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Auto elettrica e rischio incendi delle batterie: facciamo chiarezza

Gli accumulatori vanno in fiamme raramente, però, quando succede, le fiamme sono più difficili da spegnere: ecco cosa sapere

Incendio batterie auto elettrica
Foto di: Shutterstock

A intervalli regolari si parla del rischio di incendio legato alle auto elettriche. Video sui social e articoli sui giornali si soffermano spesso sul fatto che, una volta che una vettura a batteria prende fuoco, non la si spegne più o la si spegne con estrema difficoltà. Da qui nasce una paura che non è del tutto fondata. 

Perché le auto elettriche non prendono fuoco più facilmente delle auto termiche. Anzi, lo fanno più di rado. Però, una volta che le fiamme si propagano, è difficile domarle. Inoltre, essendo un fenomeno relativamente recente, ci sono ancora procedure da definire e metodi da mettere a punto. Proviamo quindi a fare un po' di chiarezza.

Una procedura in via di definizione

Tralasciando i singoli episodi, la domanda è: quando un'auto elettrica prende fuoco, cosa si deve fare? Il problema è che se non si interviene nelle primissime fasi, poi è molto difficile estinguere le fiamme: la batteria è altamente infiammabile e, divampato l’incendio, è quasi impossibile fermarlo.

 

In questi anni sono stati studiati – e vengono studiati tuttora – diversi metodi e numerosi prodotti per risolvere la questione. Vigili del Fuoco e addetti ai lavori sono alla costante ricerca di un modo efficace per contrastare il fenomeno.

Ma iniziamo da un dato che forse non tutti conoscono: le auto elettriche prendono fuoco molto più di rado rispetto alle auto ad alimentazione tradizionale. Vediamo un po' di numeri.

Perché le auto prendono fuoco

Secondo uno studio del sito americano Auto Insurance EZ, realizzato analizzando i dati raccolti dal Bureau of Transportation Statistics e dal National Transportation Safety Board tra il 2010 e il 2022, le vetture elettriche che hanno preso fuoco dopo un incidente o per qualsiasi altra causa sono state solo 25,1 ogni 100.000. Tradotto: lo 0,025%. Per le auto a benzina il numero è salito invece a 1.529,9 ogni 100.000, cioè, l'1,53%. Un numero oltre 100 volte più grande.

3. Chevrolet Bolt EV

Una Chevrolet Bolt: auto elettrica sottoposta a richiamo per un problema alla batteria

La differenza sta nella causa scatenante. Solo il 5% degli incendi deriva da una collisione. E nelle auto termiche meno del 2% scaturisce da problemi legati al serbatoio o all'impianto del carburante. La maggior parte delle volte le fiamme sprigionano da un guasto al motore o alla trasmissione. Ma le auto elettriche non hanno né motore (inteso come motore a scoppio), né trasmissione (intesa come cambio dotato di marce).

Come detto, però, è vero che quando le auto elettriche prendono fuoco, è più difficile spegnerle. I motivi sono diversi. 

L'isolamento della batteria

Per capire come si propagano le fiamme in auto elettrica e perché è difficile domarle, si deve prima capire come è fatta la batteria. È composta da una serie di celle – decine, se non centinaia – che sono piazzate una a fianco all’altra all’interno di un alloggiamento a tenuta stagna e resistente al fuoco. Quando una di queste celle si rompe a causa di un urto o di un malfunzionamento elettrico, si surriscalda e, generalmente, esplode.

Renault 5, la batteria

La batteria di un'auto elettrica

Il problema è che nello scoppio si produce una grande quantità di gas e di calore: in pochi decimi di secondo si superano i 600 gradi centigradi. In certi casi si arriva anche a 1.000 gradi. In realtà, però, basta superare la soglia critica dei 130-150 gradi affinché i primi componenti di una cella inizino a sciogliersi.

C'è poi un'altra questione: una volta che la combustione è iniziata, questa non ha necessità di ossigeno proveniente dall’esterno per alimentarsi. Perché gli elementi che compongono le celle, bruciando, rilasciano gas che alimentano essi stessi le fiamme. Ed è proprio questo che rende complicato fermare l’incendio.

Quindi le celle da cui partono le fiamme continuano a bruciare, propagando il fuoco alle celle vicine, fino al collasso della batteria prima e dell’intero veicolo poi.

 

Schiume e acqua per abbassare la temperatura

I Vigili del Fuoco hanno studiato vari metodi per spegnere un’auto elettrica che brucia. La cosa fondamentale per domare le fiamme è riuscire ad abbassare la temperatura della batteria fino a fermare la reazione di combustione delle celle. Ci sono vari strumenti per farlo, tutti più o meno efficaci.

In alcuni casi, per esempio, vengono adottate le schiume antincendio. Queste, negli incendi “tradizionali”, servono per creare una sorta di coperta che soffoca le fiamme togliendo ossigeno, ma sulle auto elettriche possono essere poco efficaci per due motivi: primo perché, come detto, gli elementi chimici all’interno delle celle bruciano anche senza ossigeno proveniente dall’estero; secondo perché è difficile raggiungere il cuore dell’incendio – soprattutto nelle fasi iniziali – trovandosi questo all’interno della batteria, che è chiusa ermeticamente e impermeabile.

Però, con le schiume, si riesce generalmente ad abbassare la temperatura e può contribuire quindi alla causa. Per lo stesso motivo, si usano anche i cosiddetti “piercing nozzle”. Sono dispositivi dotati di ugelli che possono essere piazzati sotto il veicolo e, una volta in posizione, spruzzano acqua direttamente sul fondo dell’auto. Anche in questo caso, raffreddano la batteria rallentando la propagazione delle fiamme e, se si è fortunati, fermano l’incendio. Richiedono un’enorme quantità di acqua, ma possono essere d’aiuto.

Un piercing nozzle della Rosenbauer, azienda specializzata in dispositivi antincendio

Cosa non fare

Se sulle cose da fare si sta ancora lavorando, su quello che è meglio evitare non ci sono dubbi. Secondo quanto riportato dalla National Fire Protaction Association americana, in caso di incendio di una batteria, è meglio non usare né estintori a polvere né coperte antincendio. Entrambi tolgono ossigeno alla combustione - ma non serve nel caso di una batteria - e non abbassano di molto la temperatura. Perciò sono inutili.

Le coperte antincendio, al massimo, possono servire a circoscrivere le fiamme e a proteggere l’ambiente circostante. C’è però da prestare attenzione a una cosa: la combustione di una batteria genera gas nocivi come il fluoruro di idrogeno. Potrebbero restare intrappolati sotto la coperta e potrebbero sprigionarsi in alte concentrazioni (in certi casi addirittura esplodendo) al momento della rimozione della coperta stessa, con pericolo per i Vigili del Fuoco e i soccorritori.

La NFPA, inoltre, sconsiglia l’uso di ugelli perforanti che sono in grado di forare l’alloggiamento esterno della batteria e di spruzzare acqua direttamente all’interno. Raffreddano efficacemente le celle e possono contenere le fiamme, ma inserendosi in un ambiente ad alta tensione, possono trasmettere agli operatori forti scariche elettriche.

Nel caso si decidesse di adottare questo metodo, meglio preferire ugelli perforanti che possono essere azionati a distanza. Ma si deve prestare molta attenzione nel rimuoverli, perché anche se la batteria sembra spenta, il rischio di folgorazione resta alto. I produttori di auto elettriche, non per niente, mettono in guardia contro ogni tentativo di accesso all’interno dell'alloggiamento di una batteria.

Meglio aspettare... aspettando uno standard

Alla fine, la verità è che non esiste ancora una soluzione completamente efficace per contrastare l’incendio di un’auto elettrica. Con i metodi sopra illustrati, se si interviene tempestivamente, si riesce a fermare le fiamme limitando i danni. 

Se invece si arriva sul posto con un po’ di ritardo, la cosa migliore da fare è quella di mettere in sicurezza l’ambiente circostante e attendere che la batteria esaurisca la combustione. Questo può avvenire anche senza che l’alloggiamento delle celle faccia propagare le fiamme all’esterno, consentendo almeno di salvare l’auto.

Ci sono alcune Case che sui modelli più recenti hanno progettato le batterie proprio per consentire ai Vigili del Fuoco di raggiungere l’interno per raffreddare efficacemente le celle. Hanno creato degli "accessi" che permettono di inondare l'alloggiamento. Da questo punto di vista, anche l'Unione europea sta lavorando a procedure e standard che aiutino i soccorritori. Per il momento, però, non è ancora stato definito nulla di concreto.