Come sta l'auto elettrica in Europa? Ecco lo strumento che lo dice
L’auto elettrica in Europa sta rallentando? Un nuovo strumento interattivo dell’ACEA aiuta a capirlo con dati aggiornati e interessanti
La transizione verso la mobilità elettrica è da sempre uno dei pilastri della strategia europea per la decarbonizzazione, ma come sta andando l'intero Continente in questo grande progetto?
I numeri degli ultimi tempi raccontano una storia meno rosea del previsto e per fare chiarezza in maniera definitiva, l’ACEA (European Automobile Manufacturers’ Association) ha lanciato un nuovo tracker interattivo che raccoglie e aggiorna costantemente i principali indicatori legati all’elettrificazione: immatricolazioni, infrastrutture, prezzi di ricarica e diffusione dei veicoli a zero emissioni.
Lo strumento è stato pensato per giornalisti, analisti e stakeholder del settore auto, con l’obiettivo dichiarato di allineare le decisioni politiche alla realtà del mercato, ma è utile anche ai privati per vedere in che direzione stanno andando tutti i principali Paesi europei.
Una mappa per capire lo stato della transizione
Il tracker di ACEA consente di monitorare, Paese per Paese, l’evoluzione della mobilità elettrica in Europa e alcuni segnali sono tutt’altro che rassicuranti. Per la prima volta nella sua giovane storia, infatti, la quota di mercato delle auto 100% elettriche ha subito un calo, passando dal 14,6% nel 2023 al 13,6% nel 2024.
Tesla Model 3 Long Range
Ma non solo. Anche sul fronte delle infrastrutture, infatti, il divario tra obiettivi e realtà resta ampio. L’Unione Europea punta ad avere 8,8 milioni di punti di ricarica pubblici entro il 2030, ma oggi siamo fermi a circa 880.000.
Significa che, per raggiungere l'ambizioso traguardo, bisognerebbe moltiplicare per dieci l’infrastruttura in soli cinque anni, visto anche che il rapporto medio attuale è di una colonnina pubblica ogni cinque auto elettriche, e la situazione peggiora se si includono anche le ibride plug-in e i veicoli commerciali elettrici, che competono per le stesse risorse.
Colonnine Ewiva con ricarica tramite Pos
Infine anche i costi di utilizzo restano un problema. In molti paesi europei, ricaricare un’auto elettrica sulle reti pubbliche è oggi più costoso che fare il pieno a un’auto termica: una contraddizione che rischia di minare la competitività della mobilità a zero emissioni.
Durante la conferenza di presentazione della mappa europea, la Direttrice Generale di ACEA, Sigrid de Vries, ha commentato questi dati spiegando che la transizione non sta accelerando come si sperava, e i costruttori non possono farsi carico da soli di questo cambiamento. Mancano, infatti, incentivi stabili, e le autorizzazioni per le infrastrutture procedono a rilento e con costi elevati.
Wallbox e colonnine Elecq
Il nodo trasporti pesanti
Particolarmente critica, poi, è anche la situazione del trasporto su gomma. I veicoli commerciali e industriali a zero emissioni rappresentano oggi solo il 3,5% delle nuove immatricolazioni. Per rispettare gli obiettivi europei in termini di CO₂, questa percentuale dovrebbe salire fino al 35% entro il 2030, un traguardo che, allo stato attuale, appare molto distante.
A rendere tutto più complesso, poi, è la mancanza di infrastrutture di ricarica dedicate ai veicoli pesanti. Oggi, in tutta l’Unione Europea, esistono solo poche centinaia di colonnine adatte a ricaricare camion elettrici e, secondo le stime dell’ACEA, ne servirebbero almeno 35.000 in cinque anni, a cui si dovrebbero aggiungere circa 2.000 stazioni di rifornimento per l’idrogeno con capacità adeguata. In pratica, andrebbero installate in media 500 colonnine per camion ogni mese, da qui al 2030.
Volvo FM elettrico
E in Italia?
Anche l’Italia fatica a tenere il passo. La rete di ricarica pubblica è in espansione, ma resta distante dagli standard europei più avanzati. I costi per la corrente continua, poi, sono tra i più alti d’Europa, e la quota di mercato dei veicoli elettrici nel nostro Paese è ancora inferiore alla media UE.
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