Si parla spesso del futuro della ricarica delle auto elettriche, di soluzioni alternative alle classiche colonnine. Dal battery swap di Nio a sistemi a induzione - statici o addirittura dinamici - per abbassare i tempi per fare il "pieno" alle batterie e rendere più semplici le operazioni. Ma il domani dell'elettrico è davvero questo? Cosa dobbiamo aspettarci?

Per capirlo siamo andati nel centro ricerca di sviluppo di Ionity che sorge alle porte di Monaco di Baviera, luogo dove la joint venture nata nel 2017 e formata da BMW, Ford, Daimler, gruppo Volkswagen e Hyundai testa i propri sistemi. Abbiamo avuto così l'occasione di parlare con Marcus Groll, coo di Ionity, facendogli alcune domande sui progetti futuri. 

Freddo? Un problema, ma... 

Prima di addentrarci nel mondo Ionity abbiamo chiesto a Groll un commento sull'argomento "caldo" degli ultimi tempi: gli automobilisti statunitensi bloccati dal freddo, impossibilitati a ricaricare le loro auto elettriche. E via ad attacchi. La "colpa" però - se di colpa si può parlare - non è stata tanto della rete di ricarica ma dei veicoli.

Chi guida un'elettrica sa bene come sia importante non scendere mai al di sotto di una certa percentuale delle batterie e di come il pre condizionamento aiuti ad avere potenze di ricarica alte fin da subito. Condizioni non soddisfatte dalle Tesla protagoniste dei giorni di gelo in Illinois. La rete di ricarica infatti si adatta alla capacità della batteria, fornendo solo ed esclusivamente la potenza assimilabile in quel momento, non un kW di più. 

La stazione di ricarica Ionity più grande d'Europa inaugurata ad Affi

La stazione Ionity di Affi, la più grande d'Europa

L'importanza dell'omologazione

Passando a temi più generali abbiamo chiesto a Groll se anche Ionity stia lavorando a sistemi di ricarica diversi da quelli con il cavo.

"Siamo convinti che il sistema CCS sia il futuro, non solo il presente. La ragione principale sta nella standardizzazione. Il CCS è usato da tutti i costruttori e da tutti i fornitori di energia. Le altre soluzioni come battery swap e ricarica induttiva sono soluzioni proprietarie, che possono essere utilizzate solo dal costruttore che le sviluppa. Pensiamo che l'infrastruttura debba essere aperta a tutti e compatibile con ogni auto elettrica".

Non per questo però Ionity si siede sugli allori. Anzi. Come abbiamo potuto vedere a Monaco ricerca e test non si fermano. Lì sono infatti presenti tutti i tipi di colonnine passate e presenti dell'azienda, testate quotidianamente al massimo della potenza per 40 minuti ciascuna, per poter evidenziare eventuali problemi e risolverli. 

Non solo, nascono anche prodotti di domani come il braccio robotizzato sviluppato in collaborazione con Rocsys. Si tratta di una colonnina di ricarica che fa tutto in autonomia: una volta che l'auto è parcheggiata al suo fianco il braccio si allunga, si aggancia alla presa, inizia la fase di ricarica e, una volta finito, ritrae l'appendice e l'auto può allontanarsi. Il tutto con tecnologia plug&charge, senza quindi bisogno di dover utilizzare schedine o altro.

Un sistema di pagamento che Ionity ha introdotto già nel 2019 (prima in Europa) ed è compatibile su alcuni modelli. Anche in questo caso la sfida più grossa riguarda l'omologazione: ogni costruttore infatti deve adottare un software in grado di comunicare con la colonnina per pagare la ricarica.

E la Cina?

Se si parla di auto elettriche non si può non citare la Cina, primo mercato per quanto riguarda produzione e vendita. E se un domani uno o più costruttori orientali volessero entrare a far parte di Ionity? Ecco come ha risposto Groll.

R: "Il nostro network di ricarica è aperto a chiunque utilizzi lo standard CCS. I nuovi modelli cinesi lo adottano e possono quindi utilizzare la nostra infrastruttura. Non escludiamo nessuno. Dal punto di vista di joint-venture è un altro discorso, su chi vuole investire ed entrare in Ionity".

Vista sul futuro

Al di là della politica e di eventuali aperture ad altri soci, la curiosità è su cosa accadrà nei prossimi anni. Quale sarà la prossima "next big thing" per Ionity?

"Non ci sarà un big bang o qualcosa di completamente differente. Lavoriamo per consolidare quello che già facciamo. Lavoreremo sulla facilità d'uso, sulla potenza di ricarica. In futuro la velocità di ricarica crescerà. Stiamo lavorando anche sul robot di ricarica per renderla autonoma, dove le auto possono fare il pieno senza bisogno di azione umana. Lo sguardo è anche sul 2035. Abbiamo un piano decennale, ci aspettiamo che il mercato delle auto elettriche cresca anche se in alcuni mercati vediamo una contrazione".

L'uovo e la gallina

Parlando di mercato c'è chi dice che le vendite di auto elettriche non cresce abbastanza perché non ci sono sufficienti punti di ricarica, altri invece sostengono il contrario: c'è carenza di colonnine perché il numero di veicoli a batteria non sta prendendo piede. Qual è il pinto di vista di Ionity?

"La verità come al solito è nel mezzo. Guardando a quello che abbiamo fatto e stiamo facendo, investendo anche in paesi dove il mercato delle elettriche non è ancora così grande come Italia o Spagna. Lo facciamo per permettere di viaggiare ovunque con un'auto elettrica. Dall'altra parte c'è comunque bisogno che il mercato cresca, che i prezzi delle auto siano attrattivi per permettere agli automobilisti di effettuare il passaggio da modelli a combustione a quelli a batteria".

Marcus Groll (Linkedin)