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Coronavirus, alla fine si ferma anche Tesla a Fremont (e la Model Y)

Dopo il braccio di ferro con la California Musk stoppa lo stabilimento dal 24 marzo, ma tira dritto sulle batterie in Nevada

tesla fremont factory aerial

Alla fine anche Tesla si è dovuta fermare davanti al Coronavirus. Dopo il braccio di ferro dei giorni scorsi, con il patron Elon Musk in prima contro le autorità californiane, la Casa è tornata sui suoi passi e ha annunciato nelle scorse ore lo stop a partire dal 24 marzo della Gigafactory di Fremont (10.000 occupati e 415.000 auto prodotte all’anno) e della fabbrica di Buffalo, dove realizza i pannelli fotovoltaici per i tetti delle case. Curiosamente, allo stato non è stato comunicato nulla in merito a un’eventuale fermata dello stabilimento dedicato alle batterie in Nevada.

Un freno alla Model Y

La decisione di sospendere le attività a Fremont arriva proprio nel momento in cui lo stabilimento sta spingendo sull’acceleratore sulla produzione della Model Y, auto che secondo lo stesso Elon Musk potrebbe registrare una domanda superiore a tutti gli altri modelli di Tesla messi insieme.

elon musk

Il SUV/crossover californiano sarà prodotto anche in Cina, a Shanghai, ma non prima del 2021. Lo stabilimento cinese, in ogni caso, ha iniziato a lavorare a un ritmo assimilabile a quello pre-coronavirus, con oltre il 91% degli impiegati tornati sulle linee dove viene realizzata la Model 3.

Batterie avanti

Come detto, Tesla ha fermato anche l’impianto di Buffalo dove oltre ai solar roof produce alcuni Supercharger e componenti degli storage domestici impiegando 1.500 persone. Resta aperta per il momento anche la gigafactory in Nevada, dove 7.000 lavoratori producono esclusivamente pacchi batteria.  

Fotogallery: 2020 Tesla Model Y