Gorlier in Senato: “Serviranno 170.000 punti di ricarica e bisogna abbassare il costo dell’energia”. E rispunta il tema occupazione

Nel giorno del via libera definitivo al prestito da 6,3 miliardi di euro per FCA, erogato da Intesa San Paolo e garantito per l’80% da Sace, il gruppo fa anche il punto sul settore in un’audizione (virtuale) in commissione Industria del Senato.

A parlare il numero uno area Emea di FCA, Pietro Gorlier, che accanto alla reiterata richiesta di allargamento degli incentivi alle mild hybrid (con un tetto di prezzo massimo) e per svuotare i piazzali (come in Francia), ha toccato anche alcuni controversi temi legati allo sviluppo dell’elettrico puro.

Il nodo colonnine

Dopo aver fotografato lo stato del mercato, prevedendo a fine anno una contrazione nell’ordine del 35%, e aver ribadito l’importanza di svecchiare il parco circolante - indipendentemente dalla corsa all’elettrificazione - il manager si è soffermato sul tema della ricarica, visto come un potente freno allo sviluppo del full electric.

“Serviranno in Italia 170.000 punti di ricarica, mentre oggi ce ne sono 10.000”, osserva Gorlier, “bisogna accelerare questo processo, altrimenti ci sarà una barriera alle vendite di elettriche con effetto negativo per i costruttori che non riusciranno a venderle, per le emissioni che non si abbasseranno e perché i target europei non potranno essere raggiunti”.

Quanto costa l'energia

Sempre sul fronte ricarica, Gorlier ha puntato il dito su un prezzo dell’energia più alto in Italia rispetto ad altri Paesi europei, e su una ricarica pubblica decisamente più onerosa rispetto al pieno di elettroni fatto a casa.

Un nodo su cui si sta già lavorando, anche se per una serie di fattori sarà impossibile allineare i costi alla colonnina rispetto a una ricarica domestica.

"C'è un problema di costo", rimarca il manager, "non solo un prezzo dell'energia per la ricarica più alto ma anche un costo della ricarica pubblica molto piùalto. Questo pone un problema per l'utente se la ricarica pubblica costa 3 volte la ricarica a casa".

500e la prima

La questione occupazionale

C'è poi un altro passaggio di Gorlier che alimenterà di certo qualche polemica, a proposito della diatriba su occupazione ed eMobility: “C’è il problema della significativa riduzione di manodopera nel settore automobilistico”. Un tema che, al di là dell’incontrovertibile dato delle minori parti in movimento rispetto alle auto termiche, richiede come sempre un’ampia riflessione sul riposizionamento di tutta la filiera.

In ogni caso, il manager ha sottolineato che FCA non sposterà "nessuna produzione all'estero”. Anzi, “la nostra produzione in Italia aumenterà e continuerà ad aumentare considerando i trend di mercato. E' uno degli impegni che abbiamo, avevamo già prima e confermato per il prestito Sace".

"Abbiamo iniziato la produzione del prossimo modello Alfa a Pomigliano (e il riferimento è alla Tonale, ndr), almeno due modelli nuovi di Maserati (elettrica inclusa, ndr) saranno prodotti a Torino. Per l'elettrificazione - conclude - nei prossimi 2-3 anni l'Europa e l'Italia saranno l'area con la maggiore produzione".