L’Arera frena mentre sale la febbre sull’articolo del DL Semplificazioni che vuole la sforbiciata: tutte le ultime novità

Dopo il decreto Rilancio, con il maxi-incentivo per le auto elettriche fino a 10.000 euro, e in attesa del decreto Agosto, che in bozza promette 500 milioni per l’automotive, l’attenzione del mondo eMobility è tutta sul decreto Semplificazioni e sulle sue implicazioni sull’infrastruttura di ricarica.

Accanto alle misure per snellire l’iter di installazione delle colonnine, che al netto di qualche limatura vanno senz’altro nella giusta direzione, il testo in discussione (giovedì 6 il termine per gli emendamenti, dopo l’estate il voto) prevede anche un intervento dell’Autorità per l’Energia (Arera) per tagliare sensibilmente le tariffe per la ricarica pubblica. Un tema sentito e delicato, su cui però l’Authority vuole muoversi con grande prudenza

La frenata

Nella memoria trasmessa in Senato per il giro di audizioni sul decreto, Arera chiede infatti un approfondimento sull’articolo 57, comma 12, che si rivolge appunto all’Autorità per definire tariffe per l’elettricità destinata alla ricarica pubblica che assicurino “un costo non superiore” a quella domestica.

Nel condividere “la finalità di favorire l’uso” delle auto elettriche, l’Autorità ricorda innanzitutto i Focus group alacremente al lavoro con le associazioni di settore, Motus-E in testa, per trovare soluzioni regolatorie innovative in grado di sostenere lo sviluppo della mobilità elettrica. Tuttavia, frena sulla possibilità di intervenire direttamente sulle tariffe, come vorrebbe invece il legislatore, e come auspicano tutti gli automobilisti elettrici.

Palazzo Madama

E in attesa delle suddette soluzioni, sposta l’attenzione su possibili interventi tampone, che potrebbero però scontrarsi con una realtà più complessa rispetto a un ambiente “ideale”. Il tutto, con un monito: lo sviluppo dell’infrastruttura dovrà avvenire “minimizzando le esigenze di sviluppo delle reti”, per non impattare a sua volta sulle tariffe.

Il nodo dei punti di prelievo

In particolare, si legge nel documento depositato in Senato, “l’Autorità considera preferibile che, salvo casi particolari, le infrastrutture di ricarica siano alimentate da punti di prelievo esistenti, non esclusivamente dedicati alla ricarica”.

In sostanza quindi, che la colonnina si appoggi a centri commerciali, supermercati o altri luoghi ad alta frequentazione, dove l’attivazione avverrebbe “in modo più semplice ed economico”, senza “necessità di aprire un nuovo punto di connessione alla rete”.

Un approccio razionale, che porta con sé però alcune criticità pratiche, su tutte quella di mettere d’accordo senza vischiosità operatori ed esercenti, che oltretutto dovrebbero poter garantire l’accesso all’infrastruttura 24 ore su 24.

Quali vantaggi?

Questa strada, a detta di Arera offrirebbe vantaggi “sia per il titolare del punto di prelievo, in termini di minore incidenza delle tariffe di rete e di oneri generali di sistema sul costo medio del kWh ricaricato e di minori contributi di connessione”, sia “per il sistema elettrico nel suo complesso, in termini di minori costi di connessione, di possibili minori impatti sulle reti elettriche locali (…) e di più limitate esigenze di controlli amministrativi per verificare che non si abusi di eventuali tariffe ‘speciali’”.

Tesco Volkswagen EV chargers

E la convenienza per gli utenti? Secondo l’Authority, “i suddetti vantaggi possono contribuire a diminuire il costo di fornitura dell’energia elettrica per il gestore del punto di ricarica e, in ultima analisi, anche il costo del servizio di ricarica per l’automobilista elettrico, senza necessità di introdurre misure tariffarie specifiche”.

Non proprio il risparmio secco che - in una fase ancora abbastanza embrionale della mobilità elettrica, seppure in costante crescita - contribuirebbe ad abbassare il total cost of ownership di un’elettrica per chi, non disponendo di un posto auto, non può beneficiare della tariffa domestica.

Condizioni diverse

L’Autorità ricorda infine che tra ricarica privata e pubblica le condizioni possono essere ben diverse “soprattutto in tema di velocità” e, quindi, “di potenza elettrica richiesta al punto di connessione con la rete”.

Pertanto, “l’auspicato intervento regolatorio, volto ad assicurare un costo dell’energia elettrica per la ricarica in luoghi accessibili al pubblico non superiore a quello previsto per i clienti domestici residenti, non può che essere inteso a parità di condizioni di ricarica”. Il che vuol dire, e la cosa non può certo sorprendere, che non si potrà equiparare il costo tra un kWh “veloce” di una colonnina e uno “lento” caricato a casa.

Tutto ciò premesso, Arera chiede infine di indicare nel decreto un livello massimo dell’agevolazione e le relative modalità di finanziamento, “possibilmente non a carico della bolletta elettrica”, e che gli venga affidata - una volta esplicitato l’obiettivo nella norma di rango primario - la scelta degli strumenti per intervenire sulla questione tariffe. La partita è ancora lunga.