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Perché in Cina l'auto elettrica non fa paura

Diverso modo di usare l'auto, ma anche ricarica facile ed economica e tanta scelta rendono la mobilità a zero emissioni la normalità

Xpeng G6 MY 2026
Foto di: Xpeng

Se vai in Cina, ti rendi conto che ormai l’auto elettrica è di gran lunga la più diffusa nelle strade. Almeno nelle grandi città. Nel più grande mercato del mondo, ansia da autonomia e da ricarica sembrano concetti superati. Ma com'è possibile? I motivi sono tanti.

Abbiamo parlato con tassisti, operatori di ride-hailing, ma anche con la gente comune, con persone che l’auto la usano semplicemente per spostarsi. E quello che emerge è un quadro molto diverso da quello europeo: qui l’elettrico non è un’alternativa, è la normalità. Ecco perché.

Un’offerta completa (e accessibile)

Il primo motivo per cui in Cina si comprano tante auto elettriche (nel 2025 la quota di mercato è stata del 35%, ma è salita al 50% se si considerano anche PHEV ed EREV) è la tanta scelta. In ogni segmento e categoria ci sono molti modelli elettrici: dalle citycar ultracompatte ai SUV di grandi dimensioni, passando per berline, station wagon e perfino MPV familiari.

Wuling Mini EV (2026)

Wuling Mini EV (2026)

Foto di: Wuling

Non è solo una questione di varietà, ma anche di prezzo. Molti modelli hanno costi comparabili – se non inferiori – a quelli delle equivalenti con motore termico. Questo è il risultato di una strategia iniziata anni fa, quando il Governo e l’industria locali hanno deciso di puntare. Oggi quella scommessa si è tradotta in un’offerta completa e in grado di rispondere alle esigenze reali degli automobilisti.

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Un modo diverso di usare l’auto

In Cina l’elettrico tira anche per altre ragioni. Nel Paese del Dragone l’utilizzo delle auto è diverso rispetto all’Europa. Soprattutto nelle grandi aree urbane (dove si concentra più del 70% della popolazione) le percorrenze medie giornaliere sono più basse, i tragitti più brevi e prevedibili, e l’uso è fortemente orientato alla città.

Traffico intenso, velocità medie ridotte e spostamenti casa-lavoro relativamente contenuti fanno sì che l’autonomia richiesta sia inferiore rispetto agli standard europei. Meno chilometri da percorrere significano meno paura di rimanere senza energia.

Ricarica: costi bassi e infrastruttura capillare

Poi c’è la questione ricarica. In Cina non è solo diffusa: in un certo senso è ovunque. Le statistiche dicono che il 65% dei punti di ricarica pubblici del mondo si trova all’ombra della Grande Muraglia (e in un anno si è registrata una crescita del 30%). È un dato che fa impressione, anche per le potenze che si raggiungono. E il bello è che in strada non si vedono colonnine. Sono tutte concentrate nei parcheggi multipiano dei centri commerciali o in altre aree facilmente accessibili. Anche in autostrada le colonnine sono diffuse capillarmente.

BYD colonnine ricarica

Le colonnine di ricarica da 1.000 kW di BYD

Foto di: CarNewsChina

E parlando di wallbox e ricarica privata, i dati sono ancor più impressionanti. C’è stata una politica precisa per installare punti di ricarica in tutti i condomini. Si parla di oltre 10 milioni ma anche in questo caso i numeri sono in fortissima crescita.

Anche i costi giocano un ruolo decisivo. Ricaricare un’auto elettrica in Cina costa pochissimo. In base all’operatore, all’orario e al luogo, ricaricare presso una colonnina pubblica costa l’equivalente in media di 10 euro. Spesso anche meno. Ricaricare a casa costa tra i 2 e i 5 euro. La benzina costa molto meno che da noi (1,1 euro circa al litro), ma con l’elettrico il risparmio resta evidente.

Denza D9 con 2 porte di ricarica

Denza D9 con 2 porte di ricarica

Analogie e differenze

Ora, le differenze tra Europa e Cina sono enormi e, in buona parte, incolmabili. Il mix energetico, gli incentivi statali, gli investimenti delle Case e delle aziende che lavorano nel campo della ricarica non sono paragonabili al panorama del Vecchio Continente.

Però, visto che anche qui da noi l’obiettivo è di rendere il parco circolante completamente elettrico in tempi brevi, guardare alle mosse messe in campo dalla Cina per promuovere la mobilità a zero emissioni può dare spunti utili. Insomma, per una volta, invece di essere copiati forse è meglio se ci mettiamo a copiare. Sperando che sia un caso isolato.

Fotogallery: Xpeng G6 MY 2026