia circolare è proprio una delle colonne portanti della transizione ecologica.
Un principio abbracciato in pieno dalla Purdue University Northwest (PNW) di West Lafayette, nell’Indiana, che sta sviluppando un sistema per produrre biologicamente idrogeno da utilizzate come vettore energetico.
I prossimi passi
Padre di questa idea è il professor Robert Kramer, che ha portato avanti il progetto insieme ai colleghi Libbie Pelter e John Patterson. Il team è stato anche sostenuto dal dipartimento dell’Energia Usa, che gli ha concesso cinque finanziamenti, per un totale di 800.000 dollari negli ultimi otto anni.
Dal loro lavoro sono stati ricavati già due brevetti, ma un terzo è ormai alle battute finali del processo di approvazione. Ora la Purdue Research Foundation ha firmato un contratto di licenza per la commercializzazione con una non meglio specificata azienda energetica internazionale. E un secondo accordo con una società dell’Indiana è in fase di negoziazione.
Il prossimo passo verrà compiuto nei nove mesi a venire, con i test di scalabilità. Una volta completati, il primo prototipo commerciale potrebbe essere costruito entro un anno. “Il processo sviluppato ha un alto tasso di produzione e può essere implementato rapidamente”, ha commentato il professor Kramer. “È robusto, affidabile ed economicamente sostenibile per la produzione e i processi energetici locali”.
Così è verde
L’Università ricorda anche perché l’idrogeno verde, ottenuto cioè da fonti rinnovabili, può essere importante per la decarbonizzazione. A differenza dei combustibili fossili come il gas, infatti, la combustione dell’idrogeno non rilascia anidride carbonica o ossidi di azoto e zolfo, ma solo vapore acqueo.
Attualmente, la produzione globale annua di H2 è pari a circa 70 milioni di tonnellate, anche se lo stesso gas naturale rimane ancora la fonte primaria da cui si ricava. Il processo sviluppato dalla PNW è invece pulito e se adeguatamente sviluppato potrebbe dare davvero una seconda occasione a ciò che altrimenti sarebbe considerato un rifiuto. Un po' come può avvenire con le batterie per le auto elettriche.
Fonte: PNW
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