Così l'auto elettrica farà risparmiare sulla bolletta
Usando la batteria di un veicolo come sistema di accumulo, si può contrastare l'aumento dei costi dell'energia
Con le tensioni geopolitiche e l’instabilità dei mercati energetici, i prezzi dell’elettricità stanno tornando a salire in molte parti del mondo. In questo scenario, alcune tecnologie legate alle auto elettriche possono contrastare, almeno parzialmente, gli aumenti.
Servono veicoli “compatibili”, impianti di accumulo di un certo tipo e una normativa adeguata, che consentano di sfruttare al massimo certe opportunità offerte dalle vetture a batteria. Condizioni che non si verificano dappertutto, ma che si stanno diffondendo.
L’auto elettrica per risparmiare e… guadagnare
Negli Stati Uniti (che su questo fronte sono all’avanguardia), sempre più utenti usano l’auto come sistema di accumulo domestico. Il principio è semplice: si accumula energia prodotta dal sistema fotovoltaico di casa nella batteria della vettura e la si utilizza nei momenti della giornata in cui l’elettricità costa di più.
In certi casi, invece di usarla per sé, l’energia accumulata nella batteria dell’auto può anche essere ceduta alla rete elettrica, guadagnando dei soldi. Esempi illustri di questo modo di utilizzare un’auto elettrica arrivano da Tesla, ma anche altre Case si stanno attrezzando.
Un impianto di accumulo domestico di Tesla
Rispetto a un sistema di accumulo domestico tradizionale i vantaggi sono evidenti. Basti dire che un Powerwall Tesla ha una capacità di 13,5 kWh, una Model 3 o Model Y arriva a 75-80 kWh: a spanne, 6 volte di più. Si capisce quindi che la quantità di energia a disposizione è di gran lunga maggiore.
E in Italia?
Nel nostro Paese la situazione è ancora abbastanza complessa. Dal punto di vista tecnico, la tecnologia esiste: alcune auto elettriche in vendita sul nostro mercato e alcune wallbox sono in grado di gestire la ricarica bidirezionale. Tuttavia, per alimentare davvero una casa con la batteria dell’auto, serve un’infrastruttura specifica, con caricatore bidirezionale e sistemi di gestione dell’energia che coordinino i flussi tra rete, impianto domestico e veicolo.
Il progetto pilota di Nissan sul Vehicle to Grid
Il vero limite, però, è anche legato alla legge. In Italia si deve registrare il proprio impianto fotovoltaico domestico presso il distributore della rete, installare un inverter certificato, avere un contatore bidirezionale e rispettare altri requisiti.
Se con un normale impianto stazionario gli ostacoli si possono aggirare, con un’auto dotata di ricarica bidirezionale le cose sono più complicate per la natura stessa dell’auto, che è una sorta di “batteria mobile” che si attacca e si stacca dalla rete a piacimento. C’è, insomma, una sorta di vuoto normativo.
Aspettando il 2030
Questo non significa che resterà così a lungo. Con l’aumento del peso delle energie rinnovabili e la diffusione delle auto elettriche, le batterie dei veicoli potrebbero diventare una risorsa importante per il sistema energetico italiano. In futuro milioni di auto parcheggiate potrebbero funzionare come una gigantesca rete di accumulo distribuito, capace di stabilizzare la rete e ridurre i costi dell’energia.
Per ora, però, in Italia il Vehicle-to-Home (V2H) resta più una promessa, una tecnologia sperimentale relegata a progetti pilota autorizzati dall’Arera. Insomma, si stanno raccogliendo informazioni per regolamentare la questione in modo adeguato. Si pensa che nel 2030, anche in Italia, l’uso di auto elettriche come sistemi di accumulo domestici sarà possibile e diffuso.
Fotogallery: Nissan Vehicle to Grid
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