Tutti i dati e le previsioni nell'ultimo report BNEF, secondo cui i Governi devono fare molto di più per centrare la carbon neutrality

L’auto elettrica cresce. E cresce addirittura più del previsto. Lo dice BloombergNEF, che come ogni anno ha pubblicato il suo Electric Vehicles Outlook, mettendo sotto la lente la corsa verso la carbon neutrality al 2050 di molto Governi, che farà leva anche e soprattutto sulla eMobility.

Se si vuole diventare a impatto zero entro meno di trent’anni, in parole povere, secondo BNEF si dovrà investire di più e mettere in campo politiche più incisive a sostegno della lotta al cambiamento climatico. Si parla di sostenere la ricerca nel campo del riciclo delle batterie, di redigere nuove norme per regolamentare il settore dei mezzi pesanti, di incentivare spostamenti green a piedi o in bicicletta.

Cosa accade da qui al 2040

Nel suo studio BNEF analizza nel dettaglio ogni aspetto del settore dei trasporti da qui al 2040. E per la prima volta, con l’edizione 2021, esamina tutte le azioni che sarebbe necessario mettere in campo per avviare condotte virtuose che portino il mondo alla carbon neutrality entro la metà del secolo.

Proprio questo nuovo approccio ha permesso a BNEF di arrivare alla conclusione che se non fossero messe in campo ulteriori iniziative a sostegno delle auto a zero emissioni, queste passerebbero dal 4% del mercato fatto registrare nel 2020 al 70% del 2040. Cina, Stati Uniti ed Europa sarebbero vicine al 100%, ma i mercati emergenti abbasserebbero la media fino al valore indicato. E lo stesso succederebbe per i furgoni, dall’1% odierno al 60% tra 20 anni, e per i mezzi pesanti, da circa lo 0% al 30%.

Phoenix Contact CHARX (CCS Combo 2) carica rapida ingresso e spina
  2020 2040
% auto elettriche  4% 70%
% veicoli commerciali 1% 60%
% mezzi pesanti 0% 30%

Bisogna accelerare

Colin McKerracher, a capo del team di ricerca, ha spiegato come “la crescita della mobilità elettrica fino ad oggi sia da vedere come una storia di grande successo. Ma per quanto il futuro dei mezzi a zero emissioni sia luminoso, al mondo ci sono ancora oltre 1,2 miliardi di auto a combustione in circolazione e il ricambio avviane lentamente. Raggiungere la neutralità climatica entro la metà del secolo richiederà interventi da parte di governi e istituzioni. Soprattutto nel settore di camion e altri veicoli commerciali, dove la transizione è appena iniziata”.

BNEF, nel suo Electric Vehicle Outlook 2021, dimostra come per arrivare a uno scenario a zero emissioni nel 2050 le auto elettriche vendute nel 2030 debbano essere il 60% del totale. Ma stando alle previsioni attuali, alla fine del decennio saranno intorno al 34%. Non molte di più. Si crede che nel 2030 le BEV vendute nel mondo saranno 32 milioni, ma si dovrà portare quella cifra a 55 milioni.

Fabbrica auto

Il ruolo della politica

McKerracher aggiunge: “Considerando la vita media di un’auto, il 2030 è a circa 2 cicli di aggiornamento della gamma. Questo significa che il tempo per rinnovare l’offerta non è molto e che le Case hanno bisogno di un indirizzo politico chiaro e netto per investire nella giusta direzione e accelerare sulla transizione”.

Se questo accade in Europa, come in Cina o negli USA, non succede in molte altre aree in cui le norme sulle emissioni di CO2 non sono ancora state inasprite. Questo, insieme alla crescita di un’infrastruttura di ricarica capillare, renderà più rapido il passaggio all’elettrico.

Il trasporto pesante

Se sulle auto qualcosa di significativo sta comunque accadendo, nel campo dei veicoli commerciali e dei mezzi pesanti la transizione energetica è molto più indietro. I motivi sono molti, riguardano la vita media dei mezzi, le caratteristiche intrinseche, le percorrenze giornaliere.

Mercedes e Volvo: una joint-venture per il camion a idrogeno

Nikolas Soulopoulos, responsabile proprio del settore del trasporto commerciale di BNEF, non ha comunque dubbi: “I politici devono prendere decisioni urgenti su camion e furgoni, che sulla transizione energetica sono molto indietro”. Tre le misure chiave proposte.

