Il motore elettrico che salva le terre rare dal surriscaldamento
Da Continental, il primo sensore integrato al rotore che riduce l'errore di misurazione da 15 a 3 gradi
Chi ha familiarità con la “temperatura di Curie”, tipica per ogni materiale, sa che oltre questa soglia i magneti permanenti perdono le loro proprietà. Per i motori sincroni a magneti permanenti (PSM) significa che il rotore non deve mai surriscaldarsi troppo per mantenere un'elevata efficienza.
E proprio qui entra in gioco la novità di Continental, che ha sviluppato un sensore capace di misurare per la prima volta la temperatura direttamente all’interno del rotore.
Perché è importante
Finora i motori PSM potevano monitorare la temperatura solo dallo statore, con margini di errore anche di 15 °C. Di conseguenza, per sicurezza venivano utilizzati più magneti permanenti del necessario: un problema che aumentata costi e impatto sull'ambiente.
Il nuovo eRTS (electric Rotor Temperature Sensor), invece, offre una precisione di misurazione migliorata, con un errore ridotto a soli 3 °C, permettendo di impiegare meno neodimio e praseodimio, elementi rari e costosi importati in gran parte dalla Cina.
Il sensore di temperatura installato nel rotore
Il risultato è duplice: da un lato un abbattimento dei costi e un minor impatto ambientale, dall’altro la possibilità di sfruttare meglio la potenza del motore senza limitazioni anticipate per timore del surriscaldamento.
Come funziona
Il sistema si compone di due parti: un piccolo sensore installato vicino ai magneti nel rotore, capace di misurare fino a 150 °C, e un’unità esterna che riceve i dati tramite ultrasuoni e li invia poi all’inverter.
Curiosità: lo stesso collegamento ultrasonico non serve solo per trasmettere le informazioni, ma anche per alimentare il sensore.
I due componenti del sistema di sensori di temperatura ERT
Fotogallery: Sensore di temperatura Continental eRTS
Fonte: Continental via Autocar
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