Finalmente l'Europa sa dove cercare le terre rare
Un progetto dell'Ue mostra decine di giacimenti sfruttabili in modo sostenibile. Così si allenta la dipendenza dalla Cina
La tanto temuta crisi delle terre rare, da oggi, fa un po' meno paura. Almeno all'Europa, che ha completato il progetto REEsilience, lanciato nel 2022, con il quale ha cercato di stilare una lista di tutti i giacimenti di terre rare classificandoli in base a criteri di rischio ambientale, sociale e, in generale, di fattibilità.
Ecco, il report dice che ci sono 149 giacimenti in tutto il mondo e che in Europa ce ne sono parecchi che potrebbero essere sfruttati in modo sostenibile. Sono sufficienti per soddisfare le richieste del Vecchio Continente.
Il ruolo centrale dell'Europa
Il progetto REEsilience è stato finanziato dall'Unione europea e dall'UKRI, il fondo britannico che sostiene la ricerca e l'innovazione. Ha messo in evidenza che molte fonti di terre rare in regioni ecologicamente sensibili, come alcune zone del Brasile, dell'Africa centrale e del Sud-est asiatico, presentano notevoli rischi ambientali e sociali.
Al contrario, i giacimenti situati in Paesi come Norvegia, Svezia, Finlandia, Canada e Australia presentano rischi inferiori, offrendo profili geologici favorevoli. Il complesso norvegese Fen, per esempio, è stato identificato come un sito particolarmente promettente grazie alle sue dimensioni e alla qualità del minerale. Anche la Groenlandia si distingue come fonte di terre rare a basso rischio.
Il motore elettrico GM Ultium
Una catena stabile, oltre che sostenibile
Oltre a mappare le fonti, il progetto ha sviluppato un modello di simulazione degli scenari futuri della catena di approvvigionamento che include anche potenziali interruzioni e strategie di resilienza come l'aumento del riciclo e l'estensione del ciclo di vita del prodotto.
Willem Auping, professore dell'università olandese TU Delft ha osservato: "La modellazione di simulazione di sistemi incerti come le catene di approvvigionamento globali dei metalli può davvero aiutare a comprendere le sfide future di questi sistemi e come superarle". I primi risultati suggeriscono che, sebbene gli shock di approvvigionamento possano innescare volatilità dei prezzi, misure di resilienza strategica mitigherebbero sostanzialmente questi impatti.
Ma in concreto cosa succederà? Il progetto terminerà ufficialmente a giugno del 2026. In questo ultimo anno cercherà di costruire una filiera europea per le terre rare che sia efficiente e sostenibile. L'obiettivo è chiaro: da una parte si vuole allentare la dipendenza dalla Cina, che ha un ruolo egemonico, dall'altra si vuole rafforzare un settore, quello della produzione di magneti per motori elettrici e non solo, che ha un valore strategico nella transizione ecologica.
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