  • promulgare leggi più severe sulle emissioni
  • promuovere la decarbonizzazione delle flotte
  • imporre il trasporto su veicoli di dimensioni più contenute e quindi più facilmente elettrificabili

Segnali incoraggianti, invece, arrivano da altri due settori della mobilità: quello dei mezzi a due o tre ruote e quello degli autobus, che sono sulla strada giusta per arrivare al 2050 senza più avere un saldo negativo di CO2.

L’impatto dell’auto elettrica

Considerando l’evoluzione attuale (tralasciando quindi la possibilità che i governi prendano ulteriori provvedimenti) e guardando agli scenari futuri da una prospettiva più ampia, BNEF ha provato a calcolare quanto varrà l’industria dell’auto elettrica. Da oggi fino al 2030 genererà un fatturato di 7 mila miliardi di dollari, che poi salirà ancora per arrivare al 2050 a quota 46 mila miliardi di dollari.

Affinché ciò avvenga, oltre agli interventi pubblici, si dovrà lavorare sulla creazione di una rete di ricarica diffusa a livello globale. Nel 2040 si dovrebbero avere oltre 309 milioni di punti di ricarica, di cui 270 milioni domestici e 24 milioni pubblici. A questi si dovrebbero aggiungere quasi 12 milioni di punti di ricarica presso aziende e posti di lavoro e quasi 4 milioni di colonnine per autobus e camion. Per installarli sarebbe necessario un investimento di oltre 589 miliardi di dollari spalmati su 20 anni. Non deve spaventare, visto che nel solo 2020 sono stati investiti 300 miliardi di dollari per le rinnovabili.

Colonnine, la situazione in Italia

Più elettricità e più batterie

Di fronte a un numero così grande di auto elettriche in circolazione, i consumi energetici sono destinati a salire. Si calcola che la domanda globale nel 2040 sarà del 9% superiore a quella odierna. Ma l’aumento sarà fortunatamente soddisfatto dall’aumento di produzione di energia da fonti pulite.

Altro nodo da sciogliere riguarda le batterie agli ioni di litio. Nel 2021 il mercato ha richiesto accumulatori per un totale di 269 GWh. Nel 2030 si arriverà a 2,6 terawattora e, nel 2035, a 4,5 TWh. I progressi sui materiali e l’arrivo di nuove tecnologie, oltre alle azioni di recupero di materie prime da batterie esauste permetterà comunque di far fronte alle richieste.

Non basta

Tutti i numeri sopra elencati, come detto, non indicano quello che dovrà succedere affinché il mondo dei trasporti arrivi alla neutralità climatica. Si limita a prevedere come evolveranno le cose. Affinché il saldo di CO2 arrivi a zero, si dovrebbe fare molto di più.

Emissioni CO2 auto e test di omologazione

Gli investimenti per l’infrastruttura dovrebbero arrivare a 939 miliardi, tali da permettere di avere nel 2040 non 309 milioni di punti di ricarica, ma 504 milioni. I consumi di elettricità aumenterebbero non del 9%, ma del 14% entro il 2040 e del 25% entro il 2050. La produzione di batterie dovrebbe presto arrivare ad essere realizzata con il 100% di materiali riciclati. Così, nel 2050, il settore dei trasporti potrebbe essere effettivamente carbon neutral, e toccare un valore che da qui al 2050 potrebbe essere di 80 mila miliardi di dollari.

Il tempo stringe

Arrivando alle conclusioni, BloombergNEF spiega come il tempo per dare una direzione precisa al mondo dei trasporti e proiettarlo verso una neutralità climatica raggiunta entro metà secolo sta scadendo.

L’intero comparto, che sta vivendo una fase di profonda trasformazione, crescerà in modo consistente nei prossimi decenni, ma non arriverà nel 2050 a non avere più alcun impatto sull’ambiente. Affinché questo avvenga, le misure da prendere sono molte: norme più severe, investimenti, agevolazioni fiscali, riorganizzazione dei mezzi di trasporto e così via. Ricordando che prima si passa a un sistema di trasporto più green e prima si avranno benefici su qualità dell’aria e salute pubblica, due voci di spesa non indifferenti che potrebbero liberare ingenti risorse.