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Perché le auto elettriche cinesi conquisteranno l'Europa

Tecnologiche, affidabili ed economiche, le vetture made in China cresceranno, anche se non tutte ce la faranno (e l'Europa può rispondere)

La BYD Dolphin Surf

Foto di: BYD

Francesco Barontini Francesco Barontini

Di: Francesco Barontini

19 giu 2025 alle 07:00

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Per ora risultano esotici e poco conosciuti. In futuro, però, i marchi di auto cinesi saranno noti come Toyota o Hyundai. È opinione di molti analisti che basano le previsioni sui dati di crescita dei costruttori provenienti dal Paese del Dragone, che stanno cavalcando la transizione ecologica - ma non solo - per affermarsi in Europa e, più in generale, fuori dai loro confini.

“I marchi cinesi stanno facendo enormi progressi sui mercati del Vecchio Continente”, ha spiegato  alla BBC David Bailey, professore di economia e commercio alla Birmingham Business School. Alle sue parole danno spessore i numeri. Il 10% delle vendite globali di auto elettriche e ibride fuori dalla Cina è stato appannaggio di brand cinesi. Questo afferma un report della società di analisi Rho Motion, che prevede che questa percentuale sia destinata a crescere. Quindi cosa dobbiamo aspettarci?

La Cina è inesorabilmente in vantaggio

Guardando la questione dal punto di vista degli automobilisti, cioè dal punto di vista di chi un’auto la deve comprare. In questo senso l’arrivo dei brand cinesi in Europa rappresenta un vantaggio. Aumenta la scelta, ci sono auto a prezzi contenuti e si sfruttano i vantaggi derivanti da una crescente concorrenza.

BYD Dolphin Surf

BYD Dolphin Surf: una delle poche elettriche da meno di 20.000 euro

Foto di: BYD

Basti citare BYD, che con la Dolphin Surf (auto che in Cina, con un altro nome, sta facendo numeri enormi), ha messo in commercio un’elettrica compatta dal costo di partenza inferiore ai 20.000 euro. Solo auto come la Dacia Spring (guarda caso su base “cinese”) o la Leapmotor T03 (cinese al 100%) possono fare altrettanto.

“La Cina ha un enorme vantaggio in termini di costi grazie alle economie di scala e alla tecnologia legata alle batterie - prosegue Bailey -. I produttori europei sono rimasti molto indietro e se non si svegliano in fretta per recuperare il tempo perso potrebbero essere surclassati definitivamente, almeno su certi tipi di prodotti”.

la piattaforma CIIC di CATL

la piattaforma CIIC di CATL, il più grande costruttore di batterie al mondo

Foto di: CATL

Una strategia che arriva da lontano

L’industria cinese ha beneficiato della strategia definita dal governo locale, che nel 2015 ha dato via al piano “Made in China 2025” con il quale ha dato il via a una profonda trasformazione industriale per rendere il Paese leader in molti comparti strategici come la mobilità elettrica e l’hi-tech. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Le auto cinesi non sono più arretrate e low-cost. Sono diventate, in molti casi, moderne, affidabili, efficienti e tecnologiche.

Dan Caesar, amministratore delegato di Electric Vehicles UK, ente che supporta l’industria della mobilità elettrica britannica, è molto chiaro: “I cinesi hanno imparato in tempi rapidissimi a produrre automobili e lo standard generale è davvero molto, molto elevato”.

Il passaggio all’elettrico ha aiutato molto. Perché la Cina ha scommesso sull’elettrico prima dell’Occidente e, come detto, ha in mano il pallino del gioco in campi strategici come le batterie e i magneti per la produzione di motori (si veda, al riguardo, la temuta crisi delle terre rare che sembra imminente). Siamo spacciati? Sì e no.

Il motore elettrico Mahle senza magneti

Il motore elettrico Mahle senza magneti

Anche la Cina ha i suoi problemi

Partiamo da un dato certo: gli equilibri stanno cambiando e i marchi cinesi conquisteranno una quota di mercato maggiore dell’attuale. È successo con i brand giapponesi 40 anni fa e con quelli coreani 20 anni fa. Da essere marchi esotici sono diventati realtà solide. Alcuni, almeno, ci sono riusciti. Altri - e succederà anche per i costruttori cinesi - si sono persi per strada. In questo momento la competizione è serratissima. E qui si viene a un altro dato certo: non tutti i cinesi ce la faranno. Anche su questo gli analisti concordano.

I motivi sono diversi. Prima di tutto, c’è da considerare che per restare all’avanguardia in un momento di grande trasformazione come questo, sono necessari ingenti investimenti e non tutti i gruppi hanno la solidità finanziaria per sostenerli. Qualcuno, prima o poi, non riuscirà a tenere il passo. Addirittura, secondo alcuni analisti, anche gruppi come NIO o Xpeng dovranno creare alleanze per non essere spazzati via.

Nio Firefly EV - foto ufficiali (2)

NIO sta lavorando su auto elettriche economiche con il brand Firefly

Foto di: Nio

C’è poi la guerra dei prezzi. In Cina Case come BYD hanno iniziato ad apportare ingenti tagli ai listini per tenere alte le vendite. Anche in questo caso, se sul breve periodo si svuotano i piazzali, sul lungo periodo si rischia di avere margini talmente risicati da mettere in crisi i conti. Chi è più solido riesce a sostenere questa politica, mentre chi già ha poca liquidità rischierà di perdere competitività e di vendere sempre meno, innescando un circolo vizioso dal quale sarà difficile uscire.

Perciò anche all’ombra della Grande Muraglia le sfide non mancano e non tutti le supereranno. L’Europa può provare a sfruttare questa situazione a proprio vantaggio, creando alleanze e colmando lacune. Ma una cosa è certa: con i costruttori cinesi dobbiamo imparare a convivere. Anche perché, pure se comprate un’auto tedesca, italiana o francese, siate consapevoli che di componenti cinesi ne è piena. Che poi, a pensarci bene, è un po’ quello che succede da più tempo per computer, televisioni o smartphone.

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Fotogallery: BYD Dolphin Surf (2025)

BYD Dolphin Surf

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Fonte: BYD

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