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Ricarica e colonnine
Le prese di ricarica cadono dal cielo: 20 auto ricaricate
Nel Quick Turnaround Facility di Portland ChargePoint installa 10 charger da 200 kW overhead per elettrificare le flotte a noleggio in spazi saturi.

Foto di: ChargePoint
Fabio Gemelli 
Di: Fabio Gemelli
20 ago alle 12:00
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Venti auto elettriche a noleggio collegate insieme, mentre scorrono sotto a una struttura di ricarica sospesa, senza una sola colonnina in mezzo alle corsie. All’aeroporto statunitense di Portland (PDX) questo scenario è già realtà: nel Quick Turnaround Facility sono stati attivati caricabatterie rapidi overhead dedicati alle flotte.
ChargePoint ha installato 10 dispenser fast a doppia porta da 200 kW, montati sopra le vetture con cavi retrattili, in grado di servire fino a 20 veicoli elettrici contemporaneamente. Il sistema libera spazio a terra, contiene i costi di cablaggio e permette di ricaricare gli EV nel breve intervallo tra un noleggio e l’altro, diventando un banco di prova per l’elettrificazione dei rental negli aeroporti.
Ricarica overhead a Portland: come funziona il sistema per 20 EV
Il cuore dell’impianto di PDX è la struttura overhead ChargePoint del Quick Turnaround Facility, l’area in cui le auto tornano dal noleggio per pulizia e preparazione. Sopra le corsie operative sono stati installati 10 fast charger dual-port da 200 kW, con due punti di ricarica per unità, così da servire in parallelo 20 stalli dedicati alle elettriche.
I cavi scorrono in una gestione retrattile, restando sollevati finché un operatore non li abbassa per collegare la presa alla vettura, poi risalgono riducendo ingombro e rischio di danneggiamento. Per le società presenti a Portland, da Alamo a Hertz e Sixt, significa usare un’infrastruttura comune che si integra nel ciclo operativo del QTA, senza rivoluzionare la logistica interna dei flussi.
Vantaggi della ricarica sospesa per flotte a noleggio e aeroporti
La ricarica sospesa consente di recuperare metri preziosi a livello del suolo, dove normalmente stazionano colonnine, barriere e canaline. Nel caso di PDX, la scelta overhead ha limitato le opere di scavo e canalizzazione, con meno cablaggi da proteggere nelle corsie attraversate ogni giorno da centinaia di veicoli, riducendo anche il rischio di urti all’hardware di ricarica evidenziato dal responsabile rental car dell’aeroporto.
Questo modello interessa anche contesti europei con parcheggi multipiano e hub ad alta rotazione, dai terminal come Fiumicino ai nuovi power hub ad alta potenza in sviluppo. Le stesse logiche di ottimizzazione dello spazio e dei flussi si ritrovano nelle soluzioni per ricarica rapida di grandi flotte e nei progetti che integrano stazioni multi-veicolo con batterie di accumulo, come mostrano anche i nuovi hub con sistemi di storage.
Un blueprint per aeroporti e hub di mobilità anche in Europa
ChargePoint descrive PDX come un modello replicabile per altri aeroporti, soprattutto dove lo spazio a terra è saturo e le flotte a noleggio puntano ad aumentare rapidamente la quota di EV. L’idea di spostare in alto la potenza ricorda soluzioni viste in hub per mezzi pesanti e nei progetti di ricarica a bordo strada, come quelli testati a York per aumentare i punti di ricarica senza occupare marciapiedi.
Negli scali europei e italiani, dove si moltiplicano i posti auto predisposti per le elettriche, sistemi overhead potrebbero affiancare le classiche colonnine, soprattutto nei parcheggi multipiano destinati a car rental e car sharing. Le esperienze maturate su infrastrutture complesse, come l’installazione di stazioni di ricarica veloce in spazi vincolati o i nuovi sistemi fast modulari di ChargePoint, indicano che la sfida è integrare potenza elevata, gestione dei cavi e sicurezza in un layout che non ostacoli i flussi di veicoli.
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