Home

News

Mercato e industria

Lo Stretto di Hormuz apre e poi richiude: shock per l’auto elettrica

Dallo zolfo alle plastiche, il blocco dello Stretto colpisce energia e logistica: rischio stop produttivi entro poche settimane

Lo Stretto di Hormuz apre e poi richiude: shock per l’auto elettrica

Foto di: Motor1 Italia visual (AI-assisted)

Eleonora Lilli Eleonora Lilli

Di: Eleonora Lilli

Aggiornato: 9 apr alle 10:31

Aggiungi InsideEVs alle fonti preferite su Google

Condividi

Lo Stretto di Hormuz aveva appena riaperto, dopo l’accordo tra USA e Iran per una tregua, ma la finestra di normalità è durata pochissimo: nella notte, le Guardie della Rivoluzione iraniane hanno deciso di richiudere lo stretto, accusando gli attacchi di Israele in Libano di violare il cessate il fuoco.

Il risultato è immediato e tangibile: secondo i dati di MarineTraffic, al momento non risultano navi in transito. La possibile prosecuzione del blocco rappresenta un test durissimo per l’intera industria automobilistica globale, e in particolare per la filiera delle auto elettriche.

Attraverso questo stretto passa infatti fino al 20% del commercio mondiale di petrolio e gas naturale liquefatto, ma non solo: è un nodo cruciale anche per materie prime e componenti essenziali per le batterie.

Produzione a rischio: settimane di stop per l’auto elettrica

Da un lato la chiusura dello Stretto di Hormuz significa un aumento dei costi energetici: petrolio e LNG più cari significano produzione più costosa, soprattutto in settori energivori come quello siderurgico e automobilistico. Dall’altro lato, le catene di approvvigionamento iniziano a incepparsi: ritardi nelle spedizioni, rotte più lunghe e margini di sicurezza più ampi mettono in crisi i sistemi just-in-time su cui si basa l’intero comparto.

Il punto più critico riguarda però i materiali meno visibili ma fondamentali. I mercati dei prodotti petrolchimici (come plastiche, resine e composti chimici) diventano più instabili e costosi. Ancora più rilevante è il caso dello zolfo: circa metà del trasporto marittimo globale passa dal Golfo Persico, e questo elemento è essenziale nella produzione di batterie per veicoli elettrici. Se il flusso si interrompesse, l’effetto sarebbe diretto sulla disponibilità globale di accumulatori.

Le stime, che arrivano da un’analisi della società di consulenza Berylls by AlixPartners (specializzata nel settore automotive), indicano che le scorte potrebbero reggere per circa otto settimane.

Oltre questa soglia, il rischio concreto è quello di rallentamenti o addirittura stop produttivi in diverse parti del mondo. L’esperienza recente della crisi dei chip, con mesi di attese e prezzi alle stelle, è un precedente che il settore non può ignorare. Il blocco dello stretto rischia quindi di trasformarsi da crisi regionale a shock globale per l’industria.

Lo stretto aperto e poi chiuso: cosa sta succedendo davvero

La situazione resta estremamente fluida e incerta. Dopo una breve riapertura seguita all’accordo, il nuovo blocco imposto dall’Iran ha riportato lo scenario al punto di partenza, se non peggio. Le autorità iraniane hanno inoltre segnalato la presenza di mine marine in alcune aree, aumentando ulteriormente il livello di rischio per la navigazione.

Per questo sono state indicate due rotte alternative: una in ingresso, dal Golfo dell’Oman verso nord passando per l’isola di Larak e poi nel Golfo Persico; e una in uscita, che prevede il passaggio a sud della stessa isola prima di dirigersi verso l’Oman. Si tratta però di percorsi più complessi e potenzialmente meno efficienti, che contribuiscono ad allungare i tempi e aumentare i costi.

Il messaggio lanciato dalle Guardie Rivoluzionarie è che la sicurezza marittima non è garantita lungo la rotta principale. E questo basta, anche senza un blocco totale permanente, a generare un effetto domino su assicurazioni, logistica e pianificazione industriale.

Leggi anche

Stellantis vuole costruire le Leapmotor in Canada

La guerra in Iran riaccende l’interesse per l’idrogeno verde (in Cina)

Condividi quest'articolo

DI TENDENZA

L’aereo elettrico che decolla in verticale promette costi da auto privata

L’aereo elettrico che decolla in verticale promette costi da auto privata

Auto elettriche usate, perché si svalutano così in fretta?

Auto elettriche usate, perché si svalutano così in fretta?

Ricarica elettrica, perché le colonnine fanno così tanto rumore?

Ricarica elettrica, perché le colonnine fanno così tanto rumore?

Geely E2 vs Citroen e-C3, duello tra elettriche a basso costo

Geely E2 vs Citroen e-C3, duello tra elettriche a basso costo

ULTIMI ARTICOLI

Consigliati per te



Le elettriche cinesi costano 10.000 euro in meno da produrre: i dazi non bastano



Batteria dell'auto elettrica, l'IA svela quanta vita resta



Le Case cinesi non investono in Italia. Mancano le fabbriche



Anodi al silicio, nessuno dice qual è il vero motivo per cui si degradano



Auto elettrica economica: ora la sfida è fissata a 15.000 euro



Questa batteria di casa promette di tenere accesa tutta l’abitazione da sola



Salone di Parigi: l'invasione delle Case cinesi fa davvero paura?