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Elettrificare un’auto d’epoca: vale davvero la pena?

Chi ama le auto d’epoca oggi ha una scelta in più, che però non mette tutti d’accordo

Totem GT Electric

Un’auto d’epoca non è una solo "macchina": è un frammento di storia su quattro ruote, capace di raccontare epoche passate attraverso linee che definiscono un certo corso di stile, il rombo del motore o il profumo degli interni. È memoria, emozione e, in alcuni casi, può avere alto valore economico.

Negli ultimi anni, un numero crescente di officine specializzate - startup e grandi marchi - ha iniziato a proporre una interpretazione che ambisce di unire questa tradizione all'innovazione elettrificata: convertire le auto classiche in veicoli elettrici.

Aziende nuove, e non

Nel Regno Unito, aziende come Everrati e Lunaz Design stanno attirando l’attenzione. La prima ha trasformato modelli come la Porsche 911 (964) e la Mercedes SL Pagoda in EV di lusso, capaci di accelerazioni brucianti e autonomie oltre i 300 km (non troppi in effetti).

<p>Mercedes-Benz SL

Mercedes-Benz SL "Pagoda" by Everrati

<p>Range Rover

Range Rover "007 1983" by Lunaz

Lunaz, invece, punta a restauri su misura su base Rolls-Royce o Jaguar d’epoca, con finiture di altissimo livello.

<p>La Rolls Royce Phantom V EV realizzata da Lunaz</p>

La Rolls Royce Phantom V EV realizzata da Lunaz

Totem GT Electric

Totem GT Electric

Su Motor1 vi abbiamo anche raccontato dell'italiana Totem GT Electric, lo spettacolare remake della l’Alfa Romeo Giulia GT.

Anche i grandi costruttori si stanno muovendo: Volkswagen, ad esempio, ha presentato la e-Beetle, una versione elettrica ufficiale dello storico Maggiolino (82 CV e un’autonomia pensata per l’uso urbano), mentre BMW ha esplorato strade simili con progetti speciali su base MINI.

Perché elettrificare un’auto classica?

Ci possono essere diversi motivi che spingono appassionati e collezionisti a scegliere la conversione elettrica. La difficoltà a reperire ricambi, il costo de restauro meccanico, di solito, sono il primo scalino. Le prestazioni "immediate" invece, piacciono a colore che amano il look classico ma le accelerazioni istantanee: i motori elettrici offrono coppia immediata e grande fluidità nella guida. Inoltre, senza olio, filtri o sistemi di raffreddamento complessi, la manutenzione si riduce drasticamente.

Un altro aspetto da considerare, più al passo con i tempi in cui viviamo, riguarda le regole di accesso ad alcune città. Pensiamo alle ZTL, sempre più numerose e con regole stringenti. Qui l'accesso è consentito solo ai veicoli a basse o a zero emissioni e così anche le auto d’epoca convertite hanno un senso particolare.

Le critiche: autenticità e costi

Naturalmente, non tutti vedono di buon occhio questa trasformazione. Organizzazioni come la FIVA (Fédération Internationale des Véhicules Anciens) sollevano giustamente dubbi sull’autenticità: per i puristi, sostituire il motore originale significa snaturare il valore storico del veicolo.

Molti restauratori rispondono garantendo conversioni reversibili. Tutto l’impianto elettrico può essere rimosso per riportare l’auto allo stato originale, proteggendo così il suo valore collezionistico.

E poi c'è il prezzo: un restauro elettrico professionale costa almeno 20.000 euro (per kit base) e può superare i 300.000 euro per i progetti su misura. Il mercato, comunque, si sta evolvendo e c'è chi propone kit standardizzati e processi più rapidi per rendere l'electromod più accessibile, anche se il vero nemico sarà la svalutazione, e con le elettriche per adesso non si può certo parlare di "investimenti".

Secondo le analisi di settore, il mercato globale delle auto classiche elettrificate sarebbe destinato a crescere (nel 2023 ha superato i 200 milioni di dollari), ma visti i i tempi la vigile attesa, forse, potrebbe tornare in voga...

Fotogallery: Totem GT Electric, vista dal vivo con Motor1.com