L'auto elettrica frena? Così reagiscono le Case occidentali
Per la transizione serve più tempo del previsto. Ormai lo sanno tutti: non si torna indietro, ma si corre ai ripari
La transizione ecologica è in atto e non si fermerà. Ma le previsioni sulla diffusione dell’auto elettrica, come spesso accade quando si affronta un periodo di profondo cambiamento, si sono rivelate più ottimistiche del dovuto.
Ora si scopre che servirà più tempo per passare a una mobilità a zero emissioni. Perché la domanda rallenta e gli scogli tecnologici si supereranno con maggiori difficoltà di quanto preventivato. Le Case occidentali, soprattutto quelle che sull’elettrico hanno scommesso di più, stanno rivedendo i piani per adattarsi alle mutate condizioni del mercato. Vediamo cosa sta succedendo.
La nuova strategia europea
Partiamo da una considerazione generale che riguarda casa nostra. Ursula von der Leyen, che è stata appena rieletta alla presidenza della Commissione dell’Ue, ha confermato la volontà di arrivare allo stop definitivo alle emissioni nel 2035, ma ha spiegato che la strada da percorrere non sarà quella della sola auto elettrica. L’ideale sarà sfruttare “un’ampia gamma di tecnologie innovative” fatta anche – per esempio – di e-fuel e altri tipi di carburanti.
Ursula von der Leyen visita la sede di Rimac
Insomma, le zero emissioni sì, ma lavorando sulla diversificazione e cogliendo il meglio di quanto possono offrire diversi tipi di alimentazione in base all’uso e alle varie necessità. E se l’elettrico non sarà più l’unica strada percorribile per le istituzioni, non lo sarà neanche per i costruttori di auto.
Come si muove Volkswagen
Partiamo dal principale costruttore europeo: Volkswagen. Sotto la guida di Herbert Diess ha creduto più di tutti sull’auto elettrica, salvo poi ritrovarsi con numeri tutt’altro che soddisfacenti. Il gruppo di Wolfsburg ha così deciso di prendere alcune contromisure. Ritardando l’arrivo delle elettriche economiche come la ID.2 o – è notizia recente – chiudendo lo stabilimento Audi di Bruxelles da cui usciva la Q8 e-tron.
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Audi continua a dire che dal 2033 in avanti venderà solo auto elettriche, ma Germot Dollner, ceo del brand dei Quattro Anelli, ha detto pure che in questi 9 anni i volumi di vendita delle auto a zero emissioni saranno minori di quanto ipotizzato. Durante la transizione molti clienti preferiranno delle ibride plug-in a delle auto alimentate solo a batteria. Come dire: non facciamo marcia indietro, ma teniamo gli occhi ben aperti sulle reali richieste dei clienti.
Stessa linea per Porsche. A Stoccarda si pensava che si sarebbe arrivati al 2030 con l’80% delle vendite a zero emissioni. Ora la Casa fa sapere che “la transizione verso l’elettrico sta richiedendo più tempo del previsto e la strategia è impostata in modo da consentire di consegnare oltre l’80% delle auto completamente elettriche entro il 2030, ma la gamma si adatterà alla domanda”. Si va avanti in parallelo, dunque, con lo scopo di mantenere alte le vendite e non perdere quote di mercato.
Porsche Macan (2024)
Per Ford il 2030 è troppo presto
Ford aveva dichiarato anni fa che in Europa avrebbe venduto solo auto elettriche entro la fine del decennio. Poi, con i mutati scenari, la Casa ha rivisto le previsioni e, qualche giorno fa, ha fatto sapere che passare all’elettrico entro il 2030 “non è più una buona scelta per l’azienda e per i clienti”.
Cosa farà la Casa dell’Ovale Blu non è ancora stato chiarito. Però, visti i numeri, l’idea è quella di continuare a vendere auto a combustione fino a che l’Europa non lo vieterà espressamente.
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Renault vuole tagliare i costi
Luca De Meo, ceo di Renault, lo ha sempre detto: perché l’auto elettrica si diffonda tra le masse deve costare meno. Lo ribadisce in una recente intervista rilasciata al Corriere della Sera, in cui dice che il gruppo francese può arrivare al 100% di elettriche entro il 2035, ma che lo farà solo se i clienti lo chiederanno. Nel 2026 si rivedrà la strategia generale in base ai dati raccolti.
De Meo chiarisce il concetto spiegando che l’industria europea ha investito miliardi nella transizione e che il potere politico non può cambiare idea in un momento in cui le Case stanno concretizzando gli sforzi compiuti con l’arrivo sul mercato di nuovi modelli. Però serve più tempo. Più di 10 anni. E durante questo periodo si dovrà spingere anche sull’ibrido e l’ibrido plug-in per abbassare le emissioni.
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GM non centra gli obiettivi
Dall’altra parte dell’Atlantico le cose non vanno meglio. A parte Tesla, che è sempre più concentrata su cose diverse dall’auto, General Motors ha fatto sapere che non centrerà il primo obiettivo della transizione: non riuscirà a costruire 1 milione di auto elettriche all’anno entro la fine del 2025.
Mary Barra, ceo del gruppo, ha detto: “Il mercato sta rallentando e noi non possiamo far altro che adeguarci. Però sono fiduciosa sull’auto elettrica. I numeri continueranno a crescere”.
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Toyota (e gli altri) avevano indovinato?
Ora, a leggere tutte queste cose, viene da pensare che Akio Toyoda, ex capo di Toyota, tanto criticato per il suo scetticismo sull’auto elettrica, ci avesse visto giusto. Come lui, tanti altri gruppi, come Stellantis per esempio, che ha puntato su nuove piattaforme in grado di accogliere anche motorizzazioni ibride per lasciarsi la strada aperta verso un futuro multialimentazione.
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Discorso diverso, invece, quello inerente le Case cinesi. Nel Paese del Dragone i numeri sono di tutt’altro tenore: le auto elettriche vendono e i costruttori continuano a correre sulle zero emissioni. Anche perché lì le auto a batteria economiche sono già disponibili e fanno gola a molti automobilisti (da ricordare che l’elettricità in Cina ha costi irrisori e se si ricarica a casa si spende pochissimo).
Quindi cosa dobbiamo aspettarci? Dopo tante previsioni sbagliate, forse è meglio prendere con le molle quello che dicono gli analisti e aspettare di vedere cosa accade.
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