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Pioggia di fondi per la prima fabbrica italiana di batterie

Il progetto Teverola 2 si aggiudica 150 milioni di euro destinati alla gigafactory di accumulatori per veicoli elettrici

Produzione pilota di batterie a Teverola 1

Pioggia di fondi per le batterie made in Italy. Ammonta a 150 milioni di euro (su un investimento totale da 505 milioni) il finanziamento aggiudicato da Fib, società controllata dal Gruppo Seri che sta realizzando la prima gigafactory italiana di accumulatori per veicoli elettrici.

L’impianto sorgerà a Teverola, in provincia di Caserta (Campania), e vanterà una produzione da 8 GWh all’anno di batterie al litio-ferro-fosfato (LFP) e litio-manganese-fosfato (LMFP), con anodi di grafite e celle prismatiche. Gli accumulatori saranno destinati a veicoli industriali, auto, trasporto pubblico, imbarcazioni, difesa e sistemi d’accumulo.

C’è anche il riciclo

Nel prossimo futuro, la fabbrica sarà affiancata da una linea pilota per il riciclo di materiali a fine vita, con una capacità di 50 tonnellate al giorno. Guardando ancora più là, la gigafactory potrebbe occuparsi anche di stato solido.

Immagine di Teverola 2
Foto di: InsideEVs

Tornando al presente, l’impianto – battezzato “Teverola 2” – allargherà l’attuale linea pilota, detta “Teverola 1”. Qui vengono prodotti 0,3 GWh all’anno di batterie LFP con celle soft pouch (conosciute in italiano come “a sacchetto”) ad alta intensità energetica.

“Cambiamento irreversibile, inutile fermare o rimandare”

“È stata un’operazione complessa – commenta Vittorio Civitillo, ceo di Seri Industrial –, in un contesto di mercato e geopolitico difficile.

Il sostegno ricevuto dalle principali banche italiane ed europee e da CDP e SACE rafforza la nostra convinzione che il sistema bancario e le istituzioni devono sostenere le imprese italiane ed europee per favorire la loro competitività e per ridurre un evidente gap tecnologico, figlio di politiche industriali troppo attendiste; stiamo assistendo ad una epocale fase di transizione energetica e industriale, che rischia di travolgere un sistema produttivo che non è stato finora capace di adattarsi, in tempo utile, ad un cambiamento che è oramai irreversibile, che è inutile tentare di fermare o rimandare”.