La Commissione indica un obiettivo molto ambizioso per EV e plug-in (oggi sono 1,4 mln) e si appresta a svelare un nuovo piano trasporti

L’Europa vuole abbattere le emissioni di CO2 e lo farà anche dando forte sostegno alla mobilità a zero emissioni. La Commissione europea, in questo senso, ha fatto filtrare l'intenzione di voler arrivare ad avere 30 milioni di auto elettriche e plug-in sulle strade dei Paesi comunitari entro il 2030.

Si tratta di un numero decisamente ambizioso, visto che ad oggi non si va oltre 1,4 milioni di veicoli, ma l'obiettivo è stato fissato e la decisione è stata presa. Manca solo la roadmap per raggiungerlo e secondo indiscrezioni potrebbe essere resa nota già nei prossimi giorni.

Non solo auto

Il documento in questione, di cui Bloomberg è riuscito a prendere visione di alcuni stralci, affronterebbe la questione più ampia dei trasporti e stabilirebbe obiettivi anche in altri campi.

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Ad esempio, auspica che il trasporto su treni ad alta velocità raddoppi entro il 2030 e che tutti i viaggi su tratte con lunghezza inferiore ai 300 km diventino a zero emissioni. La Commissione spinge inoltre per un'ulteriore poderosa stretta sulle emissioni del trasporto aereo o via nave.

Obiettivo 2050

Nel documento atteso a strettissimo giro la Commissione dovrebbe aver posto obiettivi anche più di lungo termine, che avranno un orizzonte temporale di trent’anni. Da qui al 2050, restando in tema di treni, si dovrà riuscire a triplicare il traffico ad alta velocità di passeggeri e allo stesso tempo raddoppiare quello delle merci.

Riguardo a questi aspetti dovrebbero essere pubblicati nei prossimi mesi altri documenti in grado di fornire un perimetro di azione più operativo.

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Ridurre ancora le CO2

L’argomento però è dibattuto: non ci sarebbero infatti pareri unanimi né su come proseguire sulla strada del Green Deal né sui tempi certi del passaggio ad un sistema di trasporti meno inquinante.

Ad oggi, infatti, l’Europa emette il 40% di CO2 in meno rispetto a quanto facesse nel 1990. Ma la Commissione spinge affinché la riduzione arrivi almeno al 55% entro il 2030. Questo richiederà grossi sforzi a livello di investimenti, infrastruttura e produzione dell'energia e non tutti i Paesi si dicono pronti a compiere certi sacrifici.