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Come funziona il piano Ue per l'auto elettrica (che piace all'Italia)

Aiuti di Stato più semplici per tutte le imprese, ma quali sono i limiti fissati nella proposta? I segreti in un documento "spoiler"

Ursula von der Leyen

Si chiama “Green Deal Industrial Plan” la risposta dell’Unione europea all’Inflation Reduction Act (IRA) degli USA e al Made in China 2025 (MIC) di Pechino. Presentata pochi giorni fa, prevede una revisione delle regole sugli aiuti di Stato, l’istituzione di un Fondo sovrano, politiche di riqualificazione dei lavoratori e partnership internazionali.

Ma come funziona il piano della Commissione Ue? Maggiori dettagli si trovano in un documento di Bruxelles intercettato da Euractiv, che spiega idee e limiti della proposta, con al centro anche l’auto elettrica. Fra le righe, si trovano pure rassicurazioni alle preoccupazioni di alcuni Paesi, Italia in testa.

I progetti finanziabili

Protagonista delle carte “spoilerate” è soprattutto il “Temporary Crisis and Transition Framework”, cioè il quadro temporaneo di supporto alle aziende in crisi: una serie di regole già in vigore, ma che con il Green Deal Industrial Plan si arricchirebbe di alcune norme a favore della transizione.

Prima di tutto, l’esecutivo europeo consentirebbe l’erogazione di sovvenzioni “corrispondenti” a quelle che un’azienda riceverebbe in uno Stato extra-Ue. L’obiettivo è ovviamente evitare la delocalizzazione verso America o Cina.

Foto - La gigafactory Volkswagen per batterie a Salzgitter

Batterie Volkswagen

Strada del pannello solare di Colas

Pannello solare Colas

Compito dei Paesi beneficiari sarà però dimostrare che, senza supporto economico, le imprese lascerebbero davvero i confini. In più, le risorse andrebbero solo a progetti su “batterie, pannelli solari, turbine eoliche, pompe di calore, elettrolizzatori e sistemi di cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica (Ccus), oltre che alle relative materie prime critiche”.

I finanziamenti non dovrebbero poi superare i 100 milioni di euro nelle regioni più ricche e i 300 milioni in quelle più povere. In questo modo, si eviterebbe una distorsione della concorrenza interna all’Europa: un pericolo denunciato dall’Italia.

Ci saranno comunque delle eccezioni, da valutare di volta in volta, per le aree con un Pil inferiore al 75% della media Ue. Il tetto massimo rimarrebbe pari agli importi corrispondenti a quelli del Paese extra-europeo.

Foto - Haliade-X, la turbina eolica più potente al mondo

Haliade-X, la turbina eolica più potente al mondo, ad Amsterdam

Gli altri limiti

Ancora, gli importi non potranno superare il minimo indispensabile a rendere il progetto “sufficientemente redditizio”. Gli aiuti di Stato non coprirebbero oltre il 10% dei costi iniziali di investimento, tranne in regioni povere o per sostenere piccole e medie imprese. Ma in questi casi non potranno “superare il 100%”, come scritto fra le pagine.

Secondo le nuove regole, possono essere concessi finanziamenti diretti o agevolazioni fiscali fino a 2 milioni di euro per impresa o Stato membro, a condizione che arrivino entro il 31 dicembre 2023. Per certe tecnologie verdi, la scadenza è prorogata alla fine del 2025.

Intanto, il Governo italiano è al lavoro per migliorare la proposta, con il ministro Adolfo Urso impegnato in una serie di incontri con i colleghi europei e il commissario Thierry Breton.

“Ho espresso pieno sostegno a quanto delineato in merito alla revisione degli aiuti di Stato, che non devono essere un ‘via liberi tutti’, soprattutto a quanto ci ha espresso in merito alla flessibilità nell’uso delle risorse comunitarie e ad una architettura finanziaria che non si limiti al pieno utilizzo con criteri di flessibilità dei fondi esistenti, ma anche alla creazione di un Fondo sovrano europeo”, dichiara Urso.