L’auto elettrica ha bisogno di incentivi, ora più che mai
Il 2026 si apre con le vendite in calo rispetto a dicembre e novembre, quando gli automobilisti potevano sfruttare i bonus. E adesso?
Tornano gli incentivi ai veicoli elettrici. Ma non alle auto: il bonus è riservato ai cosiddetti quadricicli, ossia vetturine di categoria L6e e L7e, più comunemente conosciute come microcar o minicar.
In attesa del decreto attuativo, il contributo dovrebbe consistere in uno sconto del 30% (fino a 3.000 euro) sul prezzo finale, che sale al 40% (fino a 4.000 euro) in caso di “rottamazione di un veicolo delle medesime categorie”, posseduto da almeno 12 mesi e con classe ambientale Euro 0-3.
E per le quattro-ruote tradizionali? Nulla. Dopo i 9.000-11.000 euro lanciati (ed esauriti) a fine ottobre, gli incentivi all’acquisto di auto elettriche non torneranno, almeno per ora. Anche perché il bonus era finanziato con fondi del Pnrr, da spendere entro la metà di quest’anno. Insomma, non si trattava di una misura statale, bensì di una misura europea una tantum.
Le vendite di auto elettriche in Italia negli ultimi 6 mesi
Eppure i dati sulle vendite di gennaio dimostrano che, ora più che mai, le zero emissioni hanno bisogno di aiuto. Il primo mese del 2026 si apre con – da un lato – una crescita del 40% rispetto allo stesso periodo del 2025, ma – dall’altro – un calo in confronto a novembre e dicembre scorsi, quando gli automobilisti potevano ancora presentarsi in concessionaria coi voucher da sfruttare. I numeri in tabella dimostrano come gli incentivi siano capaci di raddoppiare le consegne.
| Mese | Vendite di auto elettriche |
Quota di mercato |
| Gennaio 2026 | 9.446 | 6,6% |
| Dicembre 2025 | 12.078 | 11% |
| Novembre 2025 | 15.304 | 12,2% |
| Ottobre 2025 | 6.331 | 5% |
|
Settembre 2025 |
7.190 | 5,6% |
|
Agosto 2025 |
3.306 | 4,9% |
“Prezzi ancora elevati”
Altri Paesi europei, come Francia, Germania e Spagna, hanno invece confermato i contributi; l’Italia non può restare indietro. Lo spiega anche Roberto Pietrantonio, presidente di Unrae, l’associazione che pubblica i dati mensili sulle immatricolazioni:
“In una fase particolarmente delicata per l’automotive europeo, è fondamentale che l’Italia possa dialogare con i principali partner europei partendo da riferimenti comuni. Oggi il mercato italiano delle ECV (BEV + PHEV, ndr) si attesta intorno al 15,3%, contro il 27% o 30% di Paesi come Francia e Germania, che rappresentano interlocutori chiave nelle prossime discussioni sul futuro del settore.
Per colmare questo divario servono strumenti concreti ed efficaci: una riforma mirata della fiscalità delle flotte aziendali (intervenendo su detraibilità dell’Iva, deducibilità dei costi e tempi di ammortamento) può dare un impulso immediato al mercato, accelerare il rinnovo del parco circolante e favorire la diffusione dei veicoli a zero e basse emissioni, nel rispetto di un approccio pragmatico e di neutralità tecnologica”.
Leapmotor T03, l’auto elettrica più venduta in Italia a gennaio
Sulla stessa lunghezza d’onda è Motus-E: “Sul piano europeo – si legge in un comunicato – gli ultimi dati disponibili indicano che nell’intero 2025 la quota di mercato delle auto elettriche ha raggiunto il 20,1% in Francia, il 19,1% in Germania, il 9% in Spagna e il 23,5% nel Regno Unito. Lo scorso anno la market share dei veicoli full electric in Italia si era attestata al 6,2%”.
“I primi mesi del 2026 – aggiunge il presidente Fabio Pressi – continueranno a beneficiare della corsa agli incentivi di ottobre, ma in prospettiva il ritardo sulla mobilità elettrica dell’Italia rischia di tornare ad aumentare”.
Serve un “intervento sulla fiscalità delle flotte aziendali, caldeggiato da numerosi stakeholder nel Tavolo Automotive di venerdì scorso, anche in considerazione dei target proposti da Bruxelles per questo decisivo canale di mercato, che in Italia poggia ancora su un impianto normativo fermo agli anni ‘90”.
Fa eco Davide Galli, omologo di Federcarrozzieri: “I dati confermano ancora una volta come i prezzi delle auto elettriche siano oggi troppo elevati in Italia e, senza aiuti statali, per una larga fetta di popolazione sia impossibile acquistare una vettura elettrica”.
“Gli incentivi varati lo scorso anno dal Governo sono quindi positivi anche perché consentono di rinnovare l’anziano parco auto italiano, dove l’età media dei veicoli è di circa 13 anni, con quasi un quarto delle auto circolanti che rientra nella fascia più inquinante euro 0-3.
Gli incentivi ai cittadini per l’acquisto di nuove auto a basse emissioni non solo consentono di ridurre l’impatto dell’inquinamento causato dal trasporto privato, ma hanno ripercussioni positive anche sulla sicurezza stradale, grazie agli standard garantiti dalle vetture di nuova generazione che permettono di ridurre il numero di sinistri e le conseguenze degli incidenti, con risparmi per la collettività”.
Wallbox di ricarica per auto elettriche
Almeno c’è il bonus colonnine
Di contro, il Governo prevede un bonus sulle colonnine: “Al Tavolo dello scorso 30 gennaio abbiamo evidenziato, tra gli altri provvedimenti, la bontà del pacchetto di incentivi di cui i cittadini potranno usufruire per l’installazione delle infrastrutture di ricarica domestiche e condominiali, che riteniamo essere uno strumento importante per avvicinare sempre più i consumatori alla mobilità elettrica”, è il giudizio di Roberto Vavassori, presidente di Anfia.
Basterà per riportare l’auto elettrica sui binari giusti, anche in vista degli obiettivi 2035?
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