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Toyota: per raggiungere la neutralità carbonica l'elettrico non basta

La Casa giapponese continua a credere in una strategia multialimentazione: ma la voglia di vendere più BEV è alta

Una carrellata di prototipi elettrici di Toyota

Toyota lo ha sempre detto e continua a dirlo. Per raggiungere la neutralità carbonica l’unica strada percorribile è quella in cui si utilizzano tante tecnologie diverse. L’elettrico, da solo, non è sufficiente. Meglio sfruttare anche l’ibrido, l’idrogeno e persino il termico. Quest’ultimo, puntando su una nuova generazione di propulsori più efficienti ed ecosostenibili e su carburanti inediti.

Il fatto è che in Europa le istituzioni hanno imposto l’elettrico come unica (o quasi) soluzione per combattere le emissioni di CO2 del settore dei trasporti, ma a livello globale la situazione è molto più complessa. E Toyota, che è ancora di gran lunga il primo produttore al mondo di automobili, non può non tenere conto di quello che accade su altri mercati. Quindi, cosa dobbiamo aspettarci?

Lunga vita all’endotermico

Akio Toyoda, presidente del gruppo nipponico, sostiene da anni la necessità di diversificare le tecnologie propulsive ed è stato ampiamente criticato per le sue posizioni, ma l’approccio generale di Toyota non cambia.

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Foto di: Toyota

In un intervento al recente congresso di Automotive News Europe, Andrea Carlucci, vicepresidente Strategia di Prodotto e Marketing di Toyota Europa ha ribadito il concetto: “Non dobbiamo escludere niente. Esploreremo tecnologie nuove, come l’idrogeno liquido. Ci sono alcuni clienti che non vogliono rinunciare al sound e l’adrenalina di un motore a combustione interna”.

Sì all’elettrico, ma solo dove lo vogliono

Per ora, l’ibrido sembra la soluzione migliore. Toyota, che è sinonimo di ibrido da sempre, ha un mix di vendita in cui questo tipo di propulsione conta per l’80%. Ma con l’arrivo della Aigo X ibrida, questa percentuale salirà a circa il 90%. In effetti, l’ibrido, al momento, è lo schema propulsivo più diffuso in Europa.

Ciò non significa che non si guardi ad altro. “Vogliamo consolidare anche le vendite di auto elettriche pure in Europa - ha detto Carlucci - ma la situazione è complessa: ci sono mercati come l’Italia o la Spagna dove l’elettrico vende poco, mentre altri, in nord Europa, dove i numeri sono più alti. È nostro dovere soddisfare la domanda dei clienti in ogni singolo mercato, ma non promuoveremmo auto a zero emissioni dove non c’è domanda”.

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Foto di: Toyota

Bisogna crescere nelle vendite di auto elettriche pure anche per un altro motivo: le sanzioni sulle emissioni imposte dal’Unione Europea. Toyota, per evitarle, si è alleata con Tesla. La Casa guidata da Elon Musk, che solo auto elettriche produce, ha un credito nel campo delle emissioni che vende ad altri brand, che così abbassano le loro medie di CO2 ed evitano le salatissime multe dell’UE. Il giochino funziona, ma non può durare a lungo.

La Cina corre veloce

Nella corsa verso la. Mobilità del futuro, le sfide da superare sono tante. E l’arrivo delle Case cinesi complica ulteriormente le cose. La loro velocità nel progettare un nuovo modello e immetterlo sul mercato è impressionante. Hanno ritmi di innovazione che i costruttori tradizionali faticano a reggere e questo può creare un gap.

“Dobbiamo essere sicuri che con le prossime generazioni di auto saremo competitivi e riusciremo a soddisfare le necessità di automobilisti nuovi, che hanno esigenze diverse da quelle dei nostri clienti attuali”, ha spiegato ancora Carlucci. Si punterà su tecnologia, servizi digitali e, nel caso di Toyota, anche su tanti tipi diversi di powertrain.

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