Ho attraversato l’Europa in auto elettrica senza problemi di ricarica
Dalla Romania alla Svizzera, il collega americano di InsideEVs US sperimenta (con soddisfazione) il viaggio elettrico nel Vecchio Continente
Dopo aver guidato dalla Romania alla Svizzera a bordo di diverse auto elettriche, giungo alla conclusione che la ricarica in Europa non è un problema. Quindi, se la paura di non trovare abbastanza colonnine vi frena dal comprare vetture a batteria, sappiate che quell’ostacolo non esiste più, soprattutto vicino a città di medie dimensioni.
Partecipare all’Eurocharge di Schaeffler — un grande road trip elettrico tra i passi alpini e alcune fra le strade più spettacolari del continente — mi ha dimostrato che si possono affrontare lunghi viaggi a zero emissioni con la tranquillità che, ovunque ci si fermi, una stazione di ricarica rapida non sarà mai troppo lontana. Ecco come ho dimostrato che la cosiddetta “ansia da autonomia” appartiene al passato, almeno da questa parte dell’Atlantico.
Il viaggio
Siamo partiti da Bucarest, dove l’infrastruttura di ricarica non è certo al livello dell’Europa occidentale, e la strada si è messa subito in discesa. Il primo giorno, alla guida della Volkswagen ID.4, abbiamo persino saltato un paio di ricariche previste, perché la batteria era ancora sufficiente. In generale, il tutto è stato sorprendentemente semplice, anche affidandoci alle sole stazioni OMV eMotion, partner ufficiale del tour, presenti nei Paesi attraversati. Ma ci sono molte altre reti valide: la più diffusa e affidabile resta Ionity. Oggi, per un viaggio elettrico, basta davvero qualche minuto di pianificazione.
L’Eurocharge del collega americano Andrei Nedelea parte in Romania
Certo, non è immediato come salire su un’auto a benzina e partire sapendo che si troveranno distributori ovunque. Ma i navigatori di bordo tracciano automaticamente il percorso con tutte le soste per la ricarica, indicano lo stato della batteria all’arrivo, alternative a un’eventuale colonnina fuori servizio e perfino il numero di stalli disponibili.
Nei primi due giorni abbiamo percorso soprattutto autostrade procedendo alla velocità di 130 km/h, seppur consumando più autonomia WLTP della dichiarata. Ma non è stato un problema: tra Romania, Ungheria e Austria — dove abbiamo continuato a usare quasi solo OMV eMotion — anche la piccola Hyundai Inster, la vettura del tour con batteria più piccola e range minore, ha permesso di coprire centinaia di chilometri quotidiani.
La seconda sera siamo arrivati nelle Alpi austriache, vicino a Saalbach, punto di partenza perfetto per esplorare i celebri passi di montagna. Il più noto e spettacolare è il Grossglockner, con scenari mozzafiato e curve capaci di mettere in luce i limiti di qualsiasi telaio. La prima volta l’ho affrontato con l’Audi A6 e-tron Quattro: potente, agile e con sospensioni pneumatiche adattive impeccabili nel contenere il rollio.
Fotogallery: Eurocharge 2025
Mi aspettavo un’ottima prova dall’A6, ma non dalla Hyundai Inster, che ho guidato nella seconda salita al Grossglockner. Pur avendo un design che sembra uscito dal film Cars (basterebbero due occhi sul parabrezza) è sorprendentemente stabile, con sterzo preciso e sufficiente spunto per far pattinare leggermente le ruote in uscita di curva. Il parabrezza alto regalava la miglior visuale possibile su vette e ghiacciai innevati: non avrei voluto essere su nessun’altra auto, sensazione che non immaginavo.
Poi è toccato alla Mazda 6e, berlina elettrica a trazione posteriore imparentata con la Changan Deepal 07. Il modello provato montava una batteria da 66 kWh e un singolo motore da 254 CV. Si tratta di una berlina relativamente leggera (1.952 kg) che, come da tradizione Mazda, regala un’ottima guida. Anche i consumi sono interessanti: nel giorno in cui ho attraversato i passi Furka e Grimsel, con guida brillante, ho registrato una media di 3,5 miglia/kWh (circa 17,8 kWh/100 km), fino alla tappa notturna ad Arosa lungo una spettacolare strada di 20 km.
Se solo la posizione di guida fosse più bassa e il volante avesse una regolazione in profondità maggiore… È l’unico vero difetto di una vettura che ha attirato molti sguardi, tanto che diversi curiosi ci hanno chiesto informazioni sui passi montani, cosa mai successa con le altre elettriche del viaggio.
Capitolo ricarica
In 6 giorni di tour la ricarica non è stata mai un problema. Anche spingendo un po’ di più sulle salite e consumando più del previsto, non abbiamo mai provato ansia d’autonomia. Le discese restituiscono buona parte dell’energia e le colonnine ultrarapide da oltre 300 kW lungo le arterie principali permettono di arrivare all’80% in pochi minuti, senza la sensazione di dover attendere.
La lezione? Si può guidare un’auto elettrica, persino con una batteria piccola come quella della Inster, su uno o più passi alpini senza preoccuparsi della ricarica. Prima di partire temevo che la necessità di pianificare le soste potesse rovinare il viaggio, ma non è stato così. Serve solo un minimo di programmazione: per il resto è un normale road trip, qualunque sia il tipo di motore.
Se puoi attraversare le Alpi a zero emissioni, divertirti su strade mozzafiato e non farti rovinare l’esperienza dall’ansia di ricarica, significa che puoi sostituire la tua attuale auto termica con una elettrica, a prescindere dai chilometri che percorri ogni giorno, settimana o anno. Tenere la vecchia auto finché funziona è sensato e sostenibile, ma quando arriverà il momento di cambiarla, un’elettrica offre meno compromessi e molti più vantaggi di quanto si pensi.
Per esempio, il giorno in cui ho guidato la Mazda 6e abbiamo coperto 493 km spendendo tra 40 e 79 euro, a seconda della tariffa (che può variare persino all’interno della stessa rete). Una sola ricarica di 17 minuti a una colonnina Ionity da 300 kW è bastata per arrivare all’81%: giusto il tempo di uno spuntino e una pausa dopo tante ore al volante.
Va detto che le temperature variavano tra i 10 e i 25 °C, ideali per le batterie. In piena estate o in inverno rigido l’autonomia può calare di oltre il 30%. Però, con un minimo di pianificazione, non è un problema. Magari il prossimo Eurocharge ci porterà nel grande nord europeo in inverno per testare queste condizioni estreme.
Per ora, quest’esperienza dimostra che il futuro può essere elettrico, senza troppe scuse. Almeno in gran parte d’Europa. Ora non resta che attendere che il resto del mondo si metta al passo.
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