Il Partito Democratico si appresta a chiudere la campagna elettorale per le elezioni del 25 settembre 2022 con un tour a bordo di un furgone elettrico. L'iniziativa, presentata qualche settimana fa dal segretario Enrico Letta e definita "impegnativa per tanti motivi. Studiandola in questi giorni, in queste settimane, abbiamo capito quanto l'Italia sia arretrata sulla mobilità elettrica" partirà oggi pomeriggio da Brescia e porterà i rappresentati del PD lungo tutto lo Stivale.

Ma quali saranno esattamente le sfide che aspettano il comitato elettorale del PD?

Usato sicuro?

Prima di tutto cerchiamo di individuare la carta di identità del furgone elettrico che accompagnerà Enrico Letta e gli altri dirigenti in giro per l'Italia. Si tratta di un Mercedes Sprinter di vecchia generazione (W906), non disponibile in versione elettrica e quindi trasformato da un'azienda specializzata.

 

Non sappiamo quale, anche se potrebbe trattarsi della polacca Cuby che, proprio qualche tempo fa, ha venduto uno Sprinter elettrico a una cooperativa italiana, non direttamente riconducibile al Partito Democratico, ma potrebbe averlo noleggiato per l'occasione. 

Se così fosse il PD viaggerà con un furgone mosso da un motore elettrico da 80 kW (circa 109 CV) alimentato da un pacco batterie da 79,3 kWh e un'autonomia che, stando alle parole di Letta, pari a circa 150 km e una capacità di ricarica di 22 kW, per un "pieno" in circa 4 ore. 

"Gli incontri saranno scanditi dalle colonnine della ricarica, perché oltre i 150 km non si potrà andare. E questo dà l'idea dei limiti nei quali oggi il nostro paese si trova a operare" aveva annunciato Letta durante la presentazione del simbolo. Ci permettiamo però di suggerire di verificare l'autonomia, perché se si tratta della dichiarata secondo il ciclo WLPT bisogna togliere un buon 20%-30%.

Sotto gli occhi di tutti

Ben venga quindi l'iniziativa del Partito Democratico, pronto a scontrarsi con la difficoltà della ricarica dell'auto - in questo caso furgone - elettrica. Non ci voleva però tanto per rendersene conto: da tempo e da più parti infatti varie associazioni di settore e non solo hanno sottolineato il ritardo dell'Italia sul tema delle infrastrutture, dal ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili Enrico Giovannini a Motus-E passando per la multinazionale di consulenza BIP.

Anche noi di InsideEVs abbiamo voluto fare la nostra parte con l'inchiesta sulle colonnine di ricarica in autostrada, dalla quale è uscita una situazione a dir poco disperante.

La speranza è che, a prescindere da chi verrà premiato alle urne il 25 settembre, i piani del PNRR per la mobilità elettrica - colonnine in primis - possano finalmente essere sbloccati in toto, così da colmare il gap con altri Paesi europei come Francia e Germania.