Ricariche pubbliche da un lato e ricariche private dall’altro. Entrambe avranno un ruolo fondamentale per soddisfare la domanda di energia che arriverà dai 5 o 6 milioni di veicoli elettrici previsti in strada in Italia entro il 2030.

E di questi due grandi settori si è parlato oggi durante il webinar organizzato da Motus-E, l’associazione di riferimento per la mobilità elettrica nel nostro Paese, e moderato dal suo segretario generale, Francesco Naso. Ma andiamo con ordine e ripercorriamo cosa si è detto.

Lato pubblico

Una delle prime questioni affrontate riguarda l’interoperabilità delle strutture di ricarica pubblica. Cosa fare per aiutare gli automobilisti a rifornirsi indipendentemente dal marchio riportato sulla colonnina?

Marco Garbero, direttore generale di Axpo in Italia, spiega cosa ha fatto la sua azienda a Roma, dove ha appena installato 48 punti di ricarica: “Noi abbiamo applicato due soluzioni, entrambe già presenti sul mercato. Una è partecipare alle piattaforme di roaming, per cui l’utente usa l’app o la scheda del suo mobility provider e riesce a ricaricare alla nostra colonnina”.

Le colonnine per la ricarica delle auto elettriche di Axpo a Roma

L’altra è l’utilizzo del “QR code, con cui la ricarica diventa accessibile attraverso lo smartphone”. Sono due soluzioni che “tecnologicamente funzionano”, ma che dipendono da una dinamica commerciale, perché ancora non esiste un obbligo legale per l’interoperabilità. Tutto è lasciato in mano agli operatori, in attesa di nuove regole.

Basta burocrazia

Axpo, però, ha dovuto aspettare tre anni prima di ottenere tutte le autorizzazioni per le sue colonnine. Anche di problemi burocratici si è discusso dunque durante il webinar e, questa volta, a raccontare la propria esperienza è stato Massimo Trioni, responsabile di A2A.

“Quello delle autorizzazioni comunali – dichiara – è il tema più critico, perché tutti i Municipi sono organizzati per compiere solo gli interventi standard, ad esempio quelli sugli edifici, ma non sugli scavi per i servizi”. Tra lungaggini e impreparazione, la parola d’ordine deve essere quindi “semplificare”.

“Una prima conquista – continua Trioni – è stata far cadere la necessità della Scia (segnalazione certificata di inizio attività, ndr), grazie al decreto Semplificazioni. Ma rimangono degli ostacoli”. Per esempio sui procedimenti di autorizzazione all’installazione delle colonnine e di allaccio alla rete, per cui tutti gli operatori invocano un’unificazione normativa, di recente arrivata solo in parte. Ma resta ancora molto da fare.

Serve uniformità

Le differenze tra le città, quindi, ci sono. E non è solo una questione legale, soprattutto quando si fa il confronto fra grandi e piccoli centri: “Io direi che, a volte, c’è una mancanza di consapevolezza – spiega Daniele Del Pesce, Head of business development di Acea –. Con il Comune di Roma, per esempio, abbiamo un ottimo rapporto, ma alcuni Municipi medio-piccoli non sono strutturati, perché non hanno nominato persone per trattare questa materia all’interno degli assessorati”.

Roma blocco traffico

E questo succede sia mentre “il Paese chiede infrastrutture di ricarica”, sia mentre i player che hanno investito nel settore “prevedono dei ritorni economici e un timing di installazione ben preciso. Ciò implica che deve esserci una common understanding tra operatori e Municipi per traguardare gli obiettivi”. La richiesta è perciò di andare incontro alle esigenze di tutti: cittadini e operatori.

Il fronte privato

Mentre questo è ciò che si vede “in strada”, la ricarica dovrà svilupparsi anche nei garage delle abitazioni. A cominciare dai condomini. Ma le sfide non mancano neanche qui. Le racconta Eugenio Casotti, eMobility Project Leader di Edison: “Ci sono alcune complessità tecniche, una molteplicità di soggetti con cui interagire e un elemento temporale: se il privato decide di passare all’auto elettrica, non è detto che tutti gli altri condomini siano interessati a installare l’infrastruttura di ricarica”. Il discorso vale soprattutto quando c’è da “mettersi d’accordo sulle spese”.

C’è poi da considerare anche “l’impossibilità di prevedere una soluzione standardizzata per tutti gli edifici, perché abbiamo a che fare con strutture diverse, sia per anno di costruzione che dotazioni impiantistiche e configurazione logistica”.

Le prospettive

Qualcosa cambierà con la norma europea che obbliga a predisporre le infrastrutture di ricarica negli edifici, ma attualmente “rimane il tema dell’autorizzazione all’installazione nei condomini – denuncia Massimo Minighini, Responsabile Business&Product Development per Neogy – che in base alle norme vigenti deve essere data dall’assemblea condominiale, perché le linee che vengono portate dal quadro al vano garage occupano alcuni spazi comuni”.

Colonnina auto elettrica in condominio

Le cose si fanno più complicate se la riunione condominiale è molto in là nel tempo rispetto alla decisione del privato di passare all’elettrico. Ma “per fortuna – aggiunge Minighini – gli amministratori di condominio stanno capendo la problematica e si stanno prendendo la responsabilità di autorizzare la pratica, seppur subordinata alla conferma della successiva assemblea”. È evidente però che si tratta di soluzioni non strutturate e che rendono complicata la vita di chi non ha un box privato.

L’importanza delle flotte

Un ruolo fondamentale nell’elettrificazione spetta anche alle flotte aziendali. “Oggi – spiega Diego Trabucchi - Business Development Manager Italia per Neogy – succede che i fleet manager vedono le opportunità di ridurre la CO2 del loro parco auto, ma si chiedono come ricaricare”.

La prima risposta da dare loro è la più semplice: “Installare le infrastrutture per fare rifornimento di notte o durante l’orario di lavoro”. In questo senso, “avere un dispositivo intelligente, che misura l’energia e gestisce gli accessi, dà al fleet manager la possibilità di definirei chi accede, con che modalità e se pagare”.

Altra grande soluzione è la ricarica domestica, che si realizza quando, per esempio, “il driver va a casa”. Qual è il problema? Quello dei costi, che gravano sulla bolletta del privato. Per risolvere bastano i “sistemi di rimborso automatico”. Ma, superata anche questa, le sfide che la ricarica dovrà affrontare da qui al 2030 sono ancora tante. E la politica dovrà fare la sua parte